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31 May 2017 / 10:05

Il Pastificio Felicetti raddoppia. Nuovo stabilimento per l'azienda trentina: bell'esempio di sinergia pubblico-privato

Nuovi posti di lavoro, rafforzamento dell'identità territoriale, investimenti in sviluppo e ricerca, tutela della qualità made in Italy. C'è tutto questo nell'ennesima fase di crescita del pastificio fondato nel 1908 tra le Dolomiti di Predazzo. Che oggi esporta oltre la metà della produzione all'estero. L'accordo con la Provincia e Trentino Sviluppo. 

Il Pastificio Felicetti raddoppia. Nuovo stabilimento per l'azienda trentina: bell'esempio di sinergia pubblico-privato

Nuovi posti di lavoro, rafforzamento dell'identità territoriale, investimenti in sviluppo e ricerca, tutela della qualità made in Italy. C'è tutto questo nell'ennesima fase di crescita del pastificio fondato nel 1908 tra le Dolomiti di Predazzo. Che oggi esporta oltre la metà della produzione all'estero. L'accordo con la Provincia e Trentino Sviluppo. 

L'ascesa del Pastificio Felicetti

Di buone notizie, in questa storia, ce ne sono almeno tre: l'ascesa di una realtà d'eccellenza dell'industria agroalimentare made in Italy, la voglia di implementare la produzione nel rispetto degli alti standard qualitativi che hanno fatto la fortuna del marchio, la felice cooperazione pubblico/privato, in un circuito territoriale virtuoso che sa fare sistema. Anzi quattro, considerando la ricaduta occupazionale dell'investimento che il Pastificio Felicetti si appresta a varare. L'azienda in questione, infatti, è proprio quel pastificio storico fondato a Predazzo, tra le Dolomiti trentine, nel 1908: una latitudine insolita se consideriamo la mappa dei pastifici più noti della Penisola, eppure non meno felice per caratteristiche pedoclimatiche, l'acqua sorgiva del Latemar, l'aria delle montagne, il grano da agricoltura biologica. Un piccolo laboratorio che muove i primi passi all'inizio del secolo scorso e oggi è un'impresa florida, attiva in tutto il mondo, con un fatturato che supera i 35 milioni di euro l'anno, di cui il 58% arriva dalle esportazioni nei Paesi dell'Unione Europea e in Canada. E lo stabilimento storico, seimila metri quadri di tecnologie all'avanguardia, dà lavoro a 60 dipendenti.

Il nuovo stabilimento

Proprio dalla fiducia nei propri mezzi, e dagli incoraggianti risultati raggiunti, Felicetti trarrà spunto per incrementare la produzione, inaugurando un nuovo stabilimento in località Molina di Fiemme. Il progetto, fa sapere la dirigenza, vedrà come partner attivi dell'investimento la Provincia e Trentino Sviluppo, che con Felicetti firma un'intesa volta a rafforzare la filiera agroalimentare regionale d'eccellenza. Come? Nei prossimi mesi il pastificio si impegna a stanziare 25 milioni di euro in cambio della concessione di 16500 metri quadri di suolo pubblico: 11 saranno destinati alla costruzione dei nuovi spazi produttivi, 14 all'acquisto di nuove linee produttive, e, soprattutto “per il potenziamento tecnologico e lo sviluppo di progetti innovativi”. Questo significa che nel prossimo futuro Felicetti intensificherà gli scambi con l'Università degli Studi di Trento e la Fondazione Edmund Mach, per insistere sul filone della ricerca sul prodotto, ambito particolarmente caro all'azienda, come vi raccontavamo un paio di mesi fa a proposito della pasta alla farina di grilli sviluppata da Riccardo Felicetti in collaborazione con lo chef Luciano Monosilio. E chiaramente l'espansione avrà ricadute positive anche sul versante occupazionale, con l'assunzione di 30 nuovi addetti alla produzione, un 50% in più dell'organico attuale.

Ricerca, innovazione e grano italiano

Bella soddisfazione sarebbe, per Nonno Valentino, che per primo investì sulle potenzialità del territorio trentino. Oggi, alla quarta generazione, l'azienda ha raggiunto riconoscimenti unanimi: all'inizio di quest'anno, il New York Times titolava alla “rivoluzione silenziosa nell'industria della pasta italiana”, premiando il livello di meccanizzazione raggiunto dal pastificio e soprattutto l'utilizzo di grani esclusivamente italiani, grazie alla sperimentazione sulle monovarietà, intrapresa nel 2000, che nel 2004 portava al lancio sul mercato della linea Monograno. Ne sono derivati premi per l'innovazione e il design, e attestati di stima dalla ristorazione che conta (tanti sono gli chef testimonial del brand, anche questo è il risultato di una convincente strategia di comunicazione).

 

L'altro caso. I tortellini di Bertagni

E dal canto suo, l'amministrazione della Provincia Trentino in cooperazione con Trentino Sviluppo, sembra sempre più intenzionata a rinsaldare il legame tra territorio e industria alimentare di qualità: solo qualche giorno fa un accordo con lo storico tortellificio Bertagni di Vicenza (in attività dal 1882) ha portato al riposizionamento di un pastificio trentino recentemente fallito (Malgara Chiari e Forti di Borghetto), dove da 35 anni si lavorava la pasta fresca. Così sul territorio provinciale, tra qualche tempo, sarà operativa una nuova realtà dell'industria agroalimentare apprezzata nel mondo: Bertagni esporta in 40 Paesi del mondo oltre 400 tipi differenti di tortellini, venduti ai principali marchi mondiali del settore. E per lo sviluppo di nuove linee di produzione e progetti di ricerca investirà in Trentino 8 milioni di euro, garantendo almeno 80 posti di lavoro nei prossimi mesi.  

 

a cura di Livia Montagnoli

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