21 Gen 2016 / 10:01

Addio Ettore Scola, il regista de La Cena

Ha saputo raccontare l'Italia e gli italiani guardandoli dall'osservatorio privilegiato della tavola. Trattorie, cene in famiglia, cucine di piccoli ristoranti: nei film di Ettore Scola, il cibo è stato complice, scenario e a volte comprimario di un racconto pieno di umanità e critica dolente. Lo vogliamo salutare così, con una carrellata delle sue scene più famose.

Addio Ettore Scola, il regista de La Cena

Ha saputo raccontare l'Italia e gli italiani guardandoli dall'osservatorio privilegiato della tavola. Trattorie, cene in famiglia, cucine di piccoli ristoranti: nei film di Ettore Scola, il cibo è stato complice, scenario e a volte comprimario di un racconto pieno di umanità e critica dolente. Lo vogliamo salutare così, con una carrellata delle sue scene più famose.

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Non accenna a rallentare le grandi perdite, questo 2016. Funestato dalla scomparsa di grandissimi nomi dello spettacolo e della cultura che proprio in questo inizio di gennaio, ci hanno lasciato. L'ultimo in ordine di tempo è stato Ettore Scola, il regista che, con i suoi film, ha raccontato la storia dell'Italia, e degli italiani, degli ultimi 50 anni. Un'Italia che cercava un riscatto dopo la disfatta del fascismo e della seconda guerra mondiale, ma anche un'Italia che rivelava cattiveria e piccineria, ostilità, prepotenza, grandi risorse di umanità e forti incertezze.

 

La tavola protagonista

Scola ha raccontato di una risalita faticosa e di un crollo di ideali, lui che di ideali e impegno ha sempre condito la sua attività di regista. E lo ha fatto, non di rado, da quel punto di osservazione privilegiato di vizi, virtù, tic e manie, che è la tavola. Al punto da costruire un'intera pellicola intorno al momento del pasto serale. Ne La Cena (1998), infatti, una galleria di tipi umani si dà appuntamento ai tavoli e nelle cucine di Arturo al Portico. Una trattoria romana che diventa palcoscenico di relazioni e frammenti di vita vissuta dai molti protagonisti di questo film corale (tra gli altri Gassman, Ardant e Giancarlo Giannini), figurine di una media borghesia tratteggiate con acume e snellezza, tra amori proibiti, desideri monastici, progetti familiari, riflessioni politiche e sprazzi di buon senso. Rigoroso nell'unità di tempo, luogo e azione, le molte vicende si srotolano nelle due ore effettive di durata del film e si giocano esclusivamente sul rito di una conversazione a tratti disattesa, ignorata, violata, a tratti coltivata e santificata sull'altare della tavola. Un'indagine sociologica feroce perpetrata sotto la lente d'osservazione del più alto rito domestico. Quello del cibo.

 

La tavola come personaggio di contorno

Tanto è asciutto e frammentato La Cena, tanto è sontuoso e di ampio respiro La Famiglia (1987), un racconto che copre 80 anni di storia familiare tra amori, tensioni, tradimenti e confessioni ambientate nel chiuso di un appartamento, e spesso intorno a un tavolo, che assiste silenzioso all'inseguirsi di giorni normali, in cui accadono cose normali. È un film sul tempo e sui piccoli eventi della quotidianità, e proprio per questo, è anche un film sui riti domestici che scandiscono il passare delle ore e dei giorni, come quello che riunisce la famiglia davanti a un piatto caldo.

Ed è sempre di fronte a un piatto colmo di cibo che si spera nel ritorno in vita di Antonio (Marcello Mastroianni) in Maccheroni. La pasta che dà il nome al film del 1985 è quella, fumante, che aspetta solo di essere mangiata durante la veglia funebre del povero diavolo, già morto per ben due volte e per ben due volte misteriosamente risuscitato, alle 13 in punto. Proprio all'ora di pranzo, dunque, facendo passare in secondo piano il piatto già pronto, testimone muto di un evento prodigioso. È un fenomeno magico che individua nel tempo del cibo il tempo del miracolo che, con spirito tutto partenopeo, si attende che si compia per la terza volta.

 

La tavola come coprotagonista

Nel film a episodi I Nuovi Mostri (1977), firmato a 6 mani con Mario Monicelli e Dino Risi, Ettore Scola dirige Hostaria!, comico racconto dei battibecchi amorosi nella coppia formata dal cameriere Vittorio Gassman, e il cuoco Ugo Tognazzi. I due, nel bel mezzo di una lite dettata dalla gelosia, si fronteggiano usando le armi del cibo, che viene lanciato, maltrattato, insudiciato in cucina, e poi servito agli ignari clienti, un gruppo radical chic che trova buonissima la cena. Una parodia, ma forse più una sintesi caricaturale, degli errori e degli orrori che si compiono nei ristoranti, dentro e fuori la cucina.
 


Sempre il tavolo di un locale alla buonafa da sfondo all'emergere delle tensioni e delle relazioni dei protagonisti di C'eravamo tanto amati. Tre amici (Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores) che, dopo tanti anni, si ritrovano nella stessa trattoria "Dal re della mezza porzione" che li aveva visti insieme tanto tempo prima. Gli anni sono passati e ognuno ha preso una strada diversa, si fanno bilanci e recriminazioni, e la tavola che celebra l'amicizia e la nostalgia è anche la tavola che li vede arrivare alle mani e poi riconciliarsi. È il 1974, e nel film un'altra scema richiama il valore simbolico del cibo: è quella di Aldo Fabrizi intento a mangiare di gusto, un'immagine familiare che sembra quasi esorcizzare la fame e l'indigenza.
 


Memorabile e dolorosissima la scena di Gente di Roma (penultimo film, del 2003) in cui un Arnoldo Foà malandato e ormai in preda a demenza senile, recita un brano del Corsaro Nero in una trattoria, davanti a un piatto di bucatini all'amatriciana, mentre in cucina il cameriere romano e romanista e il lavapiatti di colore e juventino si punzecchiano. “Ormai mi ricordo solo le cazzate” dice Foà, mentre Scola firma l'ultimo atto d'amore per la sua città e un ritratto struggente e amarissimo della vecchiaia.
 


Il rito italiano del caffè e della tavola

Come dimenticare il caffè di Una giornata particolare? Un momento di intimità, poi ripetuto davanti a un pasto frugale fatto di una semplice frittata, che suggella l'incontro di due solitudini nella Roma fascista: quella di Sophia Loren, costretta in un matrimonio infelice, con un marito-padrone che le impone continue gravidanze, e quella di Marcello Mastroianni, omosessuale destinato al confino proprio per il suo orientamento sessuale. Due umanità dolenti, escluse dal fervore che rende quella giornata, una giornata particolare: è il 6 maggio 1938, data della visita di Hitler a Roma.

Sono solo alcune scene, lo sappiamo, perché la produzione di Ettore Scola è stata maestosa, ricchissima di spunti e sequenze che hanno contribuito a raccontare, con ironia e affetto, l'Italia degli ultimi 50 anni. Ed è stata, in moltissime occasioni, un'Italia ritratta a tavola. È un piccolo elenco ma a cui ognuno potrà aggiungere altre voci.

Addio Ettore Scola, ti abbiamo voluto ricordare così.

 

a cura di Antonella De Santis

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