28 Nov 2016 / 10:11

Cosa c’è al posto dell’olio di palma? La risposta delle industrie alimentari

a cura di

“Senza olio di palma” is the new “Senza grassi idrogenati”. E quindi riconosceteci il beneficio del dubbio: non è che è tutta una mossa di marketing?  

Cosa c’è al posto dell’olio di palma? La risposta delle industrie alimentari

“Senza olio di palma” is the new “Senza grassi idrogenati”. E quindi riconosceteci il beneficio del dubbio: non è che è tutta una mossa di marketing?  

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L'olio di palma continua a far discutere, dividendo la popolazione a mo' di tifoserie calcistiche. C'è chi è per il sì (ricordate l'ultima campagna pubblicitaria di Nutella?) e chi per il no (pensiamo al Fatto Quotidiano che ha lanciato una petizione su Change.org). Noi ve ne abbiamo parlato qui e qui. Abbiamo analizzato pro e contro di questo “famigerato” grasso vegetale, senza riuscire né a demonizzarlo né a santificarlo, o almeno ad assolverlo senza ma.

L'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile

Sì perché da una parte c'è l'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile che lo scagiona quasi completamente, almeno per quanto riguarda i paventati danni ambientali: “Recentemente si è parlato tanto dell’olio di palma, affrontando il tema dal punto di vista dell’ambiente e della salute, ma l’argomento è stato spesso generalizzato lasciando spazio a luoghi comuni e banalizzazioni che non trovano riscontro quando si vanno ad approfondire i temi con informazioni scientifiche e dati concreti”, ha dichiarato Giuseppe Allocca, Presidente dell’Unione. “Sull’olio di palma sono diversi i pregiudizi da chiarire, come il fatto che non sia possibile produrlo in modo sostenibile. Invece, l’olio di palma certificato sostenibile c’è ed esiste, ed è prodotto coltivando le palme nel rispetto dell’ambiente, preservando il territorio dalla deforestazione e nel pieno rispetto delle popolazioni locali. Tutte le aziende utilizzatrici di palma aderenti all’Unione ormai da anni adoperano olio di palma 100% certificato RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) e puntano, per il 2020, ad adottare criteri di certificazione ancora più stringenti rispetto a quelli attuali già di alto livello. Una scelta precisa che va incontro alla via suggerita dalle grandi organizzazioni internazionali e ambientaliste, come Greenpeace e WWF International, che continuano a considerare il palma come uno degli oli vegetali più sostenibili ”.

Effettivamente è inconfutabile il fatto che se volessimo sostituire il palma con la colza, per esempio, ci servirebbe più terreno per avere la stessa quantità di olio: ben 5 volte in più. Discorso analogo vale per i pesticidi: il palma impiega circa 2 kg di pesticidi a tonnellata, molto meno del girasole (ne usa 6kg/t), della colza (11kg/t) o della soia (29kg/t).

Dall'altra parte c'è chi contesta anche l'olio di palma sostenibile, criticando i criteri poco stringenti necessari per ottenere la certificazione RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) e la latitanza dei controlli. Questo per quanto riguarda l'impatto ambientale, altra questione da affrontare è quella legata alla salute.

Fa davvero male alla salute?

Anche qui ci sono opinioni contrastanti. Secondo Allocca “è vero, il palma è utilizzato in numerose preparazioni alimentari e proprio per questo motivo i detrattori hanno provato a demonizzarlo accusandolo di contribuire in modo eccessivo all’intake (ndr. quantità) di grassi saturiMa, guardando ai dati più recenti, è evidente che questo ingrediente contribuisce per meno del 20% della quantità di grassi saturi che assumiamo giornalmente. Il restante 80% viene invece da altri alimenti… insomma, è stato creato allarmismo ingiustificato su un ingrediente e oggi abbiamo voluto fare chiarezza anche su questo punto”.

Mentre per l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (l’Efsa) il tutto non si può ridurre a un semplice allarmismo: “I contaminanti da processo a base di glicerolo (ndr. sostanze che si sviluppano ad alta temperatura) presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovane e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età.”

E lo studio arriva addirittura a supporre la cancerogenicità, ipotizzando una conversione completa degli esteri in glicidolo (“Ci sono evidenze sufficienti che il glicidolo sia genotossico e cancerogeno”) dopo l'ingestione. Su una cosa concordano tutti: il consumo giornaliero non deve essere eccessivo. L'Efsa pone come limite giornaliero 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo per 3-MCPD e i relativi esteri degli acidi grassi, ovvero le sostanze che si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature, bastano circa 200° C (leggi: merendine, biscotti, snack salati...). Un limite (forse) incompatibile con la quantità di prodotti contenenti olio di palma in commercio.

Come si stanno muovendo le grandi aziende

Va decisamente controcorrente la Ferrero che si schiera ufficialmente a favore dell'olio di palma, e lo fa attraverso uno spot che non lascia nessun dubbio di interpretazione. Scagionando la Nutella, ottenuta con olio di palma di qualità” proveniente solo da frutti spremuti freschi e lavorato a temperature controllate. Non solo, Alessandro d’Este, amministratore delegato di Ferrero commerciale Italia, dichiara che il loro è “un olio sicuro oltre che sostenibile”, ed è perfetto per esaltare la cremosità dei loro prodotti.

La maggior parte delle aziende invece, nel dubbio o per marketing, vista l’attenzione mediatica, ha deciso di mettere al bando l'olio incriminato. Come Coop, che ha annunciato di voler sostituire l’olio di palma in tutti i suoi prodotti alimentari a proprio marchio, in seguito alla pubblicazione del dossier Efsa (vedi sopra). In una nota dell'azienda si legge: “Per i prodotti a marchio Coop, si accelererà il processo di sostituzione dell’olio di palma, privilegiando l’impiego di olio extravergine di oliva o oli monosemi, ricorrendo a ricette e formulazioni nutrizionalmente più equilibrate. Coop ha già sostituito l’olio di palma in oltre 100 prodotti a marchio molto importanti; tra questi ricordiamo i prodotti delle linee destinati ai bambini 'Crescendo' e 'Club 4-10', così come i prodotti della linea 'Viviverde' e la crema spalmabile 'Solidal Coop'. La sostituzione dell’olio di palma nei rimanenti 120 prodotti a marchio avverrà nei prossimi mesi”. O come Barilla che per i suoi prodotti da forno a marchio Mulino Bianco ha fatto dietro front e, dopo aver difeso il palma attraverso la campagna di Aidepi nella quale si affermava che era pressoché insostituibile, ha annunciato sul sito di aver “già sostituito l'olio di palma con altri oli in almeno 90 prodotti”. Sono solo due esempi del coro che grida unanime il motto “Senza olio di palma”, almeno per alcuni prodotti. Pensiamo a Colussi, Balocco, Buitoni, Loacker, Pavesi, Carrefour, Conad, Eurospin, Esselunga, Pam e Panorama e molti altri. Compatti sul fronte del no, magari anche solo per assecondare il sentire comune sempre più ostile a questo prodotto.

Bene ma non benissimo. Dato che l'utilizzo di un eventuale “olio monosemi” o di “altri oli” non tranquillizza affatto. Cosa sono questi altri oli? Chi ci dice che sono migliori per l’ambiente? Chi ci garantisce che sono più adatti per la salute? Ipotizziamo: se si iniziasse a produrre tutto con il più costoso olio di girasole o di semi di girasole (leggendo gli ingredienti delle nuove ricette pare sia questo l'olio che ha rimpiazzato quello di palma) non si risolverebbero i problemi legati all'ambiente, dato che l'olio di girasole ha una resa per ettaro nettamente inferiore rispetto al palma. E con la carenza di terreno agricolo coltivabile mondiale, se facessimo questa scelta, saremmo costretti a sottrarre terreno ad altre coltivazioni, per esempio a quella dei cereali. La conseguenza? Il prezzo di questi ultimi lieviterebbe con ripercussioni dirette sulle popolazioni mondiali più povere, che sopravvivono prevalentemente con i cereali. Tra l'altro non si risolverebbero nemmeno i problemi legati alla salute, visto che tutti gli oli ricchi di grassi polinsaturi, ovvero quelli vegetali, portati ad alte temperature producono elementi cancerogeni. Il rimedio (sostituire l’olio di palma con altri oli vegetali) sembra dunque peggiore della malattia che si vuole curare.

A questo punto ci auguriamo che all'olio di palma non subentri l'egemonia di un altro olio. Ma che piuttosto vengano utilizzati più oli diversi, compreso ovviamente l'extravergine, e perché no il burro, che per troppo tempo è stato additato, per poi essere scagionato mediaticamente nel giugno 2014 con un articolo del Time. Come sempre la moderazione è la chiave di volta, anche nel consumo di certi alimenti, qualsiasi sia il grasso utilizzato. Una cosa è invece solitamente certa in maniera assoluta: quando c’è una tirata mediatica contro questo o quel prodotto, solitamente bisogna evitare di dar credito al 100%.

 

a cura di Annalisa Zordan

 

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