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Ristorante - Italia / Lazio | |
Il Pagliaccio |
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servizio 18 | cucina 54 | cantina 16 | bonus 1 | ||
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89 |
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135.00€ |
La cucina di Anthony Genovese non ha paura di andare contromano. Fedele all’originalità di un lungo percorso di formazione in Estremo Oriente, continua a elaborare una sintesi straordinariamente vitale e dinamica di quelle esperienze, integrando con nuove evoluzioni un vero e proprio circo di sapori, giocato tanto su intensi contrasti quanto su più sottili chiaroscuri speziati. La carta si rinnova a ogni stagione, con preparazioni sempre inedite. Per iniziare una zuppetta di burrata e ostrica marinata con granita di mela verde e fiori di camomilla, dove il gioco delle temperature e delle consistenze funziona a meraviglia. Tra le paste, i convincenti tortelli di solo pomodoro e maialino sono risolti in sottrazione, con una salsa rappresa e tirata, di ispirazione zen. Ma i guizzi e le accensioni tornano col piccione laccato in agrodolce, servito in due preparazioni e impreziosito da riso Venere e more. Della pasticceria di Marion Lichtle si è già detto tutto il bene possibile, e la granita di anguria con gelatina di vodka in cubetti, lime e menta è da candidare all'Oscar del pre-dessert (bonus). L’avvincente rilettura della tatin di ananas, poi, è insieme cremosa e pepata, soffice e croccante. Il servizio di sala, coordinato sempre da Daniele Montano, ha trovato i suoi equilibri in termini di ritmo, efficienza, puntualità senza ingessature. Mentre la carta dei vini ha da un anno un nuovo responsabile in Gennaro Buono, al quale consigliamo di vivacizzare la sezione di quelli semplici e territoriali, da proporre nella fascia di prezzo sotto i 50 euro: per affiancare una cucina che prevede un crescendo di complessità (dove il più stringato dei menu degustazione conta ben otto portate!), anche tra i vini si potrebbe forse dare più spazio alla varietà degli stili (e dei costi).
Il Provolone Valpadana Dop
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