26 Gen 2018 / 15:01

Food Tech Demo Day. Le migliori 8 startup di food tech si presentano a Roma

a cura di

L’acceleratore di startup dedicate al food tech ha presentato ufficialmente gli 8 progetti migliori dall’Italia e dal mondo. Le iniziative più interessanti e un bilancio di Startupbootcamp FoodTech, a meno di due anni dalla sua nascita.

Food Tech Demo Day. Le migliori 8 startup di food tech si presentano a Roma

L’acceleratore di startup dedicate al food tech ha presentato ufficialmente gli 8 progetti migliori dall’Italia e dal mondo. Le iniziative più interessanti e un bilancio di Startupbootcamp FoodTech, a meno di due anni dalla sua nascita.

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Food Tech Demo Day

Startupbootcamp FoodTech, un anno e mezzo dopo. Concluso il primo ciclo di incubazione, che da novembre 2016 (e per tre mesi) ha accompagnato 10 promettenti food start up in un percorso di perfezionamento del concept, così da risultare più attraenti agli occhi degli investitori, il 25 gennaio 2018 ha avuto luogo a Roma allo Spazio Novecento, in zona Eur, il Food Tech Demo Day del programma di accelerazione. A tracciare un bilancio dell'esperienza dell'ultimo anno e mezzo di attività per il distaccamento italiayno del celebre acceleratore internazionale di start up, il direttore Peter Kruger, Ceo del programma: “Salviamo il Pianeta, distruggiamo la catena alimentare. Naturalmente, è una provocazione, ma quello che intendo dire è che per andare avanti e sviluppare il settore agroalimentare, occorre ripensare l’intero sistema, metterlo in discussione, e re-inventarlo”. 

La selezione delle startup

Un messaggio deciso, seguito dalla presentazione delle 8 startup partecipanti al percorso di accelerazione (con la collaborazione di Gambero Rosso, Lventure Group, Monini, Cisco, M3Investimenti, Orienta), le vincitrici di una selezione che ha visto “sfidarsi” progetti di qualità, a testimoniare il prestigio raggiunto dall'incubatore in meno di due anni di attività. Per avere un quadro più preciso: stiamo parlando di 755 application ricevute nell’estate 2017 per candidarsi al programma, da 70 Paesi del mondo, con l'Italia a guidare le candidature (21%), seguita sul podio da Stati Uniti e India. Solo 18 profili, però, hanno avuto accesso ai Selection Days, garantendosi la possibilità di confrontarsi con oltre 70 partner e mentor qualificati, che hanno decretato il verdetto finale, scegliendo 8 progetti.

I benefici dell’acceleratore

A vario titolo coinvolte nel business della food innovation – dall'agricoltura di precisione all'idroponica, dai cibi sostitutivi alla food discovery – dallo scorso settembre 2017 le realtà selezionate hanno potuto fare affidamento sul capitale investito da Startupbootcamp, sugli spazi di lavoro messi loro a disposizione per ben 6 mesi e su una rete di contatti condivisi dall'acceleratore. Il Demo Day, infatti, non è stato altro che “il culmine di quasi un anno di programma di scouting, selezione e accelerazione che ci ha permesso di investire nelle migliori startup di food tech a livello globale che sono ancora agli inizi”. Durante la conferenza a Roma, i rappresentanti dei vari gruppi di lavoro sono saliti sul palco per raccontare al pubblico di settore, fra stampa e operatori, le loro idee, iniziative, e soprattutto i progetti per il futuro. Da realizzare con l’aiuto di Startupbootcamp FoodTech e i suoi 150 membri. Durante la conferenza, è stata  inoltre annunciata la chiusura di un importante accordo con Danone: "Siamo molto felici di aver avviato questa collaborazione con Startupbootcamp, un acceleratore che rafforzerà le nostre capacità di innovazione nel food tech", ha dichiarato Damien Jourdan, open innovation manager di Danone. "Siamo convinti che vivere la nostra missione, portare la salute attraverso l'alimentazione significhi anche lavorare insieme ad altri imprenditori che stanno sviluppando l'alimentazione del futuro". 

Le startup: gli allevamenti di grilli e il marketplace etico

A coinvolgere maggiormente il pubblico, Cricket One, una delle tante iniziative degli ultimi tempi dedicate ai novel food, in particolare agli insetti, uno dei temi più caldi del settore. La startup della vietnamita Ho Chi Minh, però, si distingue dalle altre per aver perfezionato un sistema a basso impatto ambientale per favorire la diffusione degli allevamenti intensivi di grilli, fonte sostenibile di proteine animali. “In questo modo, possiamo eliminare il costo di costruzione delle infrastrutture necessarie per le fattorie, e produrre la polvere proteica di grilli a costo zero, senza necessità di comprare mangimi”.

E se i pregiudizi sono duri a morire, nessun timore: il team di TrySome è pronto a far scoprire ai consumatori i prodotti più insoliti, a cominciare dai crackers di grilli. Nata negli Stati Uniti, la piattaforma si propone come mercato virtuale dove si incontrano produttori e consumatori di cibo biologico e naturale, una sorta di marketplace etico che può contare sui feedback degli utenti per privilegiare le realtà più meritevoli e offrire prezzi competitivi a chi acquista. Il funzionamento è semplice: Trysome offre gratis dei prodotti particolari in cambio di un riscontro. I giudizi vengono poi analizzati dal team, e venduti alle varie aziende alimentari. Un sistema efficace per ottenere opinioni sincere e in tempo reale. Durante il Demo Day, la squadra di TrySome ha portato in assaggio i Crickelle, crackers a base di sesamo, olio extravergine di oliva e farina di grilli, uno snack altamente nutriente.

Olanda: la pasta di banane e il software per gli allevamenti di suini

Altrettanto singolari le idee in arrivo dall’Olanda: la prima nasce a L’Aia, ma il team che vi è dietro è tutto internazionale, e l’ingrediente principale arriva dall’Uganda. È Gabanna, la start up che commercializza prodotti da forno a base di banane verdi africane, insieme a legumi e farine vegetali. Una linea di specialità gluten free che garantisce anche il giusto compenso ai piccoli produttori di banane ugandesi, offrendo loro uno sbocco sicuro sul mercato europeo. Un’idea originale che nasce da una constatazione semplice: “I consumi di pasta stanno diminuendo perché sempre più persone sviluppano un’intolleranza al glutine, e molte altre preferiscono diminuire l’apporto di carboidrati. Il problema, però, è che la maggior parte delle alternative alla pasta tradizionale è spesso poco soddisfacente a causa della consistenza e del basso profilo nutrizionale”. La pasta a base di banane verdi, invece, contiene pochi carboidrati ma a lento rilascio, in grado di garantire un rifornimento lento ma costante di energia. Il significato del nome Gabanna? “Condividere. Voglio condividere con voi questa idea e il mio prodotto. È molto gustoso, posso garantirlo!”, racconta Sean Patrick.

Da Amsterdam, invece, la start up che sfrutta l’innovazione tecnologica per offrire agli allevatori di suini un software per il riconoscimento facciale che monitori singolarmente i maiali in azienda. L’obiettivo? “Tenere sempre sotto controllo lo stato di salute dei capi, per intervenire tempestivamente e pianificare tecniche di allevamento personalizzate”. Un sistema utile per ridurre l’utilizzo di antibiotici, il tasso di mortalità, e aumentare il benessere degli animali e, di conseguenza, dei prodotti che ne derivano, e che consumiamo abitualmente.

Il ricettario virtuale e la lotta allo spreco

In Israele, invece, si elaborano ricettari virtuali. Il progetto di Tel Aviv nasconde una tecnologia all’avanguardia, che permette di organizzare le proprie ricette preferite tramite un’app sempre consultabile. OrganizEat si propone di semplificare la condivisione, programmazione e creazione delle nostre pietanze preferite, dai prodotti crudi ai piatti cucinati. Attraverso un software sofisticato, gli utenti possono accedere a qualsiasi ricetta con un semplice click, e inoltrarla poi a tutti gli altri iscritti. Con più di 130mila download e 2 milioni di ricette presenti nella piattaforma, OrganizEat si sta già imponendo come punto di riferimento per tutti gli appassionati foodies del mondo.

Nel frattempo, a Milano, Francesco Gilberti pensa a un modo efficace per combattere lo spreco alimentare. MyFoody è una piattaforma che consente a tutti gli utenti iscritti, tramite un sistema di geo-localizzazione, di individuare prodotti in scadenza e a prezzo ridotto nei supermercati più vicini. Il vantaggio? “Evitare che le tante eccedenze che spesso rimangono fino a chiusura vadano buttate, e permettere anche alle famiglie meno abbienti di fare la spesa a prezzi più contenuti”.

Agricoltura urbana e la macchina da caffè portatile

Ancora un’idea italiana: dall’Emilia arriva Orthoponics, la startup dedicata all’“agritecture”, ovvero la combinazione di agricoltura e archietttura, una pratica nuova che consiste nell’integrazione del mondo agroalimentare nelle strutture urbane. “Abbiamo costruito un sistema che può essere installato su pareti verticali, quindi sugli edifici, e che permette di coltivare piante – aromatiche, verdure, ornamentali – in maniera automatizzata. L’obiettivo è quello di eliminare il problema della manutenzione: il giardino verticale, infatti, viene curato attraverso un programma robotizzato”. Cinque ragazzi con le idee chiare, che hanno fatto dell’idroponica, ovvero la tecnica di coltivazione senza suolo, il loro marchio di fabbrica. E alla domanda sull’eventuale rischio di inquinamento, considerate le condizioni atmosferiche di molte città, rispondono prontamente: “La scienza non è un’opinione. Le piante possono essere contaminate attraverso il suolo, che in questi sistemi non esiste”.

Rivoluzionario, infine, anche il progetto del team brasiliano guidato da Mauricio Reck, inventore di UNAsmart, coffee maker portatile e ricaricabile che si prefigge di ridurre lo spreco di materiali per la produzione di tazze in plastica e cartone. Un accessorio pensato per il mercato statunitense, dove il consumo di caffè “to go” è da anni molto elevato. “In Brasile abbiamo una lunga tradizione di caffè, ma non siamo abituati a berlo in strada, a portar via. In America, invece, è una consuetudine molto diffusa, ma che crea notevoli danni a livello ambientale”. La soluzione è una sorta di termos portatile con cialde compostabili, in grado di preparare il caffè, “non espresso, ma lungo”. E per farlo, occorre solamente una capsula in carta biodegradabile e un po’ d’acqua fredda o a temperatura ambiente, “non c’è bisogno che sia calda, basta inserirla nella macchinetta e poi, tempo qualche minuto, il caffè è pronto”.

www.startupbootcamp.org/accelerator/foodtech-rome/

a cura di Michela Becchi

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