22 Set 2015 / 17:09

Viaggio nelle torrefazioni italiane di ricerca. Decima tappa: Mogi Caffè di Bergamo

a cura di

Continua la nostra indagine sull'espresso italiano di qualità. A Bergamo, Monica Forcella gestisce gli uffici della Mogi Caffè, realtà giovane e ancora una volta quasi tutta al femminile. La torrefazione vera e propria ha sede a Genova, dove il fratello di Monica tosta i chicchi che diventeranno le miscele Mogi.

Viaggio nelle torrefazioni italiane di ricerca. Decima tappa: Mogi Caffè di Bergamo

Continua la nostra indagine sull'espresso italiano di qualità. A Bergamo, Monica Forcella gestisce gli uffici della Mogi Caffè, realtà giovane e ancora una volta quasi tutta al femminile. La torrefazione vera e propria ha sede a Genova, dove il fratello di Monica tosta i chicchi che diventeranno le miscele Mogi.

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Bergamo, anni '80. Una coppia di coniugi lavora il caffè crudo in una piccola torrefazione artigianale destinata a durare nel tempo mantenendo gli stessi principi. Stessa città, anno 2007, la figlia dei torrefattori Monica Forcella decide di staccarsi da quella realtà per costruirne una tutta sua, improntata verso l'export e con uno sguardo aperto verso il panorama cosmopolita contemporaneo. A seguirla, il fratello tostatore e un gruppo di donne con esperienze in aziende internazionali.

Come nasce l'attività?

Vengo da una famiglia che lavora il caffè a Bergamo da circa 35 anni. Ho una laurea in agraria e ho lavorato presso l'ufficio dei miei genitori per un po' ma successivamente ho intrapreso la mia strada. La mia famiglia ha un'impostazione del lavoro più arcaica dalla quale mi sono distaccata. Così nel 2007 è nata Mogi; gli uffici dell'azienda hanno sede a Bergamo, mentre la torrefazione vera e propria dove avviene la tostatura ai trova a Genova. Si differenzia in tutto da quella dei miei genitori: innanzitutto siamo export-oriented; per noi l'esportazione è un elemento importantissimo. E poi cerchiamo di andare incontro alle esigenze della clientela attuale, adattandoci al gusto contemporaneo.

In quali paesi esportate?

Tanti paesi nordeuropei ma soprattutto fuori dall'Europa. Taiwan, Bangkok, Australia, Stati Uniti, Hong Kong, Shanghai. E a Shanghai abbiamo in progetto di aprire una caffetteria il prossimo anno. Lì non conoscono l'espresso, è ancora un prodotto esotico.

Parlando di estero, quali sono i paesi che producono l'espresso migliore?

Negli Stati Uniti sono principalmente gli italiani residenti a bere espresso, ma non c'è una grande formazione su questo prodotto, tanto meno un grande interesse. Sul cappuccino, invece, sono molto preparati. Gli australiani sono bravissimi, i migliori fra i paesi oltreoceano. In Europa invece più o meno sono migliorati tutti in fatto di espresso. Ora è tempo di fare formazione negli altri continenti.

A quale iniziative avete partecipato?

Mogi è il caffè servito durante la serata di gala Cathay Pacific Business Award, premio speciale del Cathay Pacific Airways per le aziende italiane che si sono distinte per le relazioni commerciali, etiche e sociali con Hong Kong, la Cina e tutta la Regione Asia. Dal 2014 Mogi offre il caffè alla stampa internazionale a Londra in occasione del festival annuale del design Clerkenwell Design Week. Dal 2009 ad oggi sono stati diversi i progetti: a partire da The Blank: Bergamo Modern and Contemporary Art, iniziativa che riunisce le gallerie e i musei di Bergamo per promuovere l'arte della città – per finire con una manifestazione tutta al femminile che si terrà il 27 settembre a Expo. Un'importante collaborazione è stata quella con le cooperative di Bergamo impegnate nel reinserimento di adulti e minori in difficoltà.

Com'è suddiviso il lavoro in azienda?

Siamo tutte donne tranne mio fratello, che si occupa della tostatura. Il team è composto da 15 persone; io mi occupo principalmente di marketing e della parte di comunicazione.

Veniamo ai prodotti. Che tipologie di caffè offrite?

Abbiamo la Quintessenza, un blend di 5 varietà 100% Arabica, realizzata in occasione di Expo 2015. Le varietà presenti provengono dal Brasile, Guatemala, Costa Rica, Honduras e Tanzania. Poi abbiamo la miscela Ethic, composta da caffè dell'Huehuetenango, presidio Slow Food. Infine, abbiamo la Miscela Blue: 90% Arabica e 10% Robusta. Quest'ultima è una miscela molto dolce che rappresenta l'80% delle nostre vendite.

Qual è invece la tipologia meno venduta?

L'Ethic è quella che vendiamo meno. I clienti lo considerano troppo caro – 8,00 euro per una confezione da 80 gr – ma è realizzato con un presidio Slow Food, dovrà pur differenziarsi dagli altri prodotti!

Quanto costano le altre miscele?

Una confezione di 250 gr di Quintessenza costa 9,50 euro mentre una di Blue 8,00 euro. Sono prezzi perfettamente in linea con quelli sul mercato. Cerchiamo di tenerci sulla stessa fascia di prezzo della concorrenza.

Avete anche il decaffeinato?

Sì, sempre miscela Blue ed è un decaffeinato ad acqua.

Caffè nella ristorazione: cosa ne pensa?

La maggior parte dei ristoranti compra capsule a basso prezzo, così come molti bar. Noi siamo presenti in alcuni locali ma il nostro punto di riferimento principale sono le caffetterie; quello della ristorazione è un settore che ci interessa relativamente.

Qual è il maggior problema dell'espresso nei bar?

Si tratta, naturalmente, di un problema legato ai costi. I proprietari dei bar tendono a comprare i prodotti con costo minore dimenticandosi della qualità ma, soprattutto, spesso preferiscono le aziende che offrono, insieme al caffè, anche attrezzature, tazzine e via dicendo.

Fra i progetti futuri c'è una caffetteria a Shanghai. Perché non in Italia?

In Italia il mercato funziona diversamente e anche la clientela è differente. All'estero pongono più attenzione alla formazione del personale e del consumatore. E poi il mercato estero è ancora tutto da scoprire e, soprattutto, l'espresso per molti paesi è un prodotto ancora da diffondere e far conoscere. Comunque, non escludiamo la possibilità di ampliare le nostre sedi anche in Italia ma, per ora, non è nei nostri programmi.

Una torrefazione che guarda costantemente all'estero. C'è un motivo particolare per questa linea aziendale?

Sì, ho sempre avuto collaboratrici che in precedenza hanno lavorato all'estero, sia in Europa che al di fuori. Unendo le conoscenze di ognuna, siamo riuscite a creare un team in grado di operare a livello internazionale e questo è decisamente più stimolante per tutti i componenti della squadra. Guardiamo al futuro, ai paesi dove la cultura dell'espresso è ancora un passo da compiere e questo ci incoraggia a fare sempre meglio.

Come si può risolvere il problema della mancante comunicazione del prodotto?

Attraverso tanta formazione. Questo è un momento critico per il mondo del commerciale: i baristi si concentrano più sul prezzo che sulla qualità del prodotto perché la crisi e le molteplici spese che deve affrontare un'attività di questo tipo impediscono spesso di guardare al di là dei costi. Anche per questo cerco di allinearmi con i prezzi degli altri prodotti di alta gamma. Il nostro payoff è “The luxury Italian coffee” (il caffè italiano di lusso) e vogliamo cercare di ristabilire un livello di alta qualità per l'espresso.

Come si possono acquistare i prodotti dall'estero?

Noi non ci limitiamo alla vendita online ma andiamo direttamente nei luoghi. Mi muovo molto insieme alla mia export manager e mi piace avere un rapporto diretto con i clienti.

Cosa ne pensa di Expo 2015 e del cluster del caffè?

A noi realtà più piccole non è stato possibile avvicinarci. Lì c'erano solo i colossi dell'industria, per cui, personalmente, non ho molto da dire.

 

Mogi Caffè | Bergamo | Via G.B Moroni, 240 | tel. 035 2650716 | www.mogicaffe.it

 

a cura di Michela Becchi

 

Nel prossimo articolo intervista a Caffè Musetti di Piacenza

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