14 Mar 2014 / 13:03

Sicilia occidentale in tour. Vol. 2 da Agrigento a Trapani passando per Marsala e la Valle dei Templi

Viaggio in due tappe in uno dei territori più ricchi e suggestivi del Mediterraneo: la Sicilia occidentale. In questa seconda puntata andiamo da Agrigento a Trapani, passando per Licata, la Valle dei Templi, Marsala e non solo. Templi, mulini a vento, saline, e insenature. Fino a tornare verso il punto di partenza di questo mini tour
Sicilia occidentale in tour. Vol. 2 da Agrigento a Trapani passando per Marsala e la Valle dei Templi
Viaggio in due tappe in uno dei territori più ricchi e suggestivi del Mediterraneo: la Sicilia occidentale. In questa seconda puntata andiamo da Agrigento a Trapani, passando per Licata, la Valle dei Templi, Marsala e non solo. Templi, mulini a vento, saline, e insenature. Fino a tornare verso il punto di partenza di questo mini tour
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Eravamo partiti da Castel di Tusa per arrivare a Regaleali passando da Palermo. In questa seconda tappa ci spostiamo verso Agrigento, la provincia siciliana a più alta densità letteraria. Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri sono agrigentini di nascita e Giuseppe Tomasi di Lampedusa ambientò in queste zone Il Gattopardo: il castello di Donnafugata è in realtà il Castello di Palma di Montechiaro, cittadina fondata dagli antenati dello scrittore, dove resiste uno dei pochi monasteri dell’isola dedito all’arte pasticcera.
Nei romanzi di questi autori rivive l'anima più vera e ancestrale della Sicilia. La stessa che, in un certo senso, si ritrova nei capolavori di Pino Cuttaia, chef del ristorante La Madia di Licata, una delle tavole migliori d’Italia. Ed è qui che inevitabilmente ci fermiamo. “Il mio ingrediente segreto è la memoria” è il motto di Cuttaia “Ogni mio piatto contiene sempre almeno un pizzico di ricordi e prova a raccontare una storia. Utilizzo tecniche che citano giochi d’infanzia, episodi di vita quotidiana di una Sicilia ormai lontana nel tempo”. Ecco qualche assaggio di questa Sicilia ricordata: spuma di mozzarella di bufala sulla panzanella al pomodoro, il quasi estinto carciofo spinello e i tenerumi trasformati in ravioli con calamari e salsa di acciughe. La pasticceria è poesia pura, con la granita di limone, le briochine al gelato di pistacchio e lo strepitoso cannolo accompagnato da gelato al Marsala.
Dal piacere del palato a quello degli occhi: basta fare qualche chilometro ed ecco scorrere anfiteatri, colonne doriche e necropoli, disseminati tra mandorli, agrumeti e uliveti. La Valle dei Templi, imperiosa e mistica, si impone nel paesaggio fino a renderlo quasi metafisico. È la storia che convive con il quotidiano.
Arriviamo a Marsala, eletta per il 2013 Città europea del vino. La maggiore concentrazione di cantine siciliane si trova qui e qui nacque il vino omonimo. Chi dice Marsala non può non dire Florio, la famiglia industriale che fu indiscussa protagonista della cosiddetta Belle Époque siciliana (la Targa Florio è tutt'ora una delle corse automobilistiche più famose d'Italia) e che decretò il successo di questo vino da meditazione. Ma andiamo con ordine. Nel 1773 fu l'inglese Woodhouse a produrre per primo il Marsala così come lo si conosce oggi, e a renderlo famoso nel mondo. Per decenni nessuno osò sfidare il monopolio inglese fino a quando Vincenzo Florio, già ben inserito nel commercio di tessuti, spezie e navi, decise di entrare nel business insediando il suo baglio a ridosso delle cantine rivali, dove ancora sorgono gli stabilimenti. Fu il primo italiano a produrre Marsala, e fu il primo a capire l'importanza di un testimonial. Correva l'anno 1862: quale miglior testimonial di Garibaldi, l'eroe dei due mondi, reduce dal successo dello sbarco in Sicilia? Presto fatto. Florio, che durante lo sbarco aveva messo a disposizione del condottiero le sue navi, organizzò una visita di Garibaldi alla cantina. Storia o leggenda, pare che il generale, notoriamente astemio, apprezzò il vino che da allora prese il nome di Garibaldi Dolce, GD. Tipologia che esiste ancora. Non esiste più, invece, la dinastia Florio di cui resta solo il nome: le cantine appartengono all'Illva (gruppo Di Saronno) che controlla anche i marchi Corvo e Duca di Salaparuta. All'interno delle Cantine Florio, da poco più di un anno, è stata inaugurata un'enoteca sotterranea che si sviluppa all'interno di un percorso multi-sensoriale a prova di enoturista e di storiografo, chiamato Florio Concept Winery. Degustare per credere.

Lasciamo la via del vino per seguirne un’altra altrettanto importante e seducente: la via del sale che inizia a Marsala e arriva fino a Trapani. Se il paesaggio agrigentino ci ha regalato la vista dei templi, quello trapanese è costellato da altre forme architettoniche di monumentale altezza, i mulini a vento che vengono tutt'ora utilizzati per il pompaggio dell'acqua e la macinazione del sale.“Soffre la Sicilia di un eccesso d'identità” verrebbe da dire man mano che il paesaggio cambia, ricordando l’aforisma dello scrittore siciliano Gesualdo Bufalino. Molto suggestiva la riserva dello Stagnone con le sue montagne bianche e le vasche che riflettono i colori del cielo. Per saperne di più sulle saline e sull'affascinante quanto raro mestiere del salinaro si può far visita al Museo del Sale di Nubia, aperto tutto l'anno, anche se il ciclo di questo prodotto inizia a marzo e si conclude a settembre. Altro giro, altra specialità: qualche litorale più avanti si apre alla vista San Vito Lo Capo, ormai indissolubilmente legato al cous cous e al suo festival internazionale che ogni anno, a fine settembre, coinvolge tutti i popoli del bacino mediterraneo. Ma anche fuori festival non mancano i posti dove assaggiare il cosiddetto piatto della pace, come al ristorante-hotel Pocho dove il cous cous viene proposto in diverse varianti: di pesce, di maiale con finocchietto selvatico e perfino dolce, con salsa all'arancia. E dove la proprietaria, Marilù, oltre a cucinarlo, tiene dei corsi su come prepararlo.
Da qui per tornare a Palermo e chiudere il cerchio dell'itinerario è inevitabile la traversata di una delle riserve più belle dell'isola, la Riserva dello Zingaro: sette chilometri che sono un’incursione nel Paradiso Terrestre, con la sua aspra bellezza verde e blu, fatta di alte rocce, profonde insenature e rigogliosa macchia mediterranea in cui si alternano tenaci olivastri e maestosi carrubi. Ancora una volta restiamo incantati da tanta bellezza: “Con lo stupore si inizia e anche con lo stupore si termina”, continuano i versi che ci hanno guidati in questo percorso “e tuttavia non è un cammino vano”.

Monastero di Maria Santissima del Rosario | Palma di Montechiaro (AG) | piazza Domenico Provenzani | tel. 0922 968108 La Madia | Licata (AG) |corso Filippo Re Capriata, 22| tel. 0922.771443 | http://www.ristorantelamadia.it/
Florio | Marsala (TP) | Via Vincenzo Florio, 1 | 0923.781111 | http://www.duca.it/cantineflorio/
Pocho | San Vito Lo Capo (TP) | s.p. 16 Custonaci | tel. 0923.972525 | http://www.pocho.it/


a cura di di Loredana Sottile
foto in apertura della raccolta del sale: Walter Leonardi


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