5 Jul 2013 / 17:07

Enologi a congresso. Una sintesi della seconda giornata. Maci, Gaja, Antinori & Co.

Cronache da Alba. Nella città piemontese la seconda giornata del Congresso degli enologi italiani porta sul palco i grandi nomi del vino italiano. La parola a Angelo Maci, Angelo Gaja, Piero Antinori.
Enologi a congresso. Una sintesi della seconda giornata. Maci, Gaja, Antinori & Co.
Cronache da Alba. Nella città piemontese la seconda giornata del Congresso degli enologi italiani porta sul palco i grandi nomi del vino italiano. La parola a Angelo Maci, Angelo Gaja, Piero Antinori.
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Con il racconto di storie aziendali e di diversi approcci al mercato di personaggi di successo del vino italiano come Angelo Maci, presidente della cooperativa Due Palme, di Angelo Gaja, titolare dell’omonima azienda di Barbaresco e di Piero Antinori, presidente della Marchesi Antinori, il 68° Congresso dell’Associazione enologi e enotecnici italiani, è entrato nel vivo delle questioni. “La cooperativa quando è efficiente può essere un valido modello di sviluppo a patto di gestirla come un’azienda privata” ha spiegato Maci “I punti di forza devono essere il rispetto della tradizione in un’ottica di sviluppo sostenibile e una visione improntata al recupero e alla valorizzazioni delle radici del territorio. Per noi però è fondamentale dare dignità al lavoro dei nostri soci con delle giuste remunerazioni”.

Oggi la salentina Due Palme, nata nel 1989, dispone di 5 cantine, 1200 soci con feritori, 2400 ettari di vigneto e un fatturato che nel 2012 ha raggiunto 22.7 milioni di euro per lo più all’estero. Una realtà imprenditoriale molto di diversa da quella di Angelo Gaja che nel suo avvincente ed appassionato intervento ha ripercorso le tappe della crescita del vino italiano negli ultimi 25 anni. “In Italia non si è mai bevuto così bene come adesso: il lavoro degli enologi è stato prezioso. E della nostra qualità ormai se ne sono accorti anche all’estero tanto che deteniamo il primato dei volumi nell’export”. Ma il produttore che ha portato il Barbaresco nel mondo, ha anche voluto puntualizzare che questa crescita è proprio dovuta “agli artigiani del vino ai quali sino a pochi anni fa s’imputava di essere un freno perché troppo piccoli. Tutte balle perché piccolo più che bello è utile a tutto il settore nel quale sono perfettamente integrati: perché forniscono sfuso di qualità agli imbottigliatori, che poi lo esportano anche grazie all’originalità dei loro prodotti e in più sono un irresistibile richiamo per i turisti”. Quello di Gaja è un universo di cui fanno parte Benso di Cavour e Luigi Einaudi, Beppe Fenoglio e Cesare Pavese, Carlo Petrini e Oscar Farinetti, tutti innovatori nel loro campo che hanno lavorato nell’interesse delle Langhe e dell’intera collettività.

Piero Antinori ha invece messo l’accento sul ruolo vino italiano che oggi rappresenta il 20,6% dell’export dell’intero settore agroalimentare e con quasi 5 mld di valore è il doppio del settore caseario o del settore dolciario e 4 volte quello delle carni preparate. “I fondi dell’Ocm Vino se ben utilizzati possono consentirci di affermare in quei paesi potenzialmente grandi consumatori di vino, consolidando la nostra immagine e i nostri prodotti specialmente in Cina dove siamo sottostimati”. Da questo punto di vista la necessità di fare squadra è quanto mai sentita e necessaria per promuovere il nostro made in Italy. Prima di concludere ha poi posto una domanda alla platea “Il mercato del vino è in crescita in tutto il mondo e ormai produzione e consumo sono in equilibrio. È saggio e lungimirante continuare a porre il problema del blocco degli impianti anche per i vini che non sono Doc e Docg ? Non è possibile compromettere lo sviluppo sennò potremmo favorire che questi limiti non li ha”. Una questione su cui riflettere anche perché il tasso di incremento dei vigneti in futuro potrà essere solo dell’1%. Eppure nel nostro Paese si continuano a perdere ogni anno vigneti, quella percentuale potrebbe non coprire solo una parte dell’ettaraggio complessivo perso. Insomma ci vorrebbe qualcuno – specialmente politici - in grado di guardare lontano. Merce davvero rara oggidì. Il Congresso domani continua su come affrontare i cambiamenti climatici. Nel primo giorno di convegno Riccardo Cotarella in chiusura dei lavori ricordava che “tecnologia, scienza, ricerca e sperimentazione sono i nostri campi dove nessuno, meglio dell’enologo, può accedere a risultati significativi e indispensabili”. Ad Alba si stanno ponendo le basi per un nuovo modo di vivere il ruolo dei tecnici nel mondo del vino.

68° Congresso nazionale Assoenologi | Alba | dal 4 al 7 luglio 2013| www.assoenologi.it

a cura di Andrea Gabbrielli


Un'anticipazione sui temi del congresso da parte di Riccardo Cotarella è pubblicata sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 4 luglio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E' gratis, basta cliccare qui.
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