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1 Aug 2018 / 10:08

Ma quanti ristoranti italiani aprono a New York? Le ultime novità e una grande protagonista: la pasta fresca

Ci provano i grandi imprenditori americani – vedi Danny Meyer e Mark Barack – i pizzaioli e i cuochi italiani in cerca di fortuna oltreoceano. E le insegne ispirate alla cucina italiana si moltiplicano: La Pecora Nera apre il terzo locale, ispirato ad Amalfi, ma le novità sono molte. E la pasta al pomodoro arriva anche all'aeroporto La Guardia. 

Ma quanti ristoranti italiani aprono a New York? Le ultime novità e una grande protagonista: la pasta fresca

Ci provano i grandi imprenditori americani – vedi Danny Meyer e Mark Barack – i pizzaioli e i cuochi italiani in cerca di fortuna oltreoceano. E le insegne ispirate alla cucina italiana si moltiplicano: La Pecora Nera apre il terzo locale, ispirato ad Amalfi, ma le novità sono molte. E la pasta al pomodoro arriva anche all'aeroporto La Guardia. 

 

C'è stata un'epoca, a New York, in cui la ristorazione italiana orientava il gusto della città. Era la fine degli anni Ottanta, imprenditori di grande carisma emigrati dall'altra parte dell'oceano fiutavano le incredibili opportunità di una città al centro del mondo, che sull'evoluzione della cultura italo-americana ha costruito parte della sua storia. Nascevano così rinomati gruppi di ristorazione italian style, dall'intuizione della famiglia Mungai Ruggeri all'impero di Pino Luongo, per citare le esperienze più longeve, di recente al centro di un'operazione nostalgia che cerca di rilanciare vecchie glorie come Bice e Coco Pazzo. Oggi il terreno è fertile per nuove incursioni made in Italy, che passano dal prestigio dei nostri pizzaioli nel mondo (e New York, in poco più di un anno, ha visto arrivare Gino Sorbillo, Stefano Callegari, Angelo Iezzi, mentre Gabriele Bonci dopo Chicago aprirà presto a Miami) come pure dalla riscoperta della pasta fresca, protagonista di interpretazioni locali – come il Pasta Flyer di Mark Ladner – e nuovi tentativi di impresa di italiani in cerca di gloria a New York.

 

Da Danny Meyer a La Pecora Bianca

Ma la cucina made in Italy, o meglio la variante italo-americana che piace oltreoceano, vive anche un rinascimento legato all'intraprendenza di grandi gruppi di ristorazione newyorkesi che hanno fiutato l'affare: Danny Meyer in primis, da sempre legato al modello della trattoria italiana, vero trait d'union tra l'epoca delle grandi insegne italo-americane che fu e il nuovo corso dell'esperienza gastronomica tricolore (tra gli ultimi esperimenti la pizzeria Martina e l'osteria Vini e Fritti); e certamente il progetto che più ha segnato il revival della cucina italiana “popolare” in città, La Pecora Bianca di Mark Barak. L'insegna, che esordiva tre anni fa a Manhattan come casual dining destinato a diventare the place to be, ha vissuto un'espansione continua, e nell'autunno 2017 ha raddoppiato con un secondo spazio a Midtown, ricalcando la formula consolidata. E a quanto pare non finisce qui: il prossimo anno La Pecora Bianca aprirà un nuovo locale da 200 coperti, a Bryant Park, ispirato alle atmosfere della Costiera Amalfitana, dove Barak si è recato personalmente per cogliere nuove suggestioni. E anche la cucina virerà su colori e sapori del Mediterraneo, con forno a legna e laboratorio di panificazione per completare l'offerta con una soluzione di bakery grab and go (panini, focacce, pasticceria da forno). Il ristorante sarà ospitato all'interno del nuovo Park Terrace Hotel, e provvederà anche al room service per la struttura. In menu resteranno comunque i grandi classici della casa, specializzata in primi piatti, dagli gnudi di ricotta alla gramigna con salsiccia e broccoli.

 

La cucina emiliana di Nonna Beppa

E sulla pasta scommette pure la nuovissima cucina di Nonna Beppa, insegna di ispirazione emiliana inaugurata di recente in Hudson Street (antica cucina emiliana è il sottotitolo dell'impresa, che ha già sbancato a Miami Beach, prima esperienza oltreoceano del team italiano, a partire dal 2014). A chiudere i tortellini c'è Martha Salamanca, sfoglina al lavoro dietro un vetro che permette ai commensali di sbirciare durante la preparazione della più celebre specialità emiliana, servita in brodo o con la panna. Il progetto, però, porta la firma di Giancarlo Cacciatori (chef) e sua moglie Valentina Imbrenda, originari di Persiceto e già nel mondo della ristorazione in Italia. In menu anche tigelle, passatelli in brodo, lasagne, piadine. E Lambrusco.

Cardoncello di Vino

Meno conforme agli stereotipi, la proposta di Cardoncello di Vino, l'italian modern osteria che prende il nome dal fungo dei nostri boschi, protagonista sul menu dell'insegna appena inaugurata a Chelsea. Dietro al progetto c'è Max Convertini, cuoco di origini pugliesi, in sala Christian Ferrulli, che attinge da una cantina di 150 etichette. Il menu? Tortino di cardoncelli arrosto, patate e caciocavallo, burrata con crema di melanzane e pomodorini arrostiti, fettuccine con cardoncelli e cacioricotta, caserecce con cipolla rossa, pancetta, pecorino e liquirizia, cavatelli con cime di rapa.

 

Cucina italiana a La Guardia

Insomma, la cucina italiana piace ai newyorkesi, e anche il restyling dell'aeroporto La Guardia, che sarà completato entro la fine dell'anno, scommetterà sul suo appeal. Lo scalo più celebre della città è quello che meno ha beneficiato della rivoluzione gastronomica in atto in molti aeroporti del mondo, Newark e JFK compresi. Ma presto il Terminal B presenterà ai viaggiatori una nuova food hall all'altezza delle aspettative. Coinvolti tra gli altri Shake Shack, la taqueria d'autore di Julian Medina, una torrefazione cittadina. E l'insegna italiana di Scott Tonant, che ha conquistato la sua fama in tv, tra i protagonisti del format Chopped. A lui il compito di onorare la tradizione tricolore all'Osteria Fusco, tra un piatto di pasta al pomodoro e un pollo al forno. Sperando non si tratti dell'ennesima interpretazione folcloristica.

 

a cura di Livia Montagnoli

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