9 Feb 2017 / 14:02

Carnevale in Sicilia. Le tradizioni di Acireale, Sciacca, Termini Imerese e Novara di Sicilia

Una festa sinonimo di libertà, allegria e sregolatezza, in cui la tradizione cristiana riprende riti antichi come le cerimonie dionisiache greche o i saturnali romani. In Sicilia il Carnevale è una ricorrenza molto sentita, esaltata da suggestive sfilate in maschera ed eventi che in alcuni casi durano giorni. Ma cosa si mangia durante i festeggiamenti? Vi raccontiamo quattro particolari feste siciliane e le relative specialità locali.

sfinci palermitane

Una festa sinonimo di libertà, allegria e sregolatezza, in cui la tradizione cristiana riprende riti antichi come le cerimonie dionisiache greche o i saturnali romani. In Sicilia il Carnevale è una ricorrenza molto sentita, esaltata da suggestive sfilate in maschera ed eventi che in alcuni casi durano giorni. Ma cosa si mangia durante i festeggiamenti? Vi raccontiamo quattro particolari feste siciliane e le relative specialità locali.

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Il Carnevale in Sicilia

La teatralità che sostanzia le tradizioni siciliane, che siano di origine pagana o spiccatamente cristiane, tocca il suo apice durante il Carnevale. Le piazze e le tavole dell’isola si trasformano, diventando colorate tele su cui dipingere e raccontare la catarsi del Carnevale, che permette a tutti di lasciarsi andare, non solo indossando maschere e interpretando personaggi di fantasia, ma anche concedendosi qualche peccato di gola. Sull’isola le celebrazioni di Carnevale sono legate a tempi antichi: le prime tracce di festeggiamenti risalgono al 1612 quando per la prima volta il viceré D'Ossuna concesse una cerimonia ufficiale a Palermo, riproposta fino al 1741. Dal capoluogo l’usanza si diffuse nelle altre province, ognuna delle quali ha declinato la festa in maniera diversa. Ecco le più suggestive.

 

Carnevale di AcirealeCarnevale di Acireale

 

L’abbatuzzu di Acireale e le crispelle

Ad Acireale, cittadina in provincia di Catania, il Carnevale è nato in maniera spontanea, con saturnali organizzati direttamente dai cittadini che, liberi dai vincoli delle gerarchie sociali, potevano irridere potenti, nobili e clero. Non a caso, una delle prime maschere delle celebrazioni acesi fu l'abbatazzu (detto anche pueta minutizzu) che ironizzava sui religiosi locali portando in giro giganteschi libriper improvvisare i sermoni: un simbolo della saccenza e della rigidità del clero.

Oggi la festa si inserisce perfettamente nel contesto barocco del centro storico di Acireale e ha diversi scambi con altre feste simili: è gemellato con il Carnevale di Viareggio e ospita spesso maschere di Venezia. Il Giovedì Grasso sfilano le grandi realizzazioni di cartapesta, che trattano argomenti di satira e costume sociale, mentre il martedì è dedicato ai suggestivi carri. Nati nel 1931 come macchine che giravano per le vie della città, oggi sono carri di grandi dimensioni addobbati con centinaia di fiori che, grazie ai movimenti meccanici e alle luci, compongono spettacolari figure. I festeggiamenti acesi durano 10 giorni con spettacoli di vario tipo e terminano il Martedì Grasso con il rogo del Re Carnevale concluso dallo spettacolo pirotecnico.

 

Sfinci 

Il piatto per eccellenza del Carnevale acese sono le crispelle, fagottini ripieni di ricotta fresca e acciughe: uno sfizio che si mangia per le strade durante la sfilata, ma anche come secondo piatto durante le giornate di festa. Ma qui si mangia anche la pignolata, dolce di origini messinesi: piccole palline fritte, chiamate anche impannuccati, ricoperte di miele e servite su foglie di limone.

 

Dove comprare le crispelle:

Antica Crispelleria Cordai | Acireale (CT) | piazza Porta Gusmana 30/31 | tel. 380 9032313 | www.facebook.com/AnticaCrispelleriaCordai

Crispelleria Marconi | Catania | piazza Guglielmo Marconi 8 | tel. 345 842 1329 | www.facebook.com/Crispelleria-Marconi-201401903376197

 

Sciacca, il re Peppe Nappa che dona vino e salsicce

In storica rivalità con il Carnevale di Acireale c’è quello di Sciacca, altra celebrazione famosa non solo entro i confini siciliani. Anche in questo caso è una festa che nasce “dal basso”, intorno al 1500: al centro delle prime manifestazioni c’erano le maschere ma soprattutto un banchetto a base di vino, salsicce e cannoli, tradizione ancora viva. Ma è dal ‘900 e, in particolare nel dopoguerra, che il Carnevale di Sciacca si evolve, con la nascita delle prime compagnie di rivista e di carri allegorici sempre più sofisticati che prendevano in giro personaggi locali in chiave satirica.

 

Carnevale di SciaccaCarnevale di Sciacca

La preparazione dei carri a Sciacca è un momento particolare, con un’atmosfera onirica che diventa sempre più frenetica man mano che si avvicina la festa. La notte precedente la sfilata è riservata agli ultimi montaggi: i carri vengono messi in strada e assemblati sul posto, dando vita a un'anteprima della festa. Il Carnevale inizia il Giovedì Grasso con la consegna simbolica delle chiavi della città al re del Carnevale, che qui si chiama Peppe Nappa, personaggio adattato dai saccensi come maschera locale che apre e chiude le celebrazioni. Ed è proprio Peppe Nappa che, sfilando per le vie della città, distribuisce vino e salsicce alla brace per tutta la durata del Carnevale, fino a quando, l'ultima sera del Martedì Grasso, quando viene dato al rogo in piazza accompagnato da giochi pirotecnici.

 

Per mangiare le salsicce e non solo:

Portavagnu Street food | Sciacca (AG) | piazza Saverio Friscia | tel. 39 320 968 244 | www.facebook.com/Coljghguggg/?rf=284105751773166

Pane e Vino | Sciacca (AG) | vicolo Sammaritano 22-24 | tel. 39 0925 86674 | www.facebook.com/paneevino.sciacca?fref=ts

 

Termini Imerese, le sfinci di Nannu e Nanna

Un Carnevale relativamente “più giovane”, quello termitano, documentato dal 1876, ma in realtà nato nel 1848. In quel periodo la cittadina della provincia di Palermo ospitò alcune famiglie napoletane, venute nell’isola al seguito dei Borboni dopo essere state cacciate dalla capitale. Furono proprio i napulitì, come venivano chiamati dagli abitanti di Termini, che nel periodo di Carnevale promossero una festa alla quale partecipò tutta la città, dando vita a U’ Nannu ca Nanna (il nonno e la nonna). La particolarità del Carnevale di Termini Imerese è infatti la partecipazione, accanto al re del Carnevale Nannu, di una figura femminile, Nanna, unico caso in Sicilia, che rappresenta la continuità della dinastia dopo la morte al rogo del re. Uno dei momenti più suggestivi è la lettura del testamento di Nannu, nel quale vengono irrise le personalità più in vista della città.

 

sfinci palermitane

Il Carnevale termitano non avrebbe senso senza lesfinci: frittelle dolci condite con zucchero e cannella che dalla provincia di Palermo si sono diffuse in tutta l’isola, con le dovute varianti. Ma qui a Carnevale si mangiano anche leTeste di turcu, le teste di turco, un dolce al cucchiaio tipico di Castelbuono (PA) creato alternando strati di sfoglia dolce a crema pasticcera e abbondante cannella.

Dove comprare le sfinci:

Bar Delle Palme | Termini Imerese (PA) | via Mazzarino | tel. 091 814 2616

L'Angolo Delle Dolcezze | Cefalù (PA) | via Novelli, 2/4 | tel. 0921 923047 | www.langolodelledolcezze.it/Dolcezze/IT/ChiSiamo.aspx

 

I maiorchini rotolanti di Novara di Sicilia

Una cittadina in cui Carnevale significa prevalentemente formaggio, nello specifico maiorchino, prodotto con latte crudo di pecora sul versante nord dei monti Peloritani, in provincia di Messina. Ogni anno, a Novara di Sicilia, il Carnevale vede fronteggiarsi tre contendenti, i “rotolatori” di maiorchino, nella tipica gara chiamata ruzzola. Un torneo di origine seicentesca, che si tiene da sempre in occasione del Martedì Grasso, un tempo riservato ai soli uomini, oggi aperto anche alle donne. La gara consiste nel far rotolare un maiorchino stagionato del peso di 10 chili mediante uno spago attorcigliato alla forma lungo un percorso che si snoda per oltre due chilometri dentro le vie di Novara. Ai lati cittadini e turisti incitano i tre finalisti, selezionati dopo una serie di gare che si svolgono nella settimana precedente.

 

La ruzzola dei maiorchini di Novara di Sicilia

Dopo la competizione, il culmine della festa è la sagra del maiorchino dove i produttori, vestiti con gli abiti seicenteschi, si prodigano per far assaggiare non solo il maiorchino, ma anche tuma e ricotta, altri due prodotti tradizionali della provincia. La sera tutta la comunità condivide la cena in piazza, assaggiando le creazioni a base di maiorchino e gustando i classici ai maccheroni di casa conditi con sugo di maiale.

Dove comprare il maiorchino:

Agriturismo Girasole | Novara di Sicilia (ME) | contrada Grego, 49 | tel. 0941 650812 | www.agrigirasole.it

Tre compari | Santa Lucia Del Mela (ME) | via Cattafi, 7 | tel. 091 8731513 | www.trecompari.com

 

 

a cura di Francesca Fiore

 

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