24 Apr 2014 / 19:04

Dalla fermentazione al cinema. Lievito Madre arriva a Cannes, intervista al giovane regista Fulvio Risuleo

L’ha proposto come Saggio di Diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia e ora è in concorso al Festival di Cannes. Il corto del regista ventitreenne e figlio di uno dei due titolari del Dall’Antò, sarà proiettato il 21 maggio.
Dalla fermentazione al cinema. Lievito Madre arriva a Cannes, intervista al giovane regista Fulvio Risuleo
L’ha proposto come Saggio di Diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia e ora è in concorso al Festival di Cannes. Il corto del regista ventitreenne e figlio di uno dei due titolari del Dall’Antò, sarà proiettato il 21 maggio.
Tanti colpi di scena in questa storia. Un giovane regista ventitreenne si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia con un corto particolare che racconta la storia di una coppia minacciata da un terzo incomodo trovato dentro un vecchio pianoforte un po’ malandato. Il lavoro è buono, tanto da essere ammesso al Festival di Cannes, nella sezione Cinefondation, quella dedicata ai giovani emergenti. La particolarità del corto, della durata di 17 minuti, è che a frapporsi tra la coppia non è un amante o una suocera, come nel più classico dei casi, bensì una pallina di lievito madre. La cosa ci ha interessati e abbiamo intervistato il regista, anche perché il nome ci ricordava qualcosa. Esattamente il Dall’Antò, locale di monti di cui già abbiamo parlato e dedicato proprio agli impasti. Fulvio Risuleo ha 23 anni e una grande passione per cinema e fumetto. Subito dopo il liceo artistico si è iscritto al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dove ha da poco concluso l’iter durato tre anni. Tra le prove finali è prevista la realizzazione di un cortometraggio e quello che ha presentato Risuleo titola Lievito Madre.

Come ti è venuta l’idea per il soggetto?
È la realtà che mi ispira, mi sono semplicemente guardato intorno. Tra le tante cose ne ho notata una mi ha colpito: il mutamento delle dinamiche di coppia quando entra un terzo elemento, in questo caso il lievito madre.
Tratto da una storia vera, potremmo dire…
Sì, in effetti è proprio così. La coppia che ho avuto modo di osservare è quella costituita da mia sorella maggiore e dal suo compagno. Non so per quale motivo, ma di punto in bianco lei ha deciso di fare del lievito madre, da quel giorno tutta la loro vita ha cominciato a ruotarci intorno. Addirittura appuntamenti e uscite erano programmate in funzione di quella piccola palletta di acqua, farina e miele.
Poi cos’è successo?
Ho capito che doveva essere quello il soggetto del mio lavoro, mi sono appassionato e ho cominciato a studiare. Mi sono documentato e alla fine, insieme al mio gruppo di lavoro, ho abbozzato l’idea.
Ce la vuoi raccontare?
È la storia di una coppia, o meglio, della loro relazione messa a dura prova dall’arrivo di un terzo incomodo. Lui (Emiliano Campagnola) interpreta un artigiano che nell’aggiustare un vecchio pianoforte trova una pallina di lievito madre e decide di adottarlo. Lei (Virginia Quaranta), viene lentamente messa da parte, perché il lievito ha bisogno di continue attenzioni e reagisce anche agli stimoli (in questo caso è stato decisivo l’aiuto dell’effettista Luigi D’Andrea). La situazione tra i due comincia a farsi complicata e questo porta all’epilogo, che però preferisco non svelare.

Per poterlo vedere bisognerà attendere ancora poco tempo, la proiezione si svolgerà durante il Festival di Cannes nelle giornate del 21 e 22 maggio. Quello che possiamo anticipare è che, oltre alla componente gastronomica, vero fulcro del racconto, c’è la musica di J. S. Bach, in particolare il repertorio di Glenn Gould.

http://www.filmitalia.org/film.asp?lang=ita&documentID=80216
Precedente
Successivo

Partecipa alla discussione

Copyright 2015
Gambero Rosso Spa
P.Iva06051141007, Italy
All Rights Reserved

EN edition | JP edition