9 Ott 2014 / 13:10

Fud Bottega sicula. Street food gourmet da Catania conquista l’Italia

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Fud – Bottega Sicula non si può etichettare: è panineria, ristorante, pizzeria, wine bar che propone piatti contemporanei e al tempo stesso legati al territorio. Gambero Rosso lo ha premiato come miglior locale street food e anche per i suoi interni di design. Oggi intervistiamo il suo ideatore Andrea Graziano per capire come gli stanno andando le cose.
Fud Bottega sicula. Street food gourmet da Catania conquista l’Italia
Fud – Bottega Sicula non si può etichettare: è panineria, ristorante, pizzeria, wine bar che propone piatti contemporanei e al tempo stesso legati al territorio. Gambero Rosso lo ha premiato come miglior locale street food e anche per i suoi interni di design. Oggi intervistiamo il suo ideatore Andrea Graziano per capire come gli stanno andando le cose.
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Da piccolo sognava di fare il pizzaiolo mentre si ritrovava tra i quadri della galleria d’arte dei genitori. Il cibo per lui è fin da subito un’esperienza e una scelta di vita. Così lascia Catania per fare lo chef in giro per il mondo e una volta tornato nella sua città, tredici anni fa, decide di aprire il Sale Art Café mettendo d’accordo genitori e sogni. Sì perché questo locale è sia ristorante che spazio espositivo. Lui è Andrea Graziano. Passano gli anni, Andrea accumula esperienza e a febbraio del 2012 inaugura Fud – Bottega Sicula: panineria, ristorante, pizzeria, wine bar. Un concept che racchiude ricerca per il cibo, global e local, architettura, praticità e contemporaneità. Non a caso è stato premiato dal Gambero Rosso come miglior locale street food (oltre che da Inarch, Artribune e Gambero Rosso nel concorso Bar e Ristoranti d'Autore, per i suoi interni).

Il concetto di partenza? Dare spazio alla clientela che non riusciva a trovare un posto dove sedersi al vicino Sale Art Café, accogliendoli in un luogo meno formale, facile da gestire, pratico. In due anni Fud è diventato un punto di riferimento per i catanesi amanti dello street food contemporaneo e al tempo stesso legato al territorio, trasformando via Santa Filomena nella via enogastronomica per eccellenza della città. Un must to go per sentirsi in Europa, mangiare hamburger con carne bovina modicana e formaggio delle Madonie, wurstel di suino nero dei Nebrodi e provola ragusana, kebab con pollo di Modica. Qui i concetti di slow food, chilometro zero, innovazione e tradizione, rispetto per i piccolo produttori, stagionalità del menu sono di casa. Nel progetto di Fud nulla è lasciato al caso. A partire dal gioco linguistico del nome e del menu, nato scimmiottando l’inglese e il siciliano. Una sorta di siculinglish d’effetto (Am burger, cis burger, eg burger, uain, shek burger, uonderful). Ed è subito successo tanto che c'è stato una sorta di effetto Fud: a Catania e dintorni, nell’ultimo anno, sono nate come funghi paninerie e hamburgherie. Il panino gourmet funziona ma Andrea giura che il trend non c’entra niente e che dietro Fud ci sono anni di ricerca. Ma soprattutto ci sono loro: i Fud people.


Andrea, come nasce l'idea di Fud?
Prima da un’esigenza pratica e funzionale: dare spazio all’affollatissima clientela del mio primo ristorante Il Sale Art Café. Poi, dalla volontà di mettere insieme quindici anni di ricerca sul cibo, di viaggi enogastronomici, di passioni culinarie e di storie di produttori che ho coinvolto nella mia avventura.

Avevi in mente questa complessa operazione culturale che ingloba design, marketing, comunicazione e l'idea di rivoluzionare la scena gastronomica catanese?
In qualche modo si, perché quando ho pensato a Fud, ho chiamato intorno a me diversi consulenti, esperti in comunicazione, marketing, food designer che mi hanno aiutato a sviluppare l’idea che avevo in mente. Questa si è poi evoluta con il tempo e da semplice, piano piano, è diventata più complessa. Non ci aspettavamo però questo successo immediato.

Menu glocal, cibo di strada internazionale e siciliano rivisitato pero' in chiave Born in Sicily. Qual è il concetto che tiene insieme il globale e il locale?
Nella nostra pagina web abbiamo usato una frase per noi importante che è diventata il nostro slogan: “La migliore ricetta del futuro è la tradizione”. Noi offriamo un cibo di strada che ha come base le eccellenze siciliane senza dimenticare mai i produttori che ci forniscono le materie prime, con le loro storie e i loro aneddoti. Ogni prodotto viene scelto e selezionato perché buono e perché dietro c’è una bella storia da raccontare.

Oggi tutti però parlano di km zero, biologico, agricoltura sostenibile. Non c’è il rischio che risulti solo uno slogan?
Spesso è così. Questi concetti alcune volte sono dei contenitori che nascondono solo fake. In Sicilia, mi è capitato di chiedere un piatto tipico e di aver ricevuto la bresaola. Fud non tralascia mai la qualità e la provenienza delle materie prime. Il riscontro pratico della nostra filosofia è il menu.

Fud è innovativo anche nella comunicazione e nel design. Quest'ultimo ricorda certi locali del Nord Europa. A cosa ti sei ispirato nell'architettura e nel modo di concepire lo spazio?
Insieme a André Thomas Balla, architetto che ha curato il design di Fud, abbiamo pensato alla funzionalità e a come ottimizzare I tempi. Ogni spazio ha una sua logica. Il tavolo sociale è un concetto che all’inizio i catanesi non hanno subito capito ma che con il tempo hanno imparato ad apprezzare. I ristoranti del Nord Europa (penso al Noma) mi affascinano perché, anche se stellati, sono molto minimal e le atmosfere sono calde e accoglienti. Nell’architettura di Fud non poteva però mancare la Sicilia e il suo territorio, quindi abbiamo scelto materiali siciliani come il cotto catanese, la pietra lavica, il ferro.

La comunicazione gioca un ruolo importante, basta pensare alla scelta linguistica...
La scelta linguistica è stata vincente perché originale ma la strategia che abbiamo adottato nei primi mesi che hanno anticipato e seguito l’apertura è stata quella della non comunicazione. Non c’è stata nessuna battaglia pubblicitaria. Oggi la macchina della comunicazione è sicuramente molto attiva.

Fud ha ridisegnato la scena gastronomica catanese, negli ultimi anni un po' in crisi, e contribuito a far diventare via Santa Filomena, la via del cibo. Come vedi la ristorazione a Catania?
Si è sempre detto che il catanese ami la quantità più che la qualità. Io credo invece che Catania sia sempre stata una città avanti e pronta ai cambiamenti anche nel cibo. La tradizione è importante ma se non ti rinnovi nelle tecniche rimani indietro.

Fud è anche bottega e un marchio che mette insieme produttori locali.
Sono 50 i produttori che fanno parte del marchio Fud. Il criterio guida è che i prodotti devono essere buoni e artigianali. Non mi interessano necessariamente le certificazioni biologiche (anche se molti dei nostri prodotti sono bio). Nell’avventura Fud si sono imbarcati produttori che all’inizio non erano pronti a fare fronte alle nostre richieste perché piccoli ma oggi stanno crescendo insieme a noi.

Fud mette insieme idee e persone. Chi sono i Fud People?
Persone che hanno totalmente sposato il nostro progetto, la nostra filosofia. Ci hanno creduto e messo l’entusiasmo e la passione. Sono gli chef, i pizzaioli, i consulenti per la comunicazione, i camerieri, i produttori... Tutti quelli che lavorano per noi. Senza dimenticare chi viene a mangiare da Fud perché ne apprezza la qualità.

Progetti futuri?
Abbiamo avuto trentacinque richieste di franchising ma sto valutando l’ipotesi di due aperture. È facile cedere alla tentazione delle catene ma voglio mantenere l’autenticità del progetto. Voglio che Fud abbia sempre a Catania la sua radice. Sono nati già otto Fud corner in Italia e all’estero dove vendono i nostri prodotti. Il progetto più imminente è l’apertura a Catania nel 2015 di un prossimo ristorante.

Multi concept in una sola parola: Fud
Fud è buono. Per questo piace. Piace perché è family e vegetarian e vegan friendly. Piace per il cibo e l’atmosfera.

La cucina del domani?
Quella che regala emozioni.

Fud Bottega sicula | Catania | via Santa Filomena, 35 | tel. 095.7153518 | www.fud.it

a cura di Liliana Rosano
foto in apertura: Elisia Menduni
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