24 Mag 2016 / 17:05

Libri. Mangia sano che ti passa

Arriva in libreria il primo codice di procedura alimentare per capire il rapporto tra cefalee e alimentazione. Un processo agli alimenti dove niente è come sembra: dal cioccolato al caffè, dai salumi all'alcol, tutti gli alimenti condannati e quelli assolti.

Libri. Mangia sano che ti passa

Arriva in libreria il primo codice di procedura alimentare per capire il rapporto tra cefalee e alimentazione. Un processo agli alimenti dove niente è come sembra: dal cioccolato al caffè, dai salumi all'alcol, tutti gli alimenti condannati e quelli assolti.

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L'alimentazione è davvero uno dei maggiori colpevoli del mal di testa, come a lungo si è pensato? Quali sono i legami tra la cucina e la cefalea di cui soffrono più di sei milioni di italiani? E, infine, quali sono i cibi considerati i principali killer del benessere? Abbiamo fatto salire sul banco degli imputati i maggiori alimenti italiani, intentando un processo a loro carico. Il verdetto è di un giudice molto speciale, il professore Piero Barbanti, responsabile dell'Unità per la Cura e la Ricerca su cefalee e dolore dell'IRCCS San Raffele Pisana di Roma, che ha appena scritto il libro Mangia sano che ti passa a quattro mani con il professore di Immunologia dell'Università di Bari, Emilio Jirillo. Il primo codice di procedura alimentare che capovolge la giurisprudenza finora esistente in materia. Ma vediamo nello specifico.

Professor Barbanti, sgomberiamo subito il campo da falsi miti e luoghi comuni

Prima di tutto, l'idea che i cibi possano essere la causa dell'infiammazione deriva, tra le altre cose, dal fatto che il mal di testa si associa spesso alla nausea. Da qui la credenza diffusa che sia una reazione al cibo. Con questo testo, invece, tentiamo di passare da una visione tolemaica, in cui il cibo è la causa, a una visione copernicana, dove in alcuni casi lo si può addirittura considerare un alleato curativo.

Tutti assolti, quindi?

Assolutamente no, ma personalmente sono sempre stato contrario al terrorismo a tavola di molte letterature, soprattutto recenti. In molti casi è solo una questione di quantità e modalità. E non tutti i cibi golosi sono implicati.

Partiamo dalla A di alcol? Condannato?

Sicuramente gli alcolici possono causare mal di testa se ne abusa. Ma bisogna distinguere tra una cefalea immediata e una cefalea tardiva. La prima si verifica entro le tre ore ed è legata alla quantità di alcol: diciamo che si tratta di una semplice vasodilatazione. L'altra arriva dalle 5 alle 12 ore dopo, quindi di solito al risveglio. In questo caso l'alcol è andato a strizzare le terminazioni trigeminali, liberando le sostanze scatenanti dell'emicrania, come ossido nitrico e calcitonin gene related peptide.

Tra i vini, a dispetto di quanto si credeva, a far male è soprattutto il vino bianco. Si consideri anche che è quello che si beve con più facilità. In ogni caso non si dimentichi che il vino, grazie ai polifenoli, è anche un antiossidante, quindi non è del tutto condannabile. Tra i superalcolici, a far più male sono quelli scuri. Per intenderci fa meno male la grappa del whisky.

Sul banco degli imputati salgano adesso i salumi. Qual è il verdetto?

Condannati con la condizionale. Soprattutto i salami e gli insaccati in genere che contengono nitriti e nitrati. Ma in Italia sono i meno consumati. Semaforo verde, invece, per i prosciutti: una, due volte a settimana sono consentiti a chiunque.

Formaggi. Condannati o assolti?

Assolutamente assolti per insufficienza di prove. Non c'è mai stato uno studio scientifico che dimostrasse la loro implicazione nell'insorgere del mal di testa.

Da cosa nasce allora tutta la letteratura terroristica contro di loro?

Soprattutto da formaggi non italiani come il cheedar: avete presente il formaggio di colore arancione con cui si fanno gli hot dog? Ma parliamo dei Paesi anglosassoni.

I formaggi italiani, parmigiano incluso, non sono a rischio. Anzi, con le dovute eccezioni per chi soffre di colesterolo alto, sono sorgenti importanti di vitamina D, potenzialmente preventiva per l'emicrania.

Prima di passare al girone dei buoni, ci sono altri condannati in primo grado?

Sì, mi soffermerei su due abitudini in auge. Non ne saranno felici i frequentatori assidui, ma devo condannare happy hour e ape-ricene. Letali per chi soffre di mal di testa. I motivi sono principalmente tre: in queste occasioni spesso si beve a stomaco vuoto, si mangiano prodotti non freschi (i conservanti sono causa di attacchi; ndr)e si mangiucchia fuori orario, saltando spesso la cena. E, a questo proposito, ricordo che il digiuno è una bomba ad orologeria per gli emicranici: saltare un pasto o ritardarlo può indurre mal di testa in chiunque, ma nell'emicranico rappresenta una delle maggiori cause, dal momento che il suo cervello ha bisogno di grandi quantità di energia. Mai rimanere senza carburante.

Passiamo agli assolti. Quali sorprese ci riserva questa categoria?

Partiamo dal vero colpo di teatro: il cioccolato. Vietato vietare. Non c'è alcuna evidenza scientifica che il cioccolato provochi mal di testa: l'incriminazione è una bufala. Assolto, dunque, perché il fatto non costituisce reato. Non solo. Questo alimento contiene 380 sostanze chimiche e 10 composti psicoattivi e si rivela un ottimo antiossidante, al pari di frutta e verdura. Alimenti, peraltro, consigliatissimi agli emicranici. Vi chiederete perché allora, si ritenga comunemente che l'assunzione di cioccolato venga seguita da un attacco. La verità è un'altra: la fame di cioccolato è un tipico campanello d'allarme dell'arrivo dell'attacco. E troppo spesso le conseguenze si confondono con le cause. Infine, non dimentichiamo che contiene la teobromina, analogo della caffeina, talora utile nell'attacco di cefalea.

Visto che abbiamo tirato in ballo la caffeina, parliamone. Quali sono le relazioni tra il caffè e il mal di testa?

La caffeina è uno dei più prodigiosi psicofarmaci esistente che agisce sul recettore dell'adenosina. Non induce mal di testa se assunto nelle dosi corrette – una o due tazzine al giorno – anzi alle prime avvisaglie può essere salvifico: è un forte analgesico, spesso presente anche nelle compresse di antidolorifico. La caffeina stimola il centro del respiro del cervello e presenta proprietà utili anche per chi soffra di Parkinson. Praticamente o guarisce o ferisce, senza mezze misure. Nel caso del mal di testa non ferisce se assunta in giusta quantità, ma cronicizza l'emicrania in caso di abuso.

Altri insospettabili che, invece, fanno bene?

Vorrei spendere due parole a favore del peperoncino. Un alimento di grande interesse per i neurologi perché stimola i recettori vanilloidi che sono posti sui terminali trigeminali, responsabili del mal di testa. Dapprima stimolandoli, poi desensibilizzandoli e producendo analgesia.

Infine, non dimentichiamo un evergreen, l'alimento più neutro che esista, ma formidabile: l'acqua. Non solo porta nutrimento, ma spazza via le scorie presenti nell'organismo. Un emicranico dovrebbe aumentare le dosi normali di un altro litro e mezzo: in Italia 2 milioni di individui tra i 18 ed i 64 anni sono ipo-idratati, per non parlare degli anziani.

In conclusione, a che punto del cammino siamo per giungere finalmente a quella rivoluzione copernicana di cui parlavamo all'inizio?

Stiamo cercando di diffondere un nuovo approccio dove il cibo diventi un alleato nella lotta al mal di testa e non più il nemico da combattere. Con il professore Jirillo, sto studiando una dieta studiata apposita per gli emicranici, ma - e qui sta la nostra rivoluzione – invece di pensare a una dieta limitativa, si tratterebbe di introdurre alimenti con proprietà antiinfiammatorie in grado di contrastare la condizione di “low grade inflammation” tipica del soggetto emicranico.

Basta terrorismo alimentare, si può combattere il mal di testa anche a tavola, in modo divertente e soprattutto gustoso. Provare per credere.

 

Mangia sano che ti passa | di Piero Barbanti ed Emilio Jirillo | CIC-edizioni internazionali | pag.542

 

a cura Loredana Sottile

 

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