Di Paolo De Cristofaro
Siamo ormai nel periodo più caldo per la selezione dei vini che troverete nelle pubblicazioni di Gambero Rosso in uscita il prossimo autunno, a partire dalla ventiquattresima edizione di Vini d’Italia.
Le sessioni estive di degustazione sono come di consueto soltanto la parte terminale di un lungo ed entusiasmante lavoro che inizia in inverno con le visite presso le aziende, vecchie e nuove, e prosegue nei mesi successivi con ripetuti assaggi, sia su campioni in affinamento che su bottiglie acquistate in enoteche e ristoranti.
Un’elaborazione a 360 gradi, grazie alla quale il momento dell’assaggio in batteria riesce ad essere il più delle volte un naturale complemento di quanto ci si attende esplorando i territori, ascoltando i diversi protagonisti, mettendo in relazione i vari approcci produttivi, imprenditoriali e stilistici che vi si manifestano.
L’approfondimento e la pre-conoscenza delle realtà vitienologiche e delle loro gamme consente di riconoscere eventuali bottiglie sottoperformanti (discorso che merita un post a parte) e soprattutto di maturare esperienze nella lettura di vini, spesso molto giovani, che possono avere sviluppi evolutivi molto diversi tra loro in termini di incidenza dei legni di affinamento, di fusione delle parti più dure, di approfondimento aromatico, e tanto altro ancora.
Fondamentali in questo senso i riassaggi che si effettuano nei giorni successivi sulle bottiglie aperte: in molti casi è un test assai efficace per misurare il potenziale evolutivo e l’energia di quei vini che hanno bisogno di più tempo per esprimersi al meglio, così come è una valida controprova per verificare la tenuta e il passo di quei campioni che colpiscono nell’immediato ma che a volte si “spengono” con una certa rapidità, ridimensionando la loro statura.
Siamo da sempre convinti che la prova del bicchiere sia ancora la più importante e che la degustazione alla cieca sia l’unica strada possibile per descrivere, raccontare e valutare al netto di condizionamenti. Ma soltanto una lettura superficiale o in mala fede può descriverla, come ancora leggiamo qua e là, come una roulette russa senza appello: nella nostra metodologia di lavoro non esistono bocciature derivanti da un assaggio secco, così come non è possibile immaginare valutazioni importanti per etichette che non siano state testate almeno due o tre volte, e da più persone.
Un discorso che si ripropone identico per quel che poi riguarda la scelta delle aziende e dei vini segnalati nelle varie pubblicazioni: le sessioni di assaggio alla cieca sono il punto di partenza irrinunciabile per verificare i rapporti di forza tra le realtà in campo, ma a parità di valutazioni diventano decisivi molti altri fattori quali la storia delle aziende, la costanza qualitativa, la filosofia produttiva e l’adesione a protocolli di lavoro eco-compatibili, la reperibilità delle gamme, la coerenza e l’aderenza territoriale, l’evoluzione dei vini assaggiati in precedenti edizioni, e tanto tanto altro ancora.
Un approccio operativo, il nostro, che ovviamente non ci mette al riparo da errori, sviste, imprecisioni, ma che rivendichiamo con forza, soprattutto in un momento come quello attuale in cui una parte della critica enologica sembra orientarsi verso un filone decisamente ideologico, all’interno del quale la giusta sottolineatura delle componenti culturali, sociali e antropologiche che si legano all’universo vino rischiano di lasciare troppo in secondo piano quegli aspetti, altrettanto fondamentali, che riguardano la sua natura di bene economico e di consumo.
Continuiamo a raccontare la magia del vino non solo perché esistono straordinari personaggi che gli dedicano la propria vita, ma anche perché ci sono persone disposte a spendere uno, dieci, mille euro per una bottiglia da stappare, tutti i giorni o in un’occasione speciale.
Prima di ritornare a parlare di vini assaggiati, di delusioni e sorprese, di borsini provinciali e regionali, pensavamo fosse necessario inquadrare ancora meglio il contesto in cui anche quest’anno le commissioni di Gambero Rosso stanno viaggiando l’Italia. E dalla prossima settimana ci ritroveremo qui a commentare le prime indicazioni emerse dalla prima sessione campana, quella che ha coinvolto i vini delle aziende con sede nelle province di Benevento, Napoli e Caserta. E ne sentirete delle belle, ci scommettiamo.

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