8 Apr 2011 / 19:04

Mercati globali - Il Vino vince fuori casa

MERCATI GLOBALI - IL VINO VINCE FUORI CASA

“L’italia del vino deve vincere la sfida della competitività all’estero, e ci riuscirà solo studiando i mercati per imparare come conquistarli”.

Per il neopresidente di Con

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MERCATI GLOBALI - IL VINO VINCE FUORI CASA

“L’italia del vino deve vincere la sfida della competitività all’estero, e ci riuscirà solo studiando i mercati per imparare come conquistarli”.

Per il neopresidente di Con

fagricolutra Mario Guidi, in una chiacchierata con Tre Bicchieri, il successo dell’export si costruisce su solide analisi di marketing. Ma cosa dicono gli esperti? Quelli di Rabobank, la banca olandese  (presente in 48 Paesi con 10milioni di clienti), specializzata in analisi e scenari del settore vitivinicolo, che da anni collabora con Confagricoltura e che, qui al Vinitaly ha presentato una densissima ricerca dal titolo “A Decade of Great Change, Italy in the New Wine World”, le migliori opportunità di crescita sono in Cina (un mercato da un miliardo di litri, ad andar cauti) e negli Stati Uniti, mentre la Gran Bretagna sarà lo sbocco privilegiato dei vini del Nuovo Mondo, Australia e Cile in pole position.

“La Gran Bretagna è, e rimarrà, il maggiore importatore di vino al mondo – ha confermato  il direttore generale di Rabobank Rossella Schiavinima attenzione, perché la domanda si sta livellando verso il basso e questo avvantaggia i vini del Nuovo Mondo”. Diverso il discorso per gli Stati Uniti, che resteranno i principali importatori di vino italiano: nel 2010 abbiamo venduto agli americani 221.6 milioni di litri, più del triplo rispetto alla Francia. “La Cina è il vero mercato emergente – ha detto Vilma Pumi, l'analista che ha firmato lo studio – anche se al momento l’importazione di vino rappresenta solo il 10% del mercato totale”.

Per sfondare, è il parere degli analisti di Rabobank, bisognerebbe adottare politiche commerciali diverse e promuovere il vino con strategie di comunicazioni efficaci e multicanale. E se invece le opportunità di crescita si trovassero dietro l’angolo? Ne è convinto Piergiovanni Pistoni, presidente della Federazione Vitivinicola della Confagricoltura:  “Esportiamo in Germania il 30% ma si potrebbe fare meglio – ha spiegato stamattina–  Lo chiedono le aziende per prime: aumentare la penetrazione, ricollocarsi e rinnovare l’immagine”. I margini ci sono, visto che nel mercato tedesco l’Italia del vino pesa solo per il 13%. E forse le migliori chance le avranno i vini bianchi, che piacciono sempre di più ai consumatori tedeschi, con quote in aumento a discapito dei rossi, che rimangono comunque i più venduti.

In dettaglio: i bianchi oscillano tra il 13 e il 16 %, i rosè stanno intorno al  9%, il resto sono rossi. Vicini o lontani, i mercati mondiali del vino sono comunque una sfida e tra i principali fattori che influenzeranno la competitività c’è la protezione del prodotto. “Di certo – ha concluso Roberta Schiavinila sovrapproduzione, la pressione della grande distribuzione e lo sviluppo del private label saranno elementi cruciali di impatto sulla concorrenza”.

La partita si gioca e si vince fuoricasa, allora? Tutti se lo augurano anche perchè i consumi interni sembrano destinati a calare ancora sotto i 40 litri pro-capite (seppure compensati dall'affinamento dei gusti e quindi da una maggiore domanda di vino di qualità). Non tutti, però, si pongono il problema della volatilità dei cambi e delle incertezze delle politiche monetarie (proprio ieri la Bce ha alzato i tassi all'1,25%). E i cambi, ama ricordare Lucio Mastroberardino dell'Uiv, possono influenzare anche pesantemente i conti economici delle aziende troppo “export oriented”. “Are we making any progress?”, stiamo facendo dei passi avanti, si chiedono gli analisti di Rabobank. La risposta è: sì. Ma non bisogna fermarsi mai.

Andrea Nicoletti
08/04/2011

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