20 Mar 2014 / 17:03

Vulture in tour. Un viaggio tra cantine e paesaggi straordinari

Ancora una terra nascosta che cela paesaggi unici e un territorio di incredibile ricchezza. Madre dell'Aglianico e di altri prodotti straordinari, custode di una biodiversità da primato. È il Vulture, una terra fuori dalle mete de turismo di massa, con monumenti e borghi suggestivi.
Vulture in tour. Un viaggio tra cantine e paesaggi straordinari
Ancora una terra nascosta che cela paesaggi unici e un territorio di incredibile ricchezza. Madre dell'Aglianico e di altri prodotti straordinari, custode di una biodiversità da primato. È il Vulture, una terra fuori dalle mete de turismo di massa, con monumenti e borghi suggestivi.
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Se il Vulture fosse una persona sarebbe una mamma. “Un tempo si diceva che la sua terra vulcanica allatta le viti”, racconta Gerardo Giuratrabocchettidi Cantine del Notaio mentre ci guida alla scoperta dell’Aglianico. Questa visione dolce e poetica ha però una giustificazione scientifica: lo strato spugnoso sottostante i terreni assorbe acqua in inverno e nutre le piante in estate.
Spento ormai da 125mila anni, con i suoi 1.326 metri l’antico vulcano ha il profilo che pare disegnato da un bambino e una natura dagli esiti sorprendenti. Se poi aggiungiamo la bellezza di centri come Venosa, Menfi e Rapolla e l’identità arbëreshë di paesi come Barile, abbiamo tutti gli ingredienti per il viaggio da non perdere: cantine moderne e di qualità, castelli aragonesi, un parco archeologico romano e i laghetti di Monticchio, formatisi dentro la caldara del vulcano dopo l’ultima eruzione. Sono il lago piccolo e il lago grande: il primo è alimentato da sorgenti di acque minerali effervescenti e a sua volta riempie il secondo attraverso un canale sotterraneo. Lungo le sponde si ammirano ancora i resti archeologici della basilica di Sant’Ippolito, del 1100 circa.

Grazie al microclima particolare, qui gli alberi non seguono l’ordine classico della vegetazione di montagna per specie e quote: gli abeti bianchi crescono in riva ai laghi, le querce accanto ai faggi e così via. Il garofano spinoso cresce invece solo a Monticchio Bagni. Oltre 8.500 le specie di insetti, tra cui una piccola farfalla notturna, la Bramea, un fossile vivente unico al mondo con oltre 5 milioni di anni che abita la riserva naturale di Grotticelle, 209 ettari protetti sul monte Vulture. La possiamo ammirare nel Museo di Storia Naturale del Vulture, all’interno della bella Abbazia di San Michele. Un indirizzo fondamentale per gli appassionati di flora, fauna e biodiversità. Il Museo ci documenta sulla formazione della terra, i vulcani, la fauna e la flora locale.

Ecco vedete? C’è davvero tutto ciò che serve per far crescere un turismo legato alla cultura, al paesaggio e alla gastronomia”spiega Teodoro Palermo, presidente del Consorzio dell’Aglianico del Vulture “ma al momento abbiamo sfruttato appena il 10 per cento del nostro potenziale”. “Da sempre abbiamo due grossi problemi”aggiunge con franchezza Vito Paternoster, storico produttore di Aglianico “Innanzitutto non siamo stati capaci di dire, con orgoglio e dignità, dove si trovi la Basilicata, tanto che viene ancora percepita come terra di mezzo tra Puglia e Campania. Secondo, l’incapacità quasi atavica di attrarre gente: forse perché non siamo sorridenti, forse per un retaggio di tristezza. Ma servono manager e sinergie concrete. Per forza di cose la situazione dovrà cambiare”.
Eppure il bello e il buono sono lì che aspettano come un’amante trascurata. Fate un giro a Barile e scoprirete la suggestiva cantina storica di Paternoster (2 Bicchieri con il Don Anselmo), tra rocce e vecchie botti; quella moderna è invece fuori l’abitato, e accoglie i visitatori nella grande sala degustazione. A pochi metri da qui un’altra cantina di punta, quella di Elena Fucci, nata nel 2000 e lanciata al successo con il suo unico vino, un Aglianico del Vulture da 3 Bicchieri. Anche qui si organizzano visite con degustazione in cantina e vigneto.
Per provare i vini insieme con un buon cibo saliamo in cima a San Fele, verso Tipicamente, regno dello chef Antonio Puppio. Risotto con le ostriche, mortadella e cacao, o capocollo di maialetto nero a bassa temperatura con schiacciata di patate e verdure in tempura: Puppio, 28 anni, cucina contemporanea e legame con la tradizione, è diventato la seconda attrazione di San Fele insieme alle cascate del torrente Bradano. “Siamo isolati, si soffre, ma resistiamo da cinque anni in cima a una montagna dove senza una cucina del genere non ci sarebbero richiami per chi arriva da fuori”racconta Antonio “i nostri ospiti vengono da altri paesi e regioni, mentre gli abitanti trovano fuori dal comune la nostra proposta. Sono diffidenti, ma se vogliono fare bella figura con un parente lo portano da noi”.

Volendo avere un'idea della tradizione gastronomica della zona, bisogna provare i salumi: a Picerno andate per salsiccia e soppressata picernese, salame montagnolo, capocollo dolce e piccante. Li trovate al GR Salumi, un’azienda artigianale d’insaccati lucani. Da non perdere anche il salumificio dei fratelli Sileno, a Venosa, che produce in modo tradizionale soppressata dolce e piccante, pancetta arrotolata e tesa, capocollo, guanciale, lonza, utilizzando maiali alimentati con mais e vegetali.

Nella vicina Avigliano, invece, la tradizione esalta il baccalà, per molto tempo l’unico pesce di questo entroterra. È cucinato in varie ricette ma la più apprezzata è con i peperoni cruschi, quelli rossi dolci dalla buccia sottile essiccati al sole nel paese di Senise, sotto al Pollino.
Infine la pasticceria con le sue tentazioni: provate Libutti, a Rionero in Vulture, dal 1850 un porto sicuro per i golosi: aragoste, sfogliate, cannoli con ripieno di ricotta locale, mostaccioli all’amarena e al marron glacè; e gli imperdibili cioccolatini all’Aglianico del Vulture.

Tornando al nostro tour per cantine incontriamo Gerardo Giuratrabocchetti. Nelle vecchie Cantine del Notaio, a Rionero, ha allestito un “presepe del vino” realizzato da un artigiano locale che rappresenta gli antichi mestieri di Rionero: ci sono la locandiera, il vendemmiatore, il bottaio e pure il bevitore con il fiaschetto in mano. Lo si può ammirare dopo una degustazione nella moderna sala, al di sopra delle cantine seicentesche di un ex ospedale francescano. “Il numero dei visitatori è in crescita continua”fa Gerardo “appassionati e curiosi che ci conquistiamo giorno dopo giorno con iniziative mirate, presentazioni di libri, incontri privati: un’attività che rappresenta oggi una quota importante del fatturato, anche il 20% se ci mettiamo le vendite dirette che riusciamo a fare in queste occasioni”.
Pochi chilometri di saliscendi, con il Vulture che giganteggia dietro di noi, ci guidano fino a Venosa, la città di Orazio e di Carlo Gesualdo (1566-1603), tra i massimi compositori di musica sacra e madrigali. Da visitare il castello ducale Pirro Del Balzo (1470) e il parco archeologico romano; suggestiva la vela dell’Incompiuta: doveva essere la continuazione della chiesa della SS. Trinità per volere di Roberto Il Guiscardo, ma non è mai stata completata.
Dopo un bel girovagare si arriva a Cantina di Venosa, un cooperativa a gestione imprenditoriale, cresciuta in qualità e quantità di bottiglie a scapito della vendita di sfuso: oggi sono un milione, tredici anni fa appena 100mila. Dal 2013 completamente green powergrazie al fotovoltaico: 560mila euro di investimenti, tutti a carico dei 400 soci. “Risparmiamo 30mila euro l’anno di spese energetiche” dice soddisfatto il presidente Francesco Perillo Così, invece di ridurre i costi di manodopera abbiamo abbattuto gli sprechi”. Un bel segnale in un paese dove 400 famiglie lavorano nella viticoltura. Per i 400 anni dalla morte di Gesualdo hanno lanciato un’edizione speciale del Madrigale, Aglianico del Vulture di punta della Cantina. Mentre si deve aspettare settembre 2014 per l'entrata in commercio il primo Aglianico del Vulture Docg. Si stimano 100mila bottiglie tra i vari produttori. Fatta in purezza con rese massime di 80 quintali/ettaro, la Docg ha due versioni: Superiore, invecchiato 3 anni, e Riserva, di 5. Per il passaggio dall’albo Doc a Docg è previsto un limite del 10% sulla superficie del vigneto. Il 70% dell’Aglianico del Vulture Doc è prodotto da Cantine di Venosa. Il territorio comprende 11 Comuni in provincia di Potenza.

Cantine del Notaio | Rionero (PZ) | via Roma 159 | tel 0972.723689 | www.cantinedelnotaio.it
Paternoster | Barile (PZ) | contrada Valle del Titolo | tel 0972.770224 | www.paternostervini.it
Elena Fucci | Barile (PZ) contrada Solagna del Titolo | tel. 0972.770736 | www.elenafuccivini.com
Cantina di Venosa| Venosa (PZ) | via Appia, Contrada Vignali | tel 0972.36702 | www.cantinadivenosa.it
Museo di Storia Naturale del Vulture | Rionero In Vulture (PZ) | loc. Monticchio Laghi | Abbazia di San Michele | tel. 0972.731028 | www.museodelvulture.it
Tipicamente | c.so Umberto I 40 | San Fele (PZ) | tel 0976.94004 | www.ristorantetipicamente.it
GR Salumi | Picerno (PZ) | s. da Serra, 13 | tel. 0971.991135 | www.grsalumi.it
Salumi Sileno | Venosa (PZ) | via Melfi, 102 | tel. 0972.31580 | www.salumisileno.it
Pasticceria Libutti | Rionero in Vulture (Pz) | via Garibaldi, 25 | tel 0972.721063 | www.pasticcerialibutti.it


a cura di Massimiliano Rella
foto di Massimiliano Rella

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