1 Feb 2012 / 15:02

Macchiona: anima autentica di un'azienda

Il tempo non prometteva niente di buono. Calo rigido delle temperature e nevicate continue. Ma ci vuol bene altro per impedire un viaggio che fin da subito promette bene. La destinazione è la Val Trebbiola, nel cuore dei Colli Piacentini. Un posto magico che al nostro arrivo non ci offre paesa

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Il tempo non prometteva niente di buono. Calo rigido delle temperature e nevicate continue. Ma ci vuol bene altro per impedire un viaggio che fin da subito promette bene. La destinazione è la Val Trebbiola, nel cuore dei Colli Piacentini. Un posto magico che al nostro arrivo non ci offre paesa

ggi innevati come si pensava, ma un clima uggioso e di gran fascino, con i colori dell’inverno protagonisti di una valle in cui il bosco, le vigne e la campagna vivono in piena sintonia tra di loro e sembrano racchiudere i segreti di un posto tutto da scoprire. In cima a una delle colline circostanti la valle, sorge La Stoppa.

 

 

Un’azienda dal sapore antico, che trasmette sapere e tradizione: a partire dalla torre medievale che domina gli altri corpi del casolare posti al centro dei 58 ettari di proprietà: sono 30 quelli destinati alla vigna, mentre gli altri sono destinati alle querce secolari, ai castagni e al pascolo. Nel 1973 la tenuta fu acquistata dalla famiglia Pantaleoni e, attualmente, è Elena che si occupa della produzione vinicola. La conduzione è portata avanti con la preziosa collaborazione di Giulio Armani, che da trent’anni - la sua prima vendemmia a La Stoppa risale al 1980 - affianca Elena nel lavoro, ma soprattutto nella filosofia produttiva che qui si respira in maniera chiara.

 

Profondo rispetto della natura e dei suoi vigneti, un lavoro tra i filari gestito secondo i dettami del biologico, e un lavoro in cantina ridotto al minimo, teso a preservare tutto quello che le vecchie viti, i terreni poveri e le varietà da sempre coltivate in queste zone riescono a offrire. Il carattere ai vini lo regala il territorio, e l’autenticità è data dai vecchi impianti che affondano le proprie radici nel più profondo della Valle. Il resto è offerto dal tempo. Quel tempo che riesce a trasmettere storia ed esperienza, e riassume in modo genuino una tradizione iniziata secoli fa.

 

Difficile non percepire tutto questo davanti alle nove annate di Macchiona assaggiate, uno dei vini a cui Elena e Giulio tengono in particolar modo. Macchiona nasce proprio nel 1973 e deve il nome a uno dei due corpi di proprietà (l’altro si chiama Stoppa). La Barbera e la Bonarda sono le varietà da cui trae origine e sono impiantate in vigneti di età diverse, alcuni dei quali arrivano a oltre 60 anni. Il terreno, argilloso limoso, non subisce concimazioni, vi è un inerbimento spontaneo e i trattamenti prevedono solo l’uso di zolfo e rame. L’Affinamento - di circa un anno - viene fatto in botti grandi da 15 e 20 ettolitri.

 

 

 

Si inizia con l’annata 2007. I profumi appaiono fin subito affascinanti e complessi con un frutto in primo piano che però non nasconde sentori di sottobosco e foglie di tabacco, su un fondo salmastro delizioso. La bocca, ancora giovanissima, fa capire che siamo davanti a un vino che non avrà paura di invecchiare: il suo sapore fa venire in mente sensazioni di leggera affumicatura e il finale è saporito e vibrante.

 

Si prosegue col 2006, un millesimo che offre toni vegetali e floreali molto eleganti e una bocca che mostra uno sviluppo piuttosto verticale con la trama tannica che dona austerità e dei tratti scuri e cupi.

 

La 2005 sembra affrontare una fase in cui la quadratura del cerchio è abilmente espressa: i profumi sono sontuosi e si snodano tra tocchi floreali dolci e cenni di radice, in un fondo ferroso che sembra arrivare dal più profondo del terreno. La bocca è profonda e fresca, grintosa e di ottimo sviluppo verticale. Il tannino è maturo e saporito e la morbidezza avvolge la bocca dando un equilibrio esemplare.

 

Più austera e serrata la 2004, nei suoi toni ferrosi e di sottobosco che anticipano una bocca che offre una freschezza balsamica e a tratti quasi mentolata.

 

Di tutt’altra impostazione l’annata 2003, millesimo molto caldo, che riesce a offrire note mediterranee, di erbe aromatiche come rosmarino ed elicrisio, per poi svilupparsi in sensazioni di fragolina di bosco e ribes. La bocca, ampia e vellutata, riesce a trovare una sua vena fresca che ravviva la beva.

 

Una versione pura ed essenziale sembra essere la 2002, dove i suoi tratti scarni e affilati non mancano di fascino offrendo note ferrose e tratti ematici in un fondo erbaceo molto bello. La contrazione nella parte finale dell’assaggio non ci vieta di percepire una bella sapidità che trova armonia con le note riscontrate al naso.

 

Gli ultimi tre millesimi ci riportano un po’ indietro negli anni e le emozioni non mancano. A partire da una grandissima versione targata 1998, che è quanto di più affascinante si possa trovare in un vino. Il naso è un’esplosione di sensazioni fruttate che fanno pensare a un’eterna gioventù che il vino sta vivendo. Il lampone la fa da padrone per poi lasciar spazio a tocchi affumicati, minerali e speziati. La bocca è cremosa e profonda, leggiadra nella sua bevibilità, ma dotata di carattere e di una struttura sempre dosata che non manca di sapore. Un vino che sicuramente avrà ancora vita lunga.

 

Tornano le sensazioni austere nell’assaggio del ’93, un millesimo che ancora oggi si tara su percezioni di sapidità e freschezza e manca solo di un po’ di struttura per ravvivare un corpo essenziale nelle sue parti più caratteristiche.

 

Col millesimo ’86 si conclude la nostra verticale. E non poteva andare meglio. Un vino che a dispetto dell’età mostra ancora dei tratti di gioventù - a partire dal colore, un granato con i riflessi ancora rubini - e dei profumi che sembrano essere il sunto perfetto di tante annate assaggiate. Cenni terrosi, di tartufo e sottobosco, non offuscano le sensazioni ematiche e ferrose in cui non manca una leggera traccia di piccolo frutto rosso. La bocca è di una finezza incredibile, ha sia la grinta dovuta a un’acidità presente e dosata, ma anche la morbidezza che rende la trama del vino avvolgente e soave.

 

Se si dice che una degustazione verticale riesca a trasmettere in modo chiaro e leggibile la vita e la storia di un vino, la degustazione di uno dei gioielli di Elena lo prova in maniera indelebile. Ed è forse per questo che il nostro amico e collega Antonio Boco sostiene a chiare lettere che La Macchiona vale il viaggio. E noi non possiamo che essere d’accordo con lui…

 

 

La Stoppa di Elena Pantaleoni

loc. Ancarano

29029 Rivergaro (Piacenza)

tel: 0523 958159

web: www.lastoppa.it

 

 

Giuseppe Carrus

1/2/2012

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