il progetto di urban farming di Tom Dixon per Ikea

Ikea per un futuro migliore

Con Tom Dixon, designer inglese di fama internazionale, Ikea ha avviato proprio quest’anno una collaborazione che ha restituito un elemento d’arredo piuttosto insolito per chi è abituato a muoversi tra librerie modulari e cucine componibili. Con le altre soluzioni sul catalogo, il curioso letto d’autore, disegnato “come fosse una piattaforma vivente”, condivide il nome impronunciabile (Delaktig). Tra qualche mese, però, prenderà forma il progetto che più ambizioso di questo sodalizio, ancora una volta orientato a suggerire alternative sostenibili per un futuro migliore. Diverse sono le iniziative promosse da Ikea in tal senso: nel 2015 l’azienda svedese ha fondato il laboratorio di ricerca Space10 per sviluppare nuovi prodotti in linea con le emergenze più pressanti per la sopravvivenza del pianeta. E al settore alimentare ha dedicato uno specifico gruppo di ricerca impegnato a concepire possibili modelli alimentari e soluzioni che ottimizzano produzione e consumo di cibo. Come la Growroom progettata da due giovani architetti russi nel 2017, proprio nell’ambito dei lavori dello Space10: una struttura in compensato di dimensioni ridotte (e quindi adattabile a spazi interni) che fa le funzioni di un orto verticale, con ripiani sovrapposti che garantiscono illuminazione costante e distribuzione dell’acqua.

 

L’urban farming secondo Tom Dixon

Proprio sulle potenzialità dell’urban farming insiste l’installazione messa a punto da Dixon con il sostegno di Ikea in vista del prossimo Chelsea Flower Show in programma per maggio 2019. Dopo la presentazione ufficiale, il modello darà impulso (entro il 2021) alla commercializzazione di prodotti per la coltivazione in interno, per fare della casa di ciascuno di noi “le fattorie del futuro”, specificano i diretti interessati con approccio fin troppo visionario al tema. Il giardino “che salverà il mondo” (sempre da storytelling della casa) permetterà alle piante di crescere in interno sfruttando l’idroponica, e si articolerà su due livelli sovrapposti: sotto il laboratorio per la coltivazione di ortaggi e piante medicinali, sopra un suggestivo e rigoglioso giardino concepito come oasi verde dove rilassarsi pur nel bel mezzo di aree urbane densamente popolate. Unendo così, nelle intenzioni di Tom Dixon, funzionalità ed estetica al servizio del benessere di chi potrà vivere il giardino e nutrirsi di prodotti coltivati in un contesto protetto. L’obiettivo? “Dimostrare che chiunque potrebbe fare la differenza, e trasmettere non solo la bellezza ma anche l’importanza funzionale dell’orticoltura mettendo in pratica conoscenze tradizionali e sistemi innovativi”, ribadisce il designer britannico. Specie nelle grandi città. Gli fa eco il direttore creativo di Ikea Range and Supply, James Fucther: “Il cibo è la chiave per l’umanità e il design può supportare soluzioni migliori. Perché alla fine della giornata, abbiamo bisogno che le persone si sentano ispirate a coltivare e raccogliere il loro cibo all’interno delle case e delle comunità”.

E che il mondo sia ormai pronto ad andare in questa direzione, per ottimizzare risorse sempre più scarse e incentivare lo sviluppo di una filiera consapevole, lo dimostra l’adattabilità del modello a contesti urbani anche molto diversi tra loro: dal boom dell’agricoltura fai da te a New York alla promozione di una rete di orti urbani coltivati in idroponica sui tetti di Tel Aviv, all’esempio di Milano, che in Italia si candida a diventare modello da imitare per le nuove forme di urbanistica sostenibile perfezionate negli ultimi anni.

 

a cura di Livia Montagnoli

Torrone Basano Coraglia

Il magico mondo dei torroni. Morbidi e friabili, croccanti, “baci”, pantorroni e giuggiulene, torroni veneti, siciliani, sardi. I nostri consigli per gli acquisti in ordine di longitudine.

Basano Coraglia

L’azienda è piccola e giovane, nata tre anni fa sull’onda dell’entusiasmo nel fare il gusto al torrone per la propria gelateria, l’attività precedente. “Siamo rimasti folgorati” racconta Graziella Coraglia, insieme al marito Gianluigi Basano, e con la collaborazione della sorella Carla, titolare di questa nuova azienda tra Langhe e Roero. Un torrone artigianale fatto secondo la tradizione piemontese e la lezione del maestro Canelin di Visone, al quale si sono ispirati. Soprattutto il friabile alle nocciole, il fiore all’occhiello, con la trilobata Piemonte Igp (il 50%) tostata in casa, dove le note aromatiche della frutta secca si fondono a un bouquet di mieli (acacia, castagno e millefiori), albume, zucchero e vaniglia naturale Bourbon, senza sciroppo di glucosio e gelatine alimentari. Molto buoni anche il friabile alle mandorle di Avola e pistacchi di Bronte, con miele di acacia e di zagara siciliani e olio essenziale d’arancia, il torrone morbido con fichi e noci profumato alla cannella e i maltagliati alla nocciola.

Basano Coraglia – San Damiano d’Asti (AT) – via Asti, 16a – 0141971084 – torronebasanocoraglia.it

 

Canelin

Torrone Canelin

Il grande vecchio del torrone alla piemontese. Giovanni Verdese, 87 anni compiuti, da sempre produce il tradizionale torrone di Visone, bianco friabile alle nocciole, come lo faceva il bisnonno, ai suoi tempi soprannominato Canelin. “Sono la quarta generazione” sorride Giovanni. Una lavorazione in solitaria, senza aiuti, apprendisti o delfini, “un cugino ogni tanto viene a darmi una mano, ma è pensionato anche lui…”. Un torrone classico d’antan, ambrato, profumato di vaniglia e dal gusto ricco, con inebrianti aromi tostati e di incredibile friabilità, in grandi stecche dalla confezione essenziale. Ingredienti: un’altissima percentuale di nocciole tonde gentili Piemonte Igp (65-70%), il resto miele piemontese, zucchero di canna bianco, albume d’uovo, vaniglia. Da alcuni anni Canelin propone anche il torrone ricoperto di cioccolato fondente. In vendita presso il laboratorio a Visone e nella gelateria ad Acqui Terme.

Canelin – Visone (AL) – via Acqui, 123 – 0144395285

D. Barbero

Torrone D. Barbero

Premiata confetteria, da 180 anni e da 7 generazioni nella produzione di torrone d’Asti, costantemente migliorata. I suoi classici sono il torrone friabile alle nocciole Piemonte (51%), il cavallo di battaglia, cotto lentamente in oltre sette ore dentro caldaie di rame, e i 3 Gran Cru, senza glucosio e con una maggiore percentuale di frutta secca (60%): il friabile piemontese alle nocciole, fatto solo con ingredienti della zona, e due morbidi nello stile del Sud, alla mandorla pizzuta siciliana e miele di limone di Sorrento, e al pistacchio di Bronte Dop, miele di zagara e scorzetta d’arancia dalla Sicilia. Altrimenti si può optare per il torronfino (marchio registrato), un torroncino quadrato e sottile, la versione miniaturizzata e monoporzione del torronfetta, pure brevettata, inventata dal nonno di Davide Barbero alla fine degli anni ’50 per recuperare l’ultima fetta ottenuta dal taglio delle stecche di torrone, uno sfrido di lavorazione diventato un must della casa, proposta con diversi tipi di frutta secca e al rum e cioccolato. Quest’anno i loro prodotti li trovate anche a Torino, in via Lagrange, nel temporary shop.

D. Barbero – Asti – via Brofferio, 84 – 0141594004 – barberodavide.it

Bandirali

Torrone Bandirali

Il tradizionale torrone di Crema, friabile alle mandorle, che Mauro Bandirali produce non nel classico formato a stecca bensì rotondo, come un candito e lucido panetto rustico, simile al mandorlato veneto. Bandirali, produce il torrone in un’antica torroniera in rame con materie semplici e genuine: varietà di mieli diversi anche di provenienza locale, zucchero di canna e albume di uova fresche, mandorle italiane e senza vaniglia per non alterare le caratteristiche del vero torrone cremasco”. Stessi ingredienti, ma aggiunta di vaniglia naturale e cottura più breve a temperatura più bassa, nel torrone morbido, confezionato a stecca.

Bandirali – Crema (CR) – via Piacenza, 93 – 037384068 – gelateriabandirali.it

Scaldaferro

Torrone Scaldaferro

Sono passati quasi cento anni da quando è nata l’azienda (all’inizio una pasticceria), una decina da quando alle redini c’è Pietro, l’ultima generazione Scaldaferro, e il torrone è sempre buono. Anzi, di più e con un numero maggiore di referenze, tutte fatte con ingredienti scelti in modo talebano, in abbinamenti ben studiati e centrati che prendono l’abbrivio dal tradizionale mandorlato veneto. A cambiare sono le tipologie di frutta secca e miele. Mandorle e miele di barena della Laguna veneziana; noce Lara e miele di sulla; pistacchio di Bronte Dop e miele di coriandolo.

Scaldaferro – Dolo (VE) – via Ca’ Tron, 31 – 041410467 – scaldaferro.it

Autore

Croccantino Autore

Antonio Autore ha cominciato da nulla e solo 8 anni fa, mettendosi in gioco, andando a cercare la professione fuori dalla sua San Marco, conosciuto come il paese dei torroni. “Qualche esperienza in gioventù nel settore dolciario, e poi dieci anni in Olanda presso una multinazionale per sviluppare le strategie di marketing e di vendita”. E infatti, al di là della bontà dei suoi croccantini (il tradizionale torroncino di San Marco dei Cavoti) i suoi prodotti sono delle ottime idee regalo, grazie alle confezioni moderne, solari e colorate in sfumate tonalità pastello, con i disegni dell’illustratore romano Paolo Cristofoletti. Per quasi tutte le sue creazioni Antonio ha scelto il cioccolato blend 62% di copertura (da massa selezionata, non dalla fava di cacao), compresi i croccantini: tradizionali, miele e uvetta, miele e fichi, gianduia, gianduia e caffè, alla menta. La ricetta è quella tradizionale: “All zucchero, caramellato in un paiolo di rame, aggiungo le nocciole, Mortarella e Tonda Gentile Romana di Viterbo, e mandorle della provincia di Bari, tritate e mescolate. La cotta, ovvero l’impasto originario, viene steso con l’uso di un matterello su un banco d’acciaio dai nostri maestri croccantisti e tagliato in rettangoli con delle lame circolari. Infine avviene la copertura e anche la fase di confezionamento è eseguita manualmente”.

Autore – San Marco dei Cavoti (BN) – via Baviera, 34 – 0824984749 – autorechocolate.com

Cavalier Innocenzo Borrillo

Torrone Cavalier Innocenzo Borrillo

Sul retro della storica buvette, la spezieria di famiglia fine ‘800 che conserva gli arredi originali in lacca veneziana e l’atmosfera di quando aprì i battenti nel 1891 – bancone in marmo, vetrinette, l’antica bilancia, tavolini e sedie, colori pastello alle pareti – da oltre 120 anni vengono prodotti i torroni classici di qui. Che sono fondamentalmente tre: il torrone tradizionale di Benevento, bianco friabile alle mandorle (che si rifà alla cupeta dei Latini), lo stesso ricoperto di cioccolato e i torroncini Baci, specialità brevettata della casa, sottili barrette a base di mandorle e nocciole (una via di mezzo tra un torroncino e un croccantino) ricoperte di cioccolato fondente. La lavorazione è tuttora artigianale in paioli di rame. Le ricette sono quelle originali, gelosamente custodite, impiegando pochi e selezionati ingredienti: mandorle pugliesi o d’Avola e nocciole avellane tostate in laboratorio, bianco d’uovo, miele di castagno o millefiori, zucchero, cioccolato finissimo.

Cavalier Innocenzo Borrillo – San Marco dei Cavoti (BN) – via Roma, 64/66 – 0824984060 – borrillo.it

Torronificio Di Iorio

Torrone Di Iorio

Uno dei più antichi torronifici italiani, dal 1750. Offre un vasto assortimento di prodotti, in vendita anche nel nuovo show room a via delle Industrie, a 500 metri di distanza dalla storica fabbrica. I prodotti di punta sono quelli della linea Vecchia Maniera, torroni friabili fatti in tempi e modi artigianali (16 ore di cottura) con ingredienti di prima scelta e di origine italiana, a parte la vaniglia Bourbon: mandorle pugliesi, nocciole gentili, un mix di mieli di collina del Sud Italia, cioccolato monorigine. Un classicone Di Iorio è il pantorrone, specialità di Dentecane inventata e brevettata nel 1924, torrone farcito di pan di Spagna imbevuto di liquore e ricoperto da cioccolato fondente, proposto in due versioni: classico bagnato con un liquore alle erbe simile allo Strega e al limoncello.

Torronificio Di Iorio – Pietradefusi (AV), fraz. Dentecane – via Roma, 145 – 0825962097 – torronediiorio.com

Francesco Taverna

Torrone Taverna

In questo storico torronificio nato ufficialmente nel 1945 si incontrano due grandi scuole dolciarie, calabrese e siciliana, antiche ricette e invenzioni esclusive introdotte dalla terza generazione Giorgio e Fabio Taverna. Lavorazione all’antica, materie prime di qualità: mandorle della varietà fascionello di Avola, miele di zagara calabrese, albume d’uova, vaniglia, cioccolato fondente, lenta tostaura della frutta secca a 70 gradi, lavorazione nelle torroniere classiche a bagnomaria. Molto ampio il ventaglio dei prodotti: torrone morbido e tradizionale friabile (ai gusti cannella, vaniglia, gianduja), torrone gelato (specialità siculo-calabra a base di frutta candita, zucchero fondente e mandorle tostate), 11 torroncini morbidi ricoperti di cioccolato, alcuni ai sapori di Calabria (bergamotto, limone, arancio, liquirizia…), il croccante fatto ancora nel paiolo di rame a fuoco diretto (con il 66% di mandorle).

Francesco Taverna – Taurianova (RC) – piazza Italia, 8 – 0966611106 – torronetaverna.it

Geraci

Torrone Geraci

Una storia che dura da quasi 150 anni, da quando Michele Geraci, apprendista in una rinomata pasticceria di Caltanissetta, decide di mettersi in proprio e di realizzare la sua attività. Oggi, dopo varie vicissitudini, il torronificio è gestito con passione dalla quarta generazione. I loro prodotti sono prodotti artigianali e siciliani. Ampia l’offerta, dai torroncini Splendor (marchio registrato) fatti con gli immancabili pistacchi e mandorle, e poi ricoperti di cioccolato, al torrone riempito, a mano, con un impasto cremoso a base di mandorle e zucchero. E poi coperto di cioccolato.

Geraci – Caltanissetta – 0934 581 570 – geraci1870.it

Salvatore Pruneddu

Torrone Pruneddu

È il nome più famoso del celebrato torrone di Tonara, in Barbagia, nel cuore della Sardegna, fatto rigorosamente senza zuccheri aggiunti. “Gli ingredienti sono tre, fondamentalmente due – precisa Antonello Pruneddu, il titolare insieme ai fratelli del torronificio fondato dal padre Salvatore nel 1963 – il 98% è costituito da frutta secca e miele, l’% dall’albume: non contiene saccarosio e sciroppo di glucosio ma solo gli zuccheri naturali del miele e della frutta”. Se nei torroni e nei torroncini classici monofrutto di mandorle, noci e nocciole, di provenienza italiana ed estera, c’è un blend di mieli sardi, nella linea Speciali, la novità Pruneddu, il miele è uniflorale; si sceglie fra 12 torroncini dai diversi gradi di intensità a seconda del miele impiegato: dai più delicati di sulla, asfodelo, arancio e lavanda, agli aromatici di timo e di rosmarino, agli intensi di corbezzolo, castagno, cardo, eucalipto, millefiori e di macchia mediterranea.

Salvatore Pruneddu – Tonara (NU) – via Porru, 13 – 078463805 – www.pruneddu.com

a cura di Mara Nocilla

Aleks Klinec

Lo scorso anno la classifica World’s 50 Best Restaurants premiava Ana Roš di Hiša Franko come la migliore chef donna del mondo. A molti è venuta spontaneamente una domanda: ma la Slovenia non era più nota per i vini che per la cucina?

Per capire il perché di quella incoronazione (e per capire meglio la Slovenia con cui confiniamo) siamo andati a curiosare in alcuni dei luoghi più interessanti di questo paese dell’ex Jugoslavia, oggi sempre più meta di un turismo gourmand. Qui un assaggio dell’articolo uscito nel mensile di dicembre del Gambero Rosso.

Ana Ros

Storia e cultura della Slovenia

Cerchiamo di capirci qualcosa, ci siamo detti. E allora, partiamo dall’importanza che hanno avuto le diverse influenze, anche gastronomiche, nello scrivere la storia e la cultura della Slovenia. A partire dall’Impero Romano, fino alla dichiarazione dell’Indipendenza della Republika Slovenija (1991), nel corso dei secoli qui si sono alternati i Bizantini, gli Asburgo, la Repubblica di Venezia, le truppe napoleoniche e quelle austro-ungariche, quelle serbe e quelle croate per finire nel 1929 quando cominciò a sventolare la bandiera jugoslava con un breve intervallo italiano negli anni Quaranta.

Gli anni del “secolo breve” sono stati importanti per le commistioni slave e balcaniche; in questo scorcio di ’900 sotto i vessilli del Socialismo, grazie alla sua posizione strategica (ai confini con Italia, Austria e Ungheria), in Slovenia han trovato spazio significative attività produttive che hanno rappresentato un importante snodo commerciale per l’intera area. Su questa eredità storica e geografica, l’avvento della democrazia ha legalizzato e regolamentato quegli scambi interfrontalieri un tempo relegati al solo mercato nero. Parliamo di vino, olio, miele, oltre a jeans e ogni genere di beni di consumo all’epoca proibiti in Jugoslavia.

 

Una storia densa e un governo attento

Secondo il professor Janez Bogataj, del Dipartimento di Etnologia e Antropologia Culturale, dell’Università di Lubiana, molto è stato fatto anche dal nuovo governo che ha dato vita a nuovi progetti per favorire lo sviluppo della cultura gastronomica e del turismo, anche in chiave gourmet. Iniziative come Kuhna pa to – un percorso formativo che si conclude con una competizione gastronomica nazionale per i bambini delle scuole elementari – ha favorito, prima ancora di programmi televisivi come MasterChef, la conoscenza delle 23 aree di attrazione gastronomica del Paese, arrivando a definire la Piramide Gastronomica Slovena. Da subito gli sloveni hanno puntato a legarsi all’Unione Europea partecipando a bandi e progetti europei come l’EDEN (European Destinations of Excellency) che nel 2015 ha premiato la Regione di Brda per il suo Turismo Gastronomico. Il grande e convinto lavoro sul brand I Feel Slovenia che punta alla valorizzazione di piatti, ristoranti e prodotti della terra, ha spinto molto il turismo enogastronomico.

Goriška Brda

Goriska Brda: il Collio Sloveno

Incastonata tra le Alpi e il Mare Adriatico, questa regione fatta di scorci panoramici suggestivi, verdi colline, vigneti e frutteti baciati dal sole, si è guadagnata il soprannome di Toscana slovena: paragone che i locali male accettano rivendicando una realtà meno inflazionata e meno contaminata, più “vera” di certa Toscana. Percorrendo la Brda Wine Road – le strade del Collio, del Vipacco, del Carso e dell’Istria – si attraversano l’insediamento medievale di Smartno, il castello di Dobrova, il maniero di Vipolze, il parco della pace di Sabotin. Ma è sicuramente grazie al successo dei suoi vini, forti e secchi a cominciare dalla rebula (ribolla gialla), vino simbolo della zona oggi nelle carte dei grandi ristoranti di tutto il mondo, se nel corso degli ultimi anni anche la ristorazione e il turismo eno-gastronomico hanno fatto passi da giganti, proprio a cominciare da questa regione, considerata la più appetibile dai gourmet, sicuramente per l’influenza della cucina italiana.

Lubiana

Lubiana

Capitale verde d’Europa del 2016, Lubiana ha saputo reinventarsi con l’ingresso in Europa, puntando su una forma di turismo ecosostenibile, che vede anche nell’offerta eno-gastronomica uno dei suo punti di forza. Soprannominata “Piccola Praga” ha molto in comune con le migliori destinazioni dell’Europa centrale: il suo castello-fortezza, che domina il nucleo storico dall’alto, il fiume Ljubljanica che scivola lento tra i riflessi delle superbe costruzioni d’epoca, dell’architetto di Jože Plečnik, i numerosi ponti scenografici e le belle piazze del centro e i suoi vivaci ed eleganti locali che con la bella stagione si proiettano all’esterno. Volendo farvi un’idea del lato gourmet potete partecipare al tour gastronomico della città Okusi Ljubljane (I gusti di Lubiana) prenotabile da visitljubljana.com o direttamente dall’ufficio turistico, in alternativa, seguite i nostri consigli per un tour fai da te.

Bassa Carniola

A pochi chilometri da Lubiana, la valle del fiume Krka è considerata la vallata più bella della Bassa Carniola (Dolenjska) nella Slovenia sudorientale. Siamo in una regione dominata dal verde, ricca di boschi e foreste che si fa apprezzare per l’alternanza delle sue pianure e colline, solcate dalle acque del fiume che scorrono lente e delimitano nella parte sud-orientale la catena dei monti Gorjanci e il confine con la Croazia. Gli argini dei numerosi corsi d’acqua dalle linee morbide, le cascate e i laghi naturali, insieme a antichi mulini e castelli, ci immergono in un paesaggio fiabesco, ma assolutamente reale. Qui è bello e rilassante, in inverno, godere delle calde acque termali.

 

a cura di Vittorio Castellani (chef Kumalé)

 

QUESTO È NULLA…

Nel numero di dicembre del Gambero Rosso, in questi giorni in edicola, trovate il servizio completo con tutti i protagonisti del territorio, i 10 piatti tipici da non perdere se andate in vacanza in Slovenia, una mappa con gli indirizzi dove mangiare e bere (vino e birra) e l’intervista ad Ana Roš. Non poteva poi mancare un focus sul vino, a cura di Giuseppe Carrus, attraverso 6 produttori.

Il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store o Play Store

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Dicembre, si sa, è tempo di liste regalo. Ma non solo. Quest’anno Signorvino ha fatto un’altra lista: quella dei buoni motivi per regalare un buon vino.

Primo: per brindare. Non ci si può presentare ad una cena senza. Secondo: per fare bella figura. Non serve cucinare per giorni, basta portare sulla tavola un’etichetta di valore. Terzo: è un regalo che va bene per tutti, dalla mamma al fidanzato fino ai colleghi di lavoro. Quarto: per evitare regali sgraditi, dando per primi il buon esempio. Quinto: per coccolarsi. Chi lo ha detto che il regalo non può essere indirizzato a sé stessi? Il problema, semmai, è trovare l’etichetta giusta e personalizzata per ogni destinatario: bianco, rosso, dolce, bollicine? E quale denominazione? In Italia ce ne sono più di 500 (523, per l’esattezza!).

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Gli appuntamenti in enoteca

Signorvino propone anche percorsi di avvicinamento al vino, attraverso masterclass, degustazioni e incontri con i produttori. Si è appena concluso il ciclo di appuntamenti autunnali, proposti all’unisono in tutti i punti vendita, con grande partecipazione di pubblico, sia per le lezioni di 30 minuti del lunedì, sia per le degustazioni alla cieca del martedì. Due formule giovanili, informali e interattive, pensate per chi vuole approcciarsi al vino senza intraprendere necessariamente un percorso lungo ed eccessivamente impegnativo.

N.B. Gli appuntamenti riprenderanno a fine gennaio 2019. Per non perderli tenetevi aggiornati consultando il  Calendario degli Eventi

pastiera napoletana

La pastiera regina sul web

Cosa cercano gli italiani sul web quando pensano al cibo? La pastiera napoletana. Arriva curiosamente nel periodo delle festività natalizie l’indagine che elegge re delle ricerche in rete il dolce per eccellenza della tradizione campana sulla tavola di Pasqua. I dati raccolti da Google Trends fanno riferimento alle interazioni degli ultimi 12 mesi, e come di consueto arrivano in chiusura d’anno per tracciare un bilancio dei temi più popolari nell’universo digitale. Ecco spiegato l’arcano. Peraltro, nella top 10 riferita a cucina e alimentazione, panettoni e pandori che impazzano nelle ricerche delle ultime settimane risultano non pervenuti. E invece il primato della pastiera conferma un trend che fa della tipicità e delle tradizioni a tavola le chiavi di maggior interesse, non meno della pasticceria – macrocosmo che si presta particolarmente a tutorial e ricette da divulgare sul web – che piazza sul podio anche il tiramisù, medaglia d’argento dietro alla cugina partenopea. Ma un anno fa, come stavano le cose? Google Trends incoronava comunque la tradizione gastronomica campana, eleggendo però una specialità decisamente meno main stream, il migliaccio napoletano, parente stretto della pastiera consumato durante il Carnevale. Allora la pastiera si piazzava terza, dietro alla carbonara, che nel 2018 scende di una posizione, ed è la terza parola chiave più cercata degli ultimi 12 mesi, a completare un podio che dispensa soddisfazioni in tutta la Penisola: pastiera a sud, tiramisù a nord e pasta alla carbonara a tenere alto l’orgoglio del Centro Italia.

 

La top 10 delle ricette più cercate

Scorrendo la lista, la tavola pasquale sembra confermarsi fil rouge delle ricerche, con il quinto posto della colomba e il sesto del casatiello (siamo di nuovo a Napoli e dintorni). Ma se nel 2017 il prevalere della cucina regionale tutta faceva ipotizzare un riscoperto orgoglio campanilistico a fronte delle specialità esotiche in vetta alle ricerche degli anni passati, la nuova top 10 testimonia un rinnovato interesse per le cucine del mondo, pur nelle declinazioni più conosciute: cous cous, sangria, sex on the beach al nono posto per difendere la categoria dei cocktail. E fanalino di coda, in decima posizione, i passatelli, a difendere l’onore della cultura regionale.

 

Curiosità e addii. Le altre parole del cibo

Nutrita presenza di cibo e specialità casalinghe anche nella top 10 del “Come fare”, che annovera variamente i pancake, la maionese, il pesto, il caramello, la salsa di pomodoro… E le zucchine (tutti in cerca di una ricetta per valorizzare un ingrediente che molti considerano poco saporito?)! Curiosità gastronomiche anche nella classifica delle domande più diffuse in rete: “Perché i datteri di mare sono proibiti?”, recita uno dei quesiti che circola con maggiore insistenza sul web, in riferimento al divieto di pescare questi mitili in molti Paesi del mondo (Italia compresa) per evitare la desertificazione dell’ecosistema marino. Ma che l’enogastronomia sia al centro dei pensieri di molti italiani lo conferma anche il terzo posto del Vinitaly nella top 10 dei biglietti più richiesti, subito sotto la Lotteria Italia e la partita Roma-Liverpool. Insomma, fortuna, calcio e vino. Sul versante globale, fa notizia la scomparsa di Anthony Bourdain, al quarto posto delle ricerche mondiali sulle morti celebri.

 

a cura di Livia Montagnoli

Tre Bicchieri goes to the 2015 Roma Rosso Edizione Limitata, a blend of Montepulciano, Syrah and Cesanese with great concentration, still displaying marked notes of wood, and a juicy, fruit-rich finish.

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