30 Nov 2016 / 16:11

Il Chianti Classico al traguardo dei 300 anni. Un'analisi

Il Chianti Classico, insieme alle denominazioni di Pomino, Valdarno di Sopra e Carmignano, ha festeggiato i 300 anni della nascita della delimitazione della zona di produzione. In sostanza di quella che oggi chiamiamo denominazione di origine.

Il Chianti Classico al traguardo dei 300 anni. Un'analisi

Il Chianti Classico, insieme alle denominazioni di Pomino, Valdarno di Sopra e Carmignano, ha festeggiato i 300 anni della nascita della delimitazione della zona di produzione. In sostanza di quella che oggi chiamiamo denominazione di origine.

Alcuni vini dei territori citati in questo articolo sono acquistabili su Tannico.it, l’enoteca online partner di Gambero Rosso.
Ai lettori viene riconosciuto uno sconto del 10% sul primo ordine utilizzando il coupon GR-X5YAB-87D



Una storia lunga 300 anni

Fu Cosimo III de’ Medici, penultimo Granduca di Toscana, a far pubblicare il bando e con quell’atto formale sancì qualcosa di rivoluzionario: l’intenzione di salvaguardare e tutelare un prodotto strategico per il territorio dal punto di vista economico e commerciale, visto che il vino che vi si produceva, al pari di alcune famose aree francesi, godeva di apprezzamenti a livello nazionale e internazionale. E facendo questo, 300 anni fa mise anche le basi per la nascita di quello che sarà in futuro il ruolo del Consorzio, con la creazione di una congregazione con compiti di vigilanza, su produzione e commercializzazione. Risulta così con chiarezza che quello che ai nostri occhi (la straordinaria bellezza del territorio più complesso e sfaccettato della Toscana) e alle nostre conoscenze di appassionati di vino (la qualità e la personalità unica dei vini che qui si producono) è evidente, lo era anche tre secoli fa quando ci si spostava in diligenza o nave e le missive impiegavano settimane per giungere a destinazione.

 

La candidatura Unesco

Del Chianti Classico si può dire che nel profondo molto è rimasto come era, migliorando. Era già una zona economicamente rilevante, diventata per questo strategica come dimostrano le contese tra Firenze e Siena per conquistarne i confini. Un territorio segnato da castelli, borghi e proprietà nobiliari, con un’agricoltura promiscua ma già ben organizzata. È sempre stato moderno, perché è sempre stato abitato dalla cultura.

Ora il Chianti Classico ha deciso di intraprendere il lungo e complicato iter per la candidatura Unesco, riconoscimento dell’unicità di una zona anche in chiave di patrimonio culturale. È un ulteriore passo per vedere riconosciuto lo sforzo di chi ha scelto il Chianti Classico come luogo d’investimento (patrimoniale e personale) salvandolo dall’abbandono, riportando allo splendore i numerosi borghi, le ville e i castelli, le fattorie e le pievi, facendo ruotare intorno all’attività produttiva specializzata di vino e di olio l’economia di un'intera area.

 

Il Distretto Rurale

Così come lo è stata la costituzione del Distretto Rurale del Chianti. “L’istituzione del Distretto” dice Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio Chianti Classico dal 1992 “è un passo fondamentale, non solo per riconoscere questo come tra i più significativi dell’agroalimentare italiano, ma anche per poter lavorare e ragionare in concerto con tutti gli interlocutori del territorio, pubblici e privati, al fine comune di esaltare al massimo le potenzialità qui raccolte. È stato un percorso lungo, di quasi vent’anni, ma che sono certo darà grandi risultati, così come accade quando c’è collaborazione e si ragiona per un bene comune e non solo personalistico”. Cosa è accaduto in questo tempo? “In questi anni ho visto trasformare, e decisamente in meglio, questa area. E questo anche grazie a scelte a volte complesse e faticose, come credo sia inevitabile quando si raccolgono all’interno di un consorzio numerose aziende (sono ben 580 i soci)”. A questo risultato si è arrivati dopo passaggi significanti, naturalmente: “come l’unificazione dei consorzi del Chianti Classico e del Gallo Nero, che ha portato ad avere un marchio unico e riconoscibile per distinguere i nostri dai vini dell’ampia zona del Chianti o la modifica del disciplinare, con la chiara distinzione tra le tipologie d’invecchiamento e la nascita della Gran Selezione, vertice territoriale e qualitativo. Si è fatto molto, si farà ancora molto. Il territorio lo merita”.

 

Punti di forza e criticità, prospettive per il futuro, internazionalizzazione. Ne parliamo con Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio Chianti Classico.

300 anni: un traguardo importante. Quali sono i punti di forza di questa denominazione?
Visto che 300 anni sono molti va detto che in questo lungo lasso di tempo è accaduto molto, nel territorio e in senso più ampio. Per esempio non credo che vada dimenticato un periodo difficile per le denominazione come quello dell’inizio del secolo, quando, per ragioni politiche ed economiche quest’area che oggi corrisponde al Chianti Classico perse l’esclusività del nome Chianti. Ora invece possiamo dire che la forma è ottima.

 

Di chi è il merito?

Grazie all’attività dei nonni, che hanno consegnato alla nostra generazione un territorio integro, e ai nostri sforzi, che negli ultimi 20/25 anni abbiamo fatto grandi investimenti per rivalutare il paesaggio e per aumentare la qualità, soprattutto nell’esaltazione del sangiovese, il nostro autoctono di riferimento.

 

Quali sono i punti forti?

Oggi la qualità dei vini Chianti Classico è un dato di fatto, anche in quelle annate sulla carta più deboli: è il segnale di maggior forza della denominazione. Così come l’aver cambiato il modo di lavorare in vigna, con maggior attenzione anche alla qualità dei cloni, grazie al progetto Chianti Classico 2000, che individuò 7 cloni particolarmente validi.

E i punti deboli?
Per anni la politica di molte aziende è stata quella di investire, in termini di lavoro e di comunicazione, su di sé invece che sul territorio, spesso proponendo come etichetta di punta un vino non Docg: ciò ha comportato problemi d’immagine per tutta la denominazione. Per questo è nato il progetto della Gran Selezione. Che vuole rappresentare l’eccellenza del Chianti Classico nel Chianti Classico. Poi rimane l’annosa questione del nome. È innegabile che ci sia confusione tra Chianti e Chianti Classico. Per ovviare a questo l’unico modo è puntare sul marchio del Gallo Nero che identifica solo la denominazione Chianti Classico.

Guardiamo al futuro. La Docg è ricca di fascino, ma fatica sul mercato… Prospettive?
Io sono molto ottimista. La qualità e il territorio ci sono tutti, bisogna solo trovare il modo di veicolare bene il prodotto. A differenza di altre zone d’eccellenza, in Toscana – ma non solo – il Chianti Classico è un comprensorio ampio con oltre 7.000 ettari vitati. Con una produzione rilevante: circa 35 milioni di bottiglie l’anno. Il prezzo, si sa, lo fa l’incontro tra domanda e offerta.

 

Prossimi passi?

Quello che dobbiamo fare ora è stimolare la domanda. Una domanda di qualità, però, composta da ristoratori o negozi specializzati, la cui clientela possa capire l’eccellenza della nostra produzione. Allargare i mercati, guardare anche dove finora non si è guardato tanto: Russia, Nord ed Est Europa, Taiwan… Senza dimenticare che il nostro maggiore mercato, gli Stati Uniti, non si ferma alla California e a New York. Il prodotto c’è, è arrivato il momento di farlo conoscere.

 

a cura di Eleonora Guerini
 

Alcuni vini dei territori citati in questo articolo sono acquistabili su Tannico.it, l’enoteca online partner di Gambero Rosso
Ai lettori viene riconosciuto uno sconto del 10% sul primo ordine utilizzando il coupon GR-X5YAB-87D

www.tannico.it

Tagged under:
Previous
Next

Join the discussion

Gambero Rosso Channel

Copyright 2015
Gambero Rosso Spa
P.Iva06051141007, Italy
All Rights Reserved

IT edition | JP edition