10 Apr 2015 / 13:04

VKA. La vodka made in Toscana

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L'acqua dell'Appennino Toscano e il grano biologico locale, la tradizione agricola e quella artigiana del Mugello. Sono questi gli ingredienti di VKA, la vodka toscana che sta conquistando gli appassionati.
VKA. La vodka made in Toscana
L'acqua dell'Appennino Toscano e il grano biologico locale, la tradizione agricola e quella artigiana del Mugello. Sono questi gli ingredienti di VKA, la vodka toscana che sta conquistando gli appassionati.
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Vodka cento per cento toscana. Sì, si può. E si può con materie prime d'eccellenza, come grano e farro biologici italiani e acqua proveniente dall'Appennino Toscano. Parliamo di VKA Vodka, un prodotto che nel 2013 sembrava un azzardo e che oggi, invece, è diventato realtà grazie alla lungimiranza di quattro soci. “Il nostro è un progetto strettamente legato al territorio”. Spiega Luca Pecorini, portavoce di Futa srl (l'azienda cui fa capo la vodka) e ideatore del brand VKA. “Con la nostra vodka stiamo infatti cercando di far emergere una Toscana autentica attraverso due materie altrettanto autentiche: acqua di sorgente e grano biologico”.

La sfida che parte dalla terra

Parte dunque dalla Toscana, più precisamente dal Mugello, la sfida ai colossi della vodka, che vede come punti di riferimento la terra, e i contadini che di questa terra si prendono cura. “Siamo un'azienda filantropica e sociale” dice “che guarda sia gli interessi dell'imprenditore sia quelli degli agricoltori: paghiamo il grano biologico di più rispetto al prezzo medio di mercato, inoltre prevediamo degli incentivi di produzione che variano in base all'annata. L'anno scorso, quando c'è stato un decremento di produzione dell'80%, erano sostanziosi”. Non solo, VKA vuole essere un prodotto che ridefinisce la visione comune di una Toscana artigiana e creativa, associandole una vena imprenditoriale e industriale, per niente marginale e capace di confrontarsi con un mercato internazionale e globalizzato.

L'idea e la genesi

Sapete come è nato il tutto? Dal fatto che la storia della pizza mi fa arrabbiare: è vero, sulle origini ci sono sempre grandi polemiche ma nessuno può negare il fatto che pizza sia sinonimo di italianità. Ciononostante, sapete chi fa il maggior fatturato annuo con la signora pizza, superando i tre miliardi di dollari? Gli Stati Uniti. È uno dei tanti esempi che dimostra come, noi italiani, pur essendo bravi ideatori e artigiani, abbiamo grandi difficoltà imprenditoriali. Non siamo quasi mai riusciti a radicare i prodotti nel territorio. Qualche passo in avanti lo abbiamo fatto con le denominazioni d'origine, ma non è sufficiente. Così mi sono detto, perché, per una volta, non ci appropriamo noi di un prodotto altrui, se così si può dire, radicandolo nel nostro territorio?”. Grande intuizione la loro, forte del fatto che VKA non sarà mai scollegata dal territorio toscano grazie all'acqua del Lago di Bilancino e al grano autoctono. E il radicamento è sottolineato dalla presenza di una maison, o chateau, per dirla alla bordolese: “Si tratta della Villa San Giusto a Fortuna, immersa nel cuore del Mugello a San Piero a Sieve, che getta lo sguardo verso i campi di grano”.

L'etichetta e la bottiglia

E si ritorna così di nuovo alla terra. Terra rappresentata anche in etichetta: “VKA è il cocktail più rappresentativo fatto con la nostra vodka, il maraschino e l'amaretto. Ma il significato vero lo potete intuire da una lettura più approfondita dell'etichetta”. Etichetta che, a essere sinceri, è assai criptica: “Rovesciando la bottiglia orizzontalmente le lettere V e A diventano un richiamo ai genomi uomo e donna . La K invece si tramuta in una linea orizzontale, che rappresenta la terra, al centro della quale ci sono i due aghi della bilancia, perfettamente centrati tra terra, uomo e donna”. E la cariosside di grano stilizzato, che significa? “Rappresenta madre natura... provate a immaginare perché”.
Al di là dei simbolismi, la bottiglia è, dal punto di vista ecologico, a impatto zero: in vetro trasparente con tappo dello stesso materiale e l'unica parte di plastica è la guarnizione del tappo, che però si toglie. Il packaging, invece, è realizzato con carta riciclata, grano e collanti rigorosamente ecocompatibili. In poche parole si può riutilizzare quasi all'infinito. Non solo, anche questa è legata al territorio: viene fatta nella Vetreria Etrusca a Montelupo Fiorentino.

L'assaggio

Questa bella storia però non è solo poesia. Certo il grano biologico e la trasparenza dell'acqua e del vetro potrebbero trarre in inganno, ma qui si parla anche di numeri e di qualità organolettica del prodotto: “Nei panel di assaggi è risultata concorrenziale, e in certi casi migliore, anche delle vodke russe e polacche. È infatti una vodka che al contatto con il palato risulta morbida e solo sul finale ha un retrogusto amaro, ha una mineralità divertente e nella pancia rimane calda. Non c'è nessun reflusso alcolico nel tubo digerente, per intenderci. Ed è una delle pochissime vodke a essere soddisfacente bevuta a temperatura ambiente”.


La rete commerciale e produttiva

Venendo ai numeri? “Stiamo disegnando la rete commerciale mondiale, partendo dai duty free aeroportuali e posizionandoci pian piano in varie enoteche e hotel”. Un bel successo per un progetto che ha stretto intorno a questo brand importanti rapporti di collaborazione con le cooperative e gli imprenditori agricoli della zona per valorizzare al meglio la filiera produttiva del grano. “L'idea mi è venuta una notte: parlando con un imprenditore ci siamo chiesti come fosse possibile creare posti di lavoro nella zona del Mugello. La risposta, nonostante non ci abbia mai pensato approfonditamente, è stata immediata: perché non far coltivare i molti terreni incolti della zona, proponendo agli agricoltori un progetto concreto?” Da lì poi si sono posti altre mille domande, tra cui le più importanti: che cosa coltivare e perché? “Siamo partiti dalle indagini di mercato: i dati parlavano chiaro, i prodotti agroalimentari più consumati a livello mondiale sono gli alcolici e gli spiriti. Così è cominciata questa avventura”. Oggi il mercato c'è, anche se di nicchia.

Le vendite in Italia e all'estero

E le vendite stanno andando molto bene in entrambi fronti: quello nazionale e quello internazionale. “Oggi stiamo seguendo due mercati. Inizialmente volevamo rivolgerci solo all'estero, perché in Italia non si consuma molta vodka. Basti pensare che nella sola Las Vegas si consuma, in un anno, molta più vodka di quanta se ne consuma qui in Italia. Ciononostante abbiamo avuto molte richieste anche nel mercato nazionale. La seconda strada è, appunto, quella internazionale, soprattutto Usa e Russia. Forniamo anche delle compagnie aeree, tra cui la giapponese All Nippon Airways Company. Nonostante siamo un'azienda al limite dell'immorale (alla fine vendiamo alcol e l'alcol bene non fa), illegale (basti pensare a quando si beve un bicchiere di troppo e ci ferma una pattuglia) e cara (una bottiglia può costare anche 40 €), ecco, nonostante tutte queste variabili negative, le vendite stanno andando bene. Perché? Perché facciamo un prodotto autenticamente toscano e di qualità”. Per una volta, insomma, è un'azienda interamente italiana a dare lezione di marketing catturando in trasparenza l'essenza di un territorio.


VKA | Scarperia e San Piero (FI) | Loc. San Giusto a Fortuna | vka.it


a cura di Annalisa Zordan


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