3 Apr 2014 / 13:04

Start-up. Cucina Mancina. La risposta ai bisogni alimentari diversi

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Chi sono i mancini alimentari? Tutti quelli che, per ragioni mediche, etiche o estetiche, hanno particolari esigenze in fatto di cibo. Ricette, indirizzi, contenuti editoriali e spazio virtuale: è la community del cibo mancino che si basa su concetti quali copyleft e crowdsourcing. Ecco Cucina Mancina, la start-up di oggi.

Start-up. Cucina Mancina. La risposta ai bisogni alimentari diversi

Chi sono i mancini alimentari? Tutti quelli che, per ragioni mediche, etiche o estetiche, hanno particolari esigenze in fatto di cibo. Ricette, indirizzi, contenuti editoriali e spazio virtuale: è la community del cibo mancino che si basa su concetti quali copyleft e crowdsourcing. Ecco Cucina Mancina, la start-up di oggi.

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Lorenza Dadduzio e Flavia Giordano sono le mamme di Cucina Mancina, la food community dedicata ai mancini alimentari, ovvero tutti coloro che hanno bisogni alimentari diversi dalla maggior parte delle persone, per scelta, per necessità oppure per semplice curiosità. Lorenza nasce a Barletta nel 1981 mentre Flavia, classe 1978, è di Bari; entrambe frequentano un corso sulle start-up innovative organizzato da Arti Puglia, e lì l'illuminazione: proporre e realizzare dei servizi dedicati ai mancini alimentari partendo dal presupposto che il diverso non è sbagliato ma colui che risolve i problemi in maniera creativa. Abbiamo intervistato Lorenza, che in Cucina Mancina è direttore creativo e si occupa di marketing, per capire se siamo di fronte a un progetto editoriale o a una vera e propria start-up.

Domanda numero uno: siete o non siete una start-up?
Assolutamente sì, siamo alla versione beta.

Cos'è Cucina Mancina?
Nasce come una food community dedicata ai mancini alimentari, ovvero tutte quelle persone che hanno bisogni alimentari diversi, o per scelta o per necessità ma anche per pura curiosità. Nel nostro sito ci sono diverse sezioni, dalle ricette rivisitate per i diversamente onnivori allo store locator (funzionante tra poche settimane) che individua ristoranti o negozi mancini vicini all'utente.

Come e quando è nata l'idea?
Flavia e io ci siamo conosciute in un corso organizzato da Arti Puglia sulle start-up innovative. Durante una delle cene con i compagni di corso ci siamo accorte di essere circondate da allergici, intolleranti o vegetariani. Lì l'illuminazione: c'era bisogno di un servizio rivolto a loro. Era l'inizio del 2012 e, dalla semplice pensata alla realizzazione, il passo è stato breve e del tutto naturale. Flavia ha coniato il nome Cucina Mancina e io mi sono sbizzarrita con il logo: ispirandomi alle forchette parlanti di Munari ho ricreato, con una forchetta che ricorda anche una mano, il logo del copyleft, simbolo di massima condivisione. A seguire è stato necessario procedere con studi e analisi di mercato, dai quali è emerso che il problema principale e più frequente è che i mancini alimentari mangiano sempre le stesse cose, sia perché le ricette che conoscono sono sempre uguali ma anche perché per molti di loro è difficile trovare luoghi che vendano gli alimenti idonei alla propria allergia o intolleranza. Noi abbiamo cercato di trovare le soluzioni ai loro problemi adottando un unico slogan: If it doesn’t go right, go left! Verso la fine del 2012 abbiamo partecipato a Start Cup Puglia, con questa partecipazione io e Flavia ci siamo praticamente fidanzate, peccato che lei si sia sposata solo un mese dopo!

Nel concreto che servizi offrite?
Ora offriamo il ricettario multi filtro, ma in un futuro prossimo offriremo altri servizi. Nella sezione “filtra ricette” gli utenti possono trovare ricette vegane, vegetariane, senza glutine, senza lattosio o senza uova ma anche con pochi zuccheri, pochi grassi o povere di sodio. Per ora è solo in modalità online ma è prevista anche un'app.

Chi scrive le ricette mancine?
I nostri food makers, che sono food blogger, chef o redattori (i privati che volontariamente hanno voluto collaborare). O sono loro a proporsi o siamo noi a contattarli. Poi, grazie all'aiuto della nostra nutrizionista, selezioniamo le varie ricette sia su base scientifica che da un punto di vista estetico per dare un taglio meno medicale e più gioioso alle ricette proposte. Vogliamo restituire la giusta dignità visiva e gustativa anche ai piatti per i mancini del food.

Che altri servizi avete previsto?
Il secondo step è creare uno store locator, online tra un paio di settimane, con l'obiettivo di avere un luogo virtuale dove aggregare tutte le realtà sensibili ai mancini alimentari, che molto spesso sono disperse e poco conosciute. Nello store locator sono presenti i ristoranti dedicati ai mancini alimentari ma anche i negozi dove poter comprare gli ingredienti. Il ricettario multi filtro è lo strumento per fare community, utile anche per convincere gli eventuali investitori i quali, quasi sempre, vogliono una base solida sulla quale costruire. Le ricette non sono altro che uno strumento virale che fa community, poi accanto ad ognuna c'è il nome dello chef che l'ha cucinata, dove è stata fatta e l'elenco degli ingredienti che vanno a comporla. Così un utente può navigare in maniera trasversale e, in base alle proprie necessità, può prenotare online il ristorante indicato oppure comprare, sempre online o recandosi nel negozio più vicino, tutti gli ingredienti necessari per preparare la ricetta a casa.

Dopo il ricettario multi filtro e lo store locator avete previsto altri servizi?
Sì, il terzo step lo abbiamo pensato ma non ancora concretizzato. È un servizio per creare interazione tra gli utenti, i quali potranno votare la ricetta o il locale preferito inviando un feedback (simile a TripAdvisor ma decisamente più blando) oppure declinare la ricetta in base alle proprie necessità, previa verifica da parte nostra, sul modello del copyleft. Nel nostro sito vige la filosofia della massima condivisione del “codice-ricetta”: se un celiaco vuole copiare la ricetta di una lasagna senza lattosio e proporla senza glutine, lo può fare. Così è un togli e metti continuo di ingredienti dove l'utente diventa parte attiva e il sito ne ricava forti benefici in termini di numeri di ricette.

L'elemento caratterizzante della vostra start-up è il crowdsourcing, giusto?
Sì perché gli utenti sono i primi protagonisti del progetto: sono loro ad avere determinati problemi e sono sempre loro a suggerire le eventuali soluzioni. Anche lo store locator è una mappatura dal basso, resa possibile grazie ai suggerimenti dei nostri utenti, perché solo chi prova determinati posti è poi in grado di dire se meritano oppure no. Ad oggi lo store locator include 12.000 luoghi mappati da volontari o collaboratori, che poi noi abbiamo contattato per verificarne la veridicità. È una modalità wiki dove tutte le informazioni sono soggette a continue modifiche, tutto è sempre in itinere

Così risulta una start-up in continua evoluzione?
Seguiamo il modello delle start-up della Silicon Valley, secondo il quale bisognerebbe essere in versione beta perenne per avere sempre nuovi input. Il modello pubblicitario, dove uno sconosciuto ti presenta un prodotto altrettanto sconosciuto, non funziona più. Oggi gli utenti si fidano delle persone in carne e ossa, con le quali condividere il medesimo problema ed eventualmente le medesime soluzioni. Ecco perché stiamo lavorando con food makers privati ma anche con negozianti, chef o ristoratori, che vivono in questo mondo gastronomicamente mancino da più tempo di noi. Grazie a loro riusciamo a capire e individuare quali siano i problemi più comuni e le soluzioni più idonee.

Chi lavora in Cucina Mancina? E prima in che settore lavoravate?
Io e Flavia siamo le mamme di Cucina Mancina: Flavia è la content e social media manager mentre io, che ho anche uno studio di comunicazione (Metròfili), mi occupo di tutto quello che riguarda le immagini, dalla grafica alla ricerca iconografica. Ad aiutarci ci sono Elvira Greco, nutrizionista e responsabile del coordinamento scientifico, Francesco La Notte, programmatore, e Giorgio Bertolini, financial advisor; poi un centinaio di collaboratori tra foodographer (i fotografi) e food makers volontari provenienti da tutta Italia, con una concentrazione maggiore in Puglia, semplicemente perché Flavia e io siamo pugliesi e la maggior parte degli eventi che abbiamo organizzato fin'ora, tipo i laboratori ludico-didattici organizzati assieme ad Actionaid, sono stati fatti in Puglia.

Avete partecipato a parecchi concorsi e bandi, ultimo in ordine di tempo Next, il progetto di Repubblica delle Idee per raccontare e dar visibilità agli innovatori dei tempi nostri, dove avete vinto nella categoria degli startupper di food. Partecipare è più utile in termini economici o di contatti?
Entrambi. Nel 2013 abbiamo vinto il concorso di idee della Camera di Commercio di Bari, Valore Assoluto, e con esso 70.000 euro che abbiamo prontamente investito sullo sviluppo della piattaforma. Abbiamo poi partecipato alla Global Social Venture Competition dove siamo arrivate terze. Da qui c'è stata un'esplosione di contatti, tra cui Feltrinelli, che ci ha proposto di creare un libro di ricette. È così che abbiamo realizzato Eat Different. È avvenuto tutto in maniera naturale, siamo partite con una valigia piena di stoffe e di attrezzi da food stylist e abbiamo girato tutta Italia per entrare nelle cucine dei nostri food makers. Il ricettario è andato in stampa all'inizio del 2014 e ora lo stiamo pubblicizzando attraverso conferenze, eventi, showcooking o mostre itineranti per dare la possibilità a chiunque di vedere le foto delle ricette.

Siete state selezionate anche da Mind the Bridge Foundation, di che si tratta?
È una fondazione nata a San Francisco grazie a un'intuizione di Marco Marinucci, con l'intento di aiutare a promuovere le idee innovative italiane presso e tramite la Silicon Valley. Siamo state selezionate nel giugno 2013 e a novembre siamo volate oltreoceano per frequentare il corso. Qui abbiamo rivisitato, grazie a due compagni di corso, il nostro modello di business perché la prima obiezione che ci hanno fatto è stata la vostra prima domanda: siete un progetto editoriale o una start-up? E la risposta a questa domanda è stata univoca perché sia io che Flavia, tramite la nostra start-up, vogliamo offrire dei servizi in un modello win win (vinci tu che vinco io).

Nonostante sia a tutti gli effetti una start-up, attualmente i guadagni arrivano dai progetti editoriali.
Ora come ora sì ma contiamo di avere altre entrate in futuro. Nel frattempo abbiamo realizzato anche un secondo progetto editoriale, in collaborazione con l'Unione Camere Puglia, per assemblare tutti gli attori che hanno a che fare con le diversità alimentari e per parlare delle eccellenze pugliese, dai singoli prodotti alle ricette della tradizione. Puglia che mangia differente è un prodotto editoriale volto a valorizzare le eccellenze pugliesi in chiave mancina, qui potete trovare la ricetta delle cartellate senza glutine o del ragu senza carne. È un ricettario che verrà distribuito gratuitamente o sotto forma di e-book.

In futuro contate di avere altre entrate?
Sì, una volta che avremo il servizio di prenotazione dei ristoranti e della vendita online dei prodotti chiederemo una percentuale ai ristoratori e ai negozianti.

Un ristorante, per stare nel vostro store locator, deve pagare una quota?
Assolutamente no. Ormai il modello pubblicitario è superato, noi puntiamo ad avere un grande numero di locali mappati per essere credibili sia agli occhi degli utenti che degli esercenti. Una volta raggiunta credibilità chiederemo una percentuale solo in caso di prenotazione o vendita online tramite il nostro sito. Ora stiamo lavorando sulla credibilità del brand Cucina Mancina, senza correre troppo e senza bruciare i rapporti con i food lovers e i food makers, sia che si tratti di chef che di produttori.

Come reagiranno i ristoratori o i negozianti alla richiesta di una percentuale sulle prenotazioni o sugli acquisti?
Abbiamo già dei tester e hanno reagito molto bene: loro hanno bisogno di credibilità e di visibilità. Poi c'è una voglia generale di condivisione e consapevolezza da parte di tutti gli attori di questo progetto.

Che problematiche avete dovuto affrontare?
La prima che mi viene in mente è essenzialmente una difficoltà logistica: non vivendo nella stessa città è un po' più complicato incontrarsi, ma abbiamo optato per registrare come sede legale la casa di Flavia! Altra difficoltà è stato comporre tutti i pezzi fungendo da manager, operaie, esperte di pubbliche relazioni e chi più ne ha più ne metta. Ma una cosa è certa: quando smetteremo di divertirci smetteremo di fare Cucina Mancina.

www.cucinamancina.com

LA NOSTRA INCHIESTA SULLE START-UP
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a cura di Annalisa Zordan
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