5 Mar 2014 / 17:03

Start-up. Pubster: quando una app offre da bere

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Oltre la tessera a punti e oltre i gruppi di acquisto, Pubster premia i clienti abituali dei locali invitandoli a tornare e tornare ancora. Senza alcun obbligo di consumazione, ma semplicemente visitandoli con regolarità e accumulando QR Code. E se poi volete consumare qualcosa, siete già lì.
Start-up. Pubster: quando una app offre da bere
Oltre la tessera a punti e oltre i gruppi di acquisto, Pubster premia i clienti abituali dei locali invitandoli a tornare e tornare ancora. Senza alcun obbligo di consumazione, ma semplicemente visitandoli con regolarità e accumulando QR Code. E se poi volete consumare qualcosa, siete già lì.
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Prendete un batterista metal, un programmatore, una doppia mamma senese e un appassionato di otto sport diversi; mescolate le loro idee e otterrete Pubster: la prima app che ti offre da bere.
Loro sono Andrea Pastina, Gabriele Fronza, Silvia Salvadori e Davide Caroselli; tutti di età compresa tra i 25 e i 32 anni. E assieme hanno prima ideato l'app Geomefree, con l'obiettivo di segnalare agli utenti gli eventi gratuiti nei paraggi, per poi progettare Pubster, app decisamente più apprezzata dagli utenti. Gabriele Fronza ci spiega di che cosa si tratta.

Che cos'è Pubster?
È un'app gratuita per iPhone e Android che offre da bere: è sufficiente scegliere il locale convenzionato - che si trova scaricando la nostra app - dove si vuole andare a bere e fotografare il QR Code che si trova in loco, tec il gioco è fatto! Si vincono così dieci monete, massimo dieci al giorno, e una volta raggiunte le venti/trenta si può bere una consumazione gratis. Ciascun gestore decide il valore della consumazione, quindi si va dalle venti monete per una birra alle settanta per una bottiglia di spumante.

La novità rispetto alle più tradizionali tessere di fidelizzazione dove sta?
Con la nostra app il cliente non deve pagare nulla. Non basiamo il nostro servizio sui consumi, del tipo “ti regaliamo una consumazione perché hai preso dieci birre”, ma offriamo da bere a chi frequenta spesso il locale. Insomma non è come tutte le tessere compri dieci e vinci uno. Altro valore aggiunto è la comodità: all'interno di un solo telefono si possono accumulare tutte le “tesserine di fidelizzazione” del caso, senza riempire il portafoglio di carte e cartine inutili.

Perché solo app?
Un sito, in cui l'elenco dei pub è visibile anche da casa, non avrebbe incentivato così tanto le persone ad uscire. Con l'app l'utente è invece portato a trovare i pub per raccogliere le monete.

Cosa ci guadagnano i gestori?
Per il proprietario del pub è un meccanismo di fidelizzazione, noi non promettiamo di portare nuovi clienti ma di far ritornare i clienti che almeno una volta hanno frequentato il bar. Il nostro è il modo migliore per far tornare un cliente: se normalmente i locali hanno un 20% di clienti abituali, noi riportiamo il 66% di avventori. Se poi il barista fa una campagna di comunicazione, ben venga. Non siamo competitor di Groupon o di qualsiasi campagna di pubblicità ma siamo complementari. Inoltre, con il nostro servizio, il gestore dispone di una piattaforma di gestione delle varie offerte personalizzate. Siamo supportati da Microsoft Bizspark, un servizio offerto alle nuove start-up, che per i primi tre anni garantisce moltissimi benefici.

Che cosa ci dici degli immancabili furbetti, quelli che si presentano nel locale, fotografano e ricevono le monete senza consumare alcunché?
Abbiamo fatto un test e su cento clienti solo uno o due raccolgono le monete senza pagare alcuna consumazione ma, anche nella peggiore delle ipotesi, il gestore riesce a recuperare i costi perché è risaputo che al pub non ci si va quasi mai da soli, quindi per coloro che non pagano la birra c'è sempre qualcuno che la birra la paga per davvero!

Come è stata accolta la vostra idea tra i baristi?
Rispondono molto bene, a oggi abbiamo coinvolto venti locali a Roma e circa quindici locali in ciascuna delle tre città dove siamo presenti: Milano, Firenze e Salerno.

Dove sta il vostro guadagno?
Il gestore paga duecentoquaranta euro l'anno, ovvero venti euro al mese. Un investimento più che accettabile considerando che noi riportiamo in media dalle cento alle centocinquanta persone al mese che, secondo dati Istat, spenderanno all'incirca quindici euro. Oltre alla quota annuale dei gestori, abbiamo tre investitori privati, trovati grazie ai nostri contatti e a quelli di Luis EnLabs, che hanno creduto al nostro progetto. Stiamo riuscendo pian piano a essere sostenibili. Tanto che il prossimo step sarà offrire un servizio premium, chiamato Servizio Pro, come la possibilità di inviare notifiche push quando un cliente non frequenta il locale da molto tempo.

In quanti siete a collaborare a questo progetto?
Al momento tra interni e esterni siamo in dieci, tutti art director, copywriter, programmatori o web designer.

Il vantaggio di essere nell'orbita di Luiss EnLabs?
Siamo entrati nel secondo programma di Luis EnLabs due anni fa, con la nostra prima idea (Geomefree). Ed è stato davvero utile perché ci hanno dato consigli e suggerimenti per accelerare i tempi. È infatti necessario viaggiare a velocità tripla per poter fare tutte le cose necessarie. Oggi a distanza di due anni siamo ancora negli uffici di EnLabs, dove i costi dell'affitto sono ripagati appieno dalla rete di contatti strategici che ogni giorno vanno a crearsi.

Che problematiche avete dovuto affrontare?
Una delle difficoltà maggiori è stato trovare collaboratori con un budget limitato come il nostro. Ma il problema più grande è stato trovare il prodotto giusto per le persone e gli utenti giusti.


www.pubsterapp.com

Per leggere l'articolo su Sgnam clicca qui
Per leggere l'articolo su Gourmant clicca qui

Per leggere l'articolo su AppEatIT clicca qui

a cura di Annalisa Zordan
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