14 Mag 2014 / 10:05

Start-up. Rysto: aziende e lavoratori della ristorazione si incontrano online

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Ristoratori e imprenditori dell'ospitalità e potenziali dipendenti si incontrano su Rysto, la piattaforma virtuale che funziona come un social network dedicato alla ristorazione. Oggi conta 22.000 lavoratori e 800 aziende. Ecco come funziona.
Start-up. Rysto: aziende e lavoratori della ristorazione si incontrano online
Ristoratori e imprenditori dell'ospitalità e potenziali dipendenti si incontrano su Rysto, la piattaforma virtuale che funziona come un social network dedicato alla ristorazione. Oggi conta 22.000 lavoratori e 800 aziende. Ecco come funziona.
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Della loro start-up ne hanno parlato parecchi siti e noi di Gambero Rosso li abbiamo premiati in occasione di Sua Eccellenza Italia 2013 per l'intuizione e il lavoro svolto nella realizzazione della piattaforma. Di chi parliamo? Di Massimo Fabrizio e Jacopo Chirici, founders di Rysto, una sorta di LinkedIn della ristorazione che mette in contatto offerta e domanda di lavoro. Oggi, a distanza di due anni dalla realizzazione, abbiamo incontrato Massimo per capire come stanno procedendo i lavori (e per smentire, almeno in parte, le ultime dichiarazioni di Briatore).

Che cos'è Rysto?
Una piattaforma che aiuta camerieri e gestori di alberghi e ristoranti a incontrarsi per rispondere alle rispettive esigenze. Consente ai primi di trovare lavoro e ai secondi di reperire facilmente personale, anche all’ultimo momento.

Quando e come è nata l'idea?
Abbiamo cominciato a sviluppare il progetto nel 2012, anche se l'idea è nata un po' prima: quando facevo il cameriere mi sono reso conto che mancava un punto d'incontro verticale tra domanda e offerta, in un mondo del lavoro, come quello della ristorazione, che necessita di tempi rapidi. A San Francisco, durante la Start-up School in Silicon Valley, ho conosciuto Jacopo e gli ho proposto di sviluppare questa idea. Siamo tornati in Italia e abbiamo cominciato i lavori, che sono tuttora in corso.

Dall'idea alla realizzazione, quali sono stati gli step?
Abbiamo iniziato con vari pitch (ndr. presentazione della start-up) e business plan, poi siamo stati invitati a Tel Aviv all'evento DLD con una delegazione italiana dell'allora governo Monti. Lì abbiamo conosciuto quelli che sarebbero diventati i nostri futuri investitori: la società di venture capital Principia SGR, che è entrata a far parte del progetto investendo un milione di euro.

Oggi, dopo due anni dalla nascita, come sta andando?
Stiamo rivedendo un po' di cose perché non sempre le aspettative si sono realizzate. Da una parte il numero di iscritti e la partecipazione hanno superato le più rosee aspettative, dall'altra è difficile acquisire credibilità. C'è ancora una scarsa apertura verso la tecnologia da parte dei datori di lavori, fondamentalmente non si fidano del mondo di internet. Pian piano però ci stiamo facendo conoscere, soprattutto tramite Facebook.

Dove sta il vostro guadagno?
Sugli annunci di lavoro che fanno i datori, inizialmente sono gratuiti e poi li facciamo pagare (19 euro). Oltre all'intermediazione vendiamo pacchetti di e-learning (tipo HACCP). Ci tengo però a precisare che per il lavoratore il servizio è interamente gratuito.

Il servizio come funziona per i lavoratori?
Funziona come un social network: il lavoratore entra nella sezione dedicata a lui, compila una serie di dati anagrafici e carica una sorta di curriculum, selezionando la categoria di lavoro e il livello di esperienza. Completati questi passaggi può procedere con le candidature.

Come funziona per il datore di lavoro?
Più o meno le procedure sono le stesse, l'unica cosa che cambia è che da un unico profilo può gestire diversi locali. Poi può procedere con lo screening sulla nostra piattaforma, consultando la banca dati.

Voi potete controllare i profili degli utenti, per evitare eventuali profili fake?
Per ragioni legali non possiamo fare un pre screening però sono assai rari i casi di profili fake, l'unico rischio è che un lavoratore indichi requisiti che poi non è in grado di rispettare, ma questo avviene anche nelle candidature cartacee. Sempre per ragioni legali non possiamo entrare nel merito dei contratti.

In quanti collaborate?
Per il momento siamo in sette: Jacopo e io, Claudio Erba (investor & board), Maja Guarracin (marketing manager), Antonio Marotta (development manager), Teresa Del Prete (digital designer & social media image) e Francesco Cimmino (web developer).

Toccate tutta Italia?
Operiamo in tutta Italia e abbiamo anche richieste dall'estero (soprattutto datori che cercano cuochi italiani), dalla Germania alla Cina.

Quanti iscritti avete?
Abbiamo 22.000 lavoratori che ricoprono tutti i ruoli della ristorazione e del settore alberghiero, e 800 aziende.

Che problematiche avete dovuto affrontare?
In generale burocratiche, ci ha fatto penare la richiesta di autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro perché c'erano limiti sia economici che strutturali: dovevamo cominciare con un minimo di 25.000 euro di capitale sociale, almeno due dipendenti e una sede (noi abbiamo optato per Napoli).

Oggi quali difficoltà ci sono?
Avremmo bisogno di altro personale, ma non possiamo ancora permettercelo. Siamo ancora nella fase in cui stiamo solo ed esclusivamente investendo. Speriamo venga il giorno in cui ci sarà finalmente la fase di guadagno!

Cosa rispondi a Briatore secondo il quale non conviene investire in start-up ed è meglio aprire una pizzeria?
In parte gli do ragione, nel senso che attività come le pizzerie hanno uguale dignità di una start-up, tra l'altro uno dei miei sogni è proprio quello di aprire un ristorante. Però, in difesa delle start-up, penso che a volte siano difficili da comprendere perché sono realtà che inizialmente bruciano i soldi in maniera rapidissima, e questo per un imprenditore vecchio stampo può risultare incomprensibile. Tra l'altro i dati gli danno pure ragione perché effettivamente sono poi poche quelle che sopravvivono.


www.rysto.com

LA NOSTRA INCHIESTA SULLE START-UP
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a cura di Annalisa Zordan
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