5 Jul 2014 / 11:07

Come eravamo. E come saremo. I primi 15 anni del Gambero Rosso in TV

La storia del primo canale di wine&food in Italia. Memorie, aneddoti e programmi tirati fuori dall'archivio di redazione e dai ricordi di chi c'era. Con uno sguardo alla nuova programmazione e al futuro della televisione tematica. Commenta il critico Tv Simonelli.
Come eravamo. E come saremo. I primi 15 anni del Gambero Rosso in TV
La storia del primo canale di wine&food in Italia. Memorie, aneddoti e programmi tirati fuori dall'archivio di redazione e dai ricordi di chi c'era. Con uno sguardo alla nuova programmazione e al futuro della televisione tematica. Commenta il critico Tv Simonelli.

Meno tre, due, uno. In onda. “Benvenuti a Grandi cuochi in cucina”. Così il primo luglio del 1999 veniva trasmesso il primo programma del primo canale italiano interamente dedicato al food&wine. La prima volta, anche, per l'Europa, in cui una testata giornalistica, il Gambero Rosso, dava vita ad un canale televisivo, portando il proprio stile e le proprie tematiche davanti alle telecamere e coinvolgendo i propri giornalisti ed esperti. Quello che gli americani chiamano il know how. Parliamo di quindici anni fa, ovvero, il paleolitico della Tv tematica di àmbito culinario. Oggi, di fronte a un brulicare di rubriche enogastronomiche, competizioni ai fornelli e reality a tema, non sembrerà una novità, ma allora lo era. Eccome. Una svolta epocale per una Tv diversa in cui la cucina faceva finalmente la sua comparsa dallo schermo principale. Quello della Rai (RaiSat), successivamente quello di Sky (canale 411). In questi 15 anni tanti volti si sono avvicendati diventando appuntamenti irrinunciabili: le dolcezze di Maurizio Santin, le tradizioni di Laura Ravaioli, le rivisitazioni regionali di Max Mariola, le creazioni geniali di Simone Rugiati, la verve della conduttrice Francesca Barberini,le ricette “laide e corrotte” di Giorgione, il mix etnico-mediterraneo di Hirosenza dimenticare i grandi talent internazionali: Jamie Oliver, Nigella Lawson, Lorraine Pascale, Anthony Bourdain, Gordon Ramsey.

Ma torniamo a quell'estate di quell'anno zero a Roma, via delle Vigne Nuove (un nome che sembrava segnare una strada ben definita per quello che era e che sarebbe stato il Gambero Rosso). Una strada, tutto da costruire e un po' anche da inventare. Un episodio tra tutti. Primo giorno di registrazione nel complesso studi Etabeta, un ex cinema diventato un accogliente studio di registrazione. Ospiti della trasmissione Grandi Cuochi in cucina sono Nadia e Antonio Santini del ristorante Dal Pescatore di Canneto sull'Oglio pronti per la preparazione di un luccio. Un po' l'inesperienza, un po' la fase di rodaggio, la mattina in questione la signora preposta alla spesa non riesce a trovare il luccio in tutta Roma. Panico. Allora si corre ai ripari, anzi si corre in moto fino ad Anguillara nell'ardua e disperata impresa. Missione-pesce. Due ore dopo il luccio è in studio con tutti i suoi 9 kg, bello e pronto per bucare lo schermo. Si conclude la prima di tante giornate degne di imprese (quasi) impossibili: una prima prova superata brillantemente. Solo la prima appunto, perché nei 15 anni successivi ce ne saranno altre ben più difficili e il luccio sarà solo un episodio in mezzo agli altri che fanno ancora sorridere. Ma una cosa la si ricorderà per sempre: per un canale enogastronomico la spesa del mattino è fondamentale. Prepararsi sempre per tempo. Il resto è storia della televisione. In pochi mesi lo studio del canale - con tanto di cucina - diventa la più grande tribuna italiana del wine&food, uno spazio aperto anche ai contributi di produttori, artigiani, allevatori, imprenditori, ristoratori e ovviamente chef. Tutti i più grandi negli anni son passati di qua: Vissani, Santini, Marchesi, Santin, Pierangelini, Pompili, Cedroni, Marcattilli, solo per citarne alcuni. Dal 2001 arriva anche l'informazione enogastronomica con il settimanale Bollito Misto, allora format unico in Tv. E non mancano i grandi eventi e gli appuntamenti del calendario enogastronomico italiano ripresi in esterna: dal Salone del Gusto di Torino alle presentazioni delle guide del Gambero Rosso. Fino ad arrivare a Vinitaly 2001 che segna la prima diretta Tv. E poi c'è sempre una finestra aperta su ciò che succede nel mondo. Tra i personaggi e i format internazionali si ricorderanno le Fat Ladies con il loro sagace humor inglese, Dorinda Hafner con la sua esuberanza, o la serie The Naked Chef con con il giovane chef londinese Jamie Oliver, o ancora, più di recente, il primo MasterChef Australia. Senza contare che in Italia il primo talent show di cucina porta proprio la firma del Gambero Rosso: è Cucina di classe, che ha portato alla ribalta personaggi come Toni e Matteo Tassi.

Infine, anzi in principio, c'è soprattutto il vino. Difficile parlarne in un contesto in cui movimento, ritmo e velocità sono tutto. Forse la difficoltà maggiore da superare. In fondo non è come fare un quiz show con soubrette e ballerine: bisognava inventarsi un linguaggio tutto nuovo per convincere il telespettatore a non usare il telecomando - come John Wayne fa con la pistola - per uccidere prematuramente un progetto appena nato. Come si è riusciti nell'impresa? Lo ricorda Marco Sabellico, curatore della guida Vini d'Italia e uno dei volti più apprezzati del canale per quel che riguarda la parte wine: “Abbiamo da sempre usato un linguaggio semplice, innovativo, mai cattedratico, cercando di togliere l'alone troppo mistico, fumoso o sofisticato che allontana la gente. Un approccio esemplificativo e divulgativo con consigli molto pratici all'interno di format pensati proprio per non stancare. Ricordo le trasmissioni storiche come Vino del giorno, in cui quotidianamente si analizzava un vino Tre Bicchieri e lo si degustava in diretta, Il Dizionario del vino in cui si partiva da una lettera per spiegare certi termini apparentemente ostici di questo mondo. Vedi D di decantazione o simili. E si davano consigli pratici su come stappare bottiglie, come lavare i bicchieri di cristallo senza romperli, per finire alle sciabolate in diretta per mostrare come si stappa lo Champagne. Poi ricordo ancora Le lezioni di Vino in cui con tanto di lavagna e cartina geografica si parlava di vini e terroir”. Un abc del vino che potrebbe richiamare alla mente le lezioni del Maestro Manzi in Tv che portò all'alfabetizzazione di molti italiani negli anni '60. Ecco, partendo da questa immagine, il canale del Gambero Rosso 15 anni fa, portò proprio all'alfabetizzazione nell'ambito del vino e della cucina. Ma in modo molto poco accademico, coinvolgendo anche tanti ospiti di ogni ambito: “Penso a programmi come Tutti pazzi per” continua Sabellico“dove in ogni puntata si parlava di un vino o di un liquore con un ospite famoso, tra cui ad esempio Tinto Brass nella puntata dedicata al Martini di cui è grande estimatore. O alla trasmissione Fenomenologia dello Spirito con distillatori da tutto il mondo. E ancora, son passati dalle nostre trasmissioni tanti attori, registi o scrittori, come ad esempio Erica Jong, autrice del libro Paura di Volare, ospite della rubrica Hemingway dedicata ai cocktail: io intervistavo gli ospiti e Mauro Lotti dedicava un cocktail alle loro storie”. Una sorta di salotto alla Maurizio Costanzo Show, per intenderci, dove non mancava neppure la musica. Basti nominare trasmissioni come Vino e Musica dove il musicologo Francesco Vizioli eseguiva al pianoforte delle composizioni abbinate ai vini proposti. O ancora Salotti del Vino, girato all'Auditorium Parco della Musica di Roma in occasione delle serate di musica classica “Per ogni puntata” ricorda Sabellico“sceglievo dei vini che si abbinassero al tema della serata, ora le Quattro Stagioni di Vivaldi, ora le Sonate di Mozart, e così via. A tema musicale c'erano anche gli Aperitivi del Gambero dove io stavo dietro il bancone a preparare, mentre la conduttrice Flavia Cercato intervistava gli ospiti della musica. Particolarmente esilarante fu la puntata dedicata a Elio e le Storie Tese che si proposero per cucinare Spaghetti allo Scoglio. Solo che in trasmissione si presentarono con in mano un pacco di pasta e… uno scoglio vero!”. Tanti aneddoti che non basterebbe un articolo per ricordarli tutti, ma che a nominarli mettono subito di buon umore lo staff Tv alle prese col duro e frenetico lavoro quotidiano di scrittura, regia e montaggio.

Ma com'è cambiata l'enogastronomia in Tv in questi 15 anni? Lo abbiamo chiesto a Giorgio Simonelli, docente di giornalismo televisivo all'Università Cattolica di Milano e consulente e opinionista del programma TvTalk di Rai Educational. “Innanzitutto è cambiato in quantità” dice “Quindici anni fa l'enogastronomia in Tv valeva poco più dell'1%, oggi l'offerta è vastissima. Ogni canale ha almeno una rubrica o una trasmissione dedicata al cibo. Sicuramente un ruolo fondamentale lo ha avuto chi ha cominciato a parlare di enogastronomia in televisione, come il canale tematico del Gambero Rosso, aprendo questa strada anche a chi è venuto dopo. Oggi il connubio cibo-tv è un fenomeno internazionale, ma l'Italia ne è maggiormente coinvolta, essendo il Paese del buon cibo: non a caso per ora c'è uno spot, ideato dal Mipaaf in occasione dei Mondiali di Calcio, che associa la passione tutta italiana per il calcio a quella per il cibo. A dimostrazione di come, anche in tempo di crisi, ciò a cui non si rinuncia è il mangiar bene”.È un po' il discorso del cibo come bene rifugio, per intenderci:“Se, per esempio, parlare di moda in un momento difficile per il Paese, può dare l'idea di pensare a cose futili o secondarie, parlare di cibo è qualcosa di virtuoso. C'è una sacralità nell'enogastronomia che mette al riparo da qualunque critica di futilità. Proprio per questo credo che comprare format dall'estero sull'argomento sia una follia della Televisione italiana che invece dovrebbe produrre da sola i contenuti, sperimentarsi di più, così come in questi anni hanno fatto in pochi”. Questo fino a ora, ma come cambierà la televisione del vino e del cibo? Ci sono ancora margini di crescita? “Sul futuro non faccio previsioni, ma son sicuro che ci sono ancora ampi margini di crescita per la televisione tematica e soprattutto per quella a pagamento che presuppone una scelta preventiva del telespettatore, fatta in base alle proprie passioni. È vero che il nostro è un paese per vecchi, ma il target delle trasmissione enogastronomiche non è più solo quello delle donne, casalinghe o appassionate di cucina. Oggi i telespettatori di questi programmi sono anche uomini e giovani, senza contare che ormai molti dei volti televisivi dell'enogastronomia appartengono all'emisfero maschile. Negli ultimi anni credo che a dettare legge nei palinsesti legati al cibo siano state due componenti: insegnamento (da parte di chef ed esperti del settore) e competizione ai massimi livelli che, come ben sappiamo, fa sempre spettacolo e quindi audience. Mi auguro che il futuro non sia legato solo a questo, ma che si possano raccontare ancora tante storie, luoghi e trovare sempre la via migliore per essere originali in un contesto sempre più omologato”.

E così dal nuovo studio della Città del gusto di Roma, ripartiamo dal presente. Cos'è diventato oggi Gambero Rosso Channel? “Il canale del Gambero Rosso ha sempre rappresentato ciò che è l'Udinese per la Juventus” scherzano dalla sala di regia, parlando di ciò che è stato dopo. Dopo che il Gambero, in qualche modo, ha sdoganato l'idea di parlare di enogastronomia in Tv. Così dopo aver fatto da incubatore per tutte le trasmissioni enogastronomiche a venire, oggi è un canale che va controtendenza. Dopo gli chef famosi e l'alta cucina, adesso sul canale 411 di Sky si dà molto spazio alle persone che cucinano. Personaggi come Toni, Camilla, Hiro e Giorgione. La filosofia che si segue è, infatti, “invogliare la gente a cucinare, con ricette semplici e ingredienti a portata di tutti”. E poi c'è la scoperta dei territori, soprattutto quelli legati al vino: dopo San Gimingnano, Franciacorta, Trentodoc, nelle prossime puntate toccherà al Veneto del gruppo Santa Margherita. Niente reality, lacrime, pathos e schiaffi, dunque. Ma una cucina fatta di emozioni semplici e sapori genuini. Come è sempre stato nello stile Gambero Rosso.

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a cura di Loredana Sottile

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 3 luglio.
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