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Martedì, 15 Novembre 2011 18:46

Quando la critica era militante, di Gigi Padovani

Che anno quel 1986… la nube di Chernobil, l’attacco degli Stati Uniti alla Libia, la tragedia dei 21 morti causata dal vino al metanolo e per la prima volta un ristorante italiano, quello di Gualtiero Marchesi, riceve le tre stelle Michelin. Da dicembre, ogni mese con il manifesto, in edicola si poteva trovare un nuovo inserto che n
oi appassionati di cibo e di vino aspettavamo con curiosità.
Si intitolava Gambero Rosso, come l’Osteria inventata da Carlo Lorenzini alias Collodi, figlio di un cuoco, che in Pinocchio inventò l’archetipo della cucina nazional-popolare. In quelle otto pagine formato quotidiano si mescolava la critica militante dell’Arci Gola con qualche recensione chic destinata a “golosi e curiosi”. Ci scriveva anche un certo Carlo Petrini, da Bra, che così presentava la sua associazione appena nata: un movimento teso alla “salvaguardia dell’ambiente e per la difesa dei consumatori, il tutto condito con la giusta dose di convivialità, di ben vivere, di godimento e di piacere che l’argomento richiede”. Ero da un anno redattore de La Stampa, settore interni e ogni tanto scrivevo di vino sulla pagina agricoltura, grazie all’esperienza maturata per qualche anno dirigendo Barolo & Co, una delle prime riviste dedicate all’enologia italiana e ai patriarchi del vino. C’era una gran voglia di sapere, di imparare, di discutere di gastronomia in modo nuovo: La Gola usciva dal 1982 e ci aveva insegnato la “cultura materiale” attraverso i dotti articoli di Alberto Capatti, Umberto Eco, Antonio Porta e Paolo Volponi. Ma era una rivista decisamente d’èlite, per iniziati e letterati. Quelle pagine del Gambero Rosso invece erano più ruspanti, si parlava della mia Langa e di Toscana, di vini e di mense aziendali, di ristoranti (c’era pure la firma di Edoardo Raspelli) e di libri.

Poi tre anni dopo arrivò l’edizione a colori, la rivista patinata, e ci sembrò di sognare. Ma quanta nostalgia, ai primi tempi, per il lenzuolone della prima critica militante e indipendente in Italia. E anche oggi, bersagliati come siamo in una tempesta mediatica di blog, newsletter, comunicati stampa, video, siti, riviste e guide, si finisce per rimpiangere quegli ingenui articoli sulle dieta dei detenuti del carcere di Rebibbia o contro un “tartufo più caro dell’oro”…
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