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7 Sep 2018 / 10:09

Il Caffè Paradiso di Venezia rinasce con Lavazza. E il restauro di Cino Zucchi

La storia della palazzina Paradiso, primo avamposto dei Giardini della Biennale inaugurati all'inizio dell'Ottocento, è lunga e vanta celebri vicissitudini. Emblema del fermento culturale della Laguna, ha sempre accolto i visitatori – celebri e meno – della Biennale. Ora si rifà il look grazie a Lavazza: dietro al progetto di restyling Cino Zucchi ed Elena Salmistraro. 

Il Caffè Paradiso di Venezia rinasce con Lavazza. E il restauro di Cino Zucchi

La storia della palazzina Paradiso, primo avamposto dei Giardini della Biennale inaugurati all'inizio dell'Ottocento, è lunga e vanta celebri vicissitudini. Emblema del fermento culturale della Laguna, ha sempre accolto i visitatori – celebri e meno – della Biennale. Ora si rifà il look grazie a Lavazza: dietro al progetto di restyling Cino Zucchi ed Elena Salmistraro. 

 

Lo storico Caffè Paradiso

La scelta della data di inaugurazione non è casuale: a Venezia l'inizio di settembre coincide con il Festival del Cinema, quando il red carpet del Lido torna ad affollarsi di star internazionali pronte a bagni di folla e flash a cascata. Così mentre si sprecano i pronostici sul Leone d'Oro dell'anno (fuori concorso anche qualche interessante spunto dedicato al mondo enogastronomico), Lavazza accende i riflettori sui Giardini della Biennale, nel sestriere Castello, che fino al 25 novembre ospitano la Biennale di Architettura 2018. Proprio all'ingresso dei Giardini, il Caffè Paradiso è un'attività storica legata alla vita culturale della città da tempo immemore (nel suo passato frequentazioni celeberrime, da Rodin a Klimt e Picasso), diventata punto di riferimento per i visitatori internazionali della Biennale, primo punto di approdo per chi scende dal vaporetto, e trova davanti a sé l'iconica palazzina Paradiso affacciato sulla Laguna. Ironia della sorte, proprio all'immaginario di un paradiso da set cinematografico è legata la più longeva campagna pubblicitaria di Lavazza, che ha scelto di legare il proprio nome al Caffè veneziano commissionando un restyling degli spazi volto a rinnovare l'immagine dell'attività nel rispetto del suo glorioso passato.

Il progetto di Cino Zucchi

Al lavoro, ancora una volta dopo l'ambizioso cantiere torinese della Nuvola che ha dotato l'azienda di un avanguardistico quartier generale in zona Aurora, l'archistar Cino Zucchi, affiancato dalla product designer Elena Salmistraro. Un'opportunità per fare del Caffè Paradiso - oggi In Paradiso, caffetteria e ristorante con suggestivo dehors che domina il bacino di San Marco - una vetrina per divulgare i valori di Lavazza e il suo impegno a sostegno delle arti e della cultura (molte le partnership con celebri musei musei internazionali, compresi i Musei Civici e il Guggenheim di Venezia), ma anche per rinsaldare la presenza dell'azienda torinese a Venezia, meta indubbiamente appetibile sotto il profilo commerciale. Un paradiso di caffè è quello disegnato dall'architetto seguendo le coordinate della filosofia aziendale e assecondando l'ispirazione del luogo, evocando le tecniche tradizionali dall'artigianato veneziano, specie nel bancone che riflette la luce come un caleidoscopio scandito da losanghe e forme geometriche, in omaggio alle specchiere molate e al costume di Arlecchino (Zucchi parla di “diamanti Arlecchino”, un elemento che si ripete in più combinazioni per creare pattern sempre diversi che muovono lo spazio). Il tema dello specchio, del resto, ha orientato il progetto per fare dell'operazione uno spunto di raffronto tra storia e contemporaneità, con il racconto del passato e il desiderio di ricerca che proietta nel futuro che si influenzano l'un l'altro.

Ma anche il caffè resta protagonista dell'operazione: nell'idea di Elena Salmistraro il progetto grafico (apprezzabile sul retro del bancone, su stoviglie e accessori, dalle zuccheriere al menu) procede dall'immagine della pianta del caffè verso un'astrazione ottenuta scomponendola in forme e porzioni geometriche.

 

Caffè Paradiso  - Venezia - Castello-  1260, Giardini della Biennale

 

a cura di Livia Montagnoli

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