Tutti oggi parliamo di olio extravergine di oliva ma non è sempre stato così. La denominazione “extra vergine” è infatti molto recente e forse neppure tanto azzeccata. Sono passati 50 anni dall'approvazione della legge n°1407 del 13 novembre 1960 nata per mettere un freno alle troppe frodi. E qual è il bilancio?

Ad essersi accorto della ricorrenza è Luigi Caricato (nella foto) animatore del sito Teatro Naturale e ora anche del blog Olio Officina che festeggerà il compleanno il 2 dicembre all'Hotel Westin Palace di Milano con un banco d'assaggio al quale si potrà partecipare liberamente degustando oli provenienti da tutt'Italia. E non mancheranno i momenti per fare un bilancio (forse non proprio e non sempre positivo) di questi cinquant'anni.
Nonostante il settore oleario sia infatti tra i più foraggiati in assoluto, la crisi dell’olivicoltura non si ferma. Colpa anche di un nome maldestro? Secondo Caricato la parola “extra vergine”, in quanto tale non significa niente e non ha aiutato a far percepire al consumatore il vero valore della qualità di un olio.
Nell’antichità avevano le idee più chiare: la voce araba az-zait si traduce molto opportunamente in “succo di oliva”; ed è da tale voce, oltretutto, che deriva il vocabolo spagnolo aceite. Se l’olio ricavato dalle olive è a tutti gli effetti un puro succo di oliva, perché allora è stato afflitto dall’inutile treno di parole, “olio-extra-vergine-di-oliva”?
Dopo anni e anni di infaticabile impegno nel tentativo di chiarire al consumatore cosa realmente significhi tale treno, ora non avrebbe più alcun senso cambiar il nome. Non resta dunque che accontentarsi dell’attuale classificazione merceologica e festeggiare!
www.teatronaturale.it
di Raffaella Prandi
16/11/10

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