Sembra ieri.  Non davamo importanza al pane e  al vino, a quello che si metteva in tavola o si mangiava al ristorante. Capolavori del gusto e dell’aroma riposavano nelle dispense e nelle cantine di pochissimi fortunati: ci voleva una rivoluzione per portarli alle masse! E a preparare e dare il via a quella rivoluzione furono le prime pagine del Gambero Rosso sul manifesto, quotidiano comunista ed assieme molto elitario. Le strappavi, quelle pagine, andavi a cercare conferme e verifiche in giro per enoteche vicine al fallimento e salumerie che temevano la marea travolgente dei centri commerciali. Da allora ad oggi, l’educazione nazionale e la distribuzione delle informazioni hanno viaggiato sulle tv satellitari, lungo i siti e le mail, nei libri e nelle guide. Alla radio, nel 2000, ho navigato anche io con la mia Apparecchiando (Radio 2) nei paradisi dell’enogastronomia: cento puntate indimenticabili. Il cibo ci ha tenuti uniti più della politica, degli inni, delle ideologie del secolo passato.

Ci ha fatto riscoprire quanto siamo bravi. A coltivare, a cucinare, ad accogliere. Migliaia di industrie – piccole e grandi – hanno riconquistato l’orgoglio delle tradizioni. Le osterie e le fraschette di una volta hanno rialzato la testa, cuochi e chef italiani hanno girato e girano il mondo.
Il sogno della rivoluzione compie ora 25 anni. C’è tanto da festeggiare, c’è ancora tanto da fare. Auguri al Gambero, alle sue scuole, alle sue donne e ai suoi uomini. Di oggi e di ieri!

 

(fonte fotografica: Grazia)