13 Feb 2018 / 10:02

Carnevale in Piemonte. Le tradizioni di Ivrea, Chivasso e Santhìa

a cura di

La battaglia delle arance di Ivrea è ormai famosa in tutto il mondo, ma in Piemonte sono diverse le tradizioni folcloriste che animano le cittadine in occasione del Carnevale, dal primo all'ultimo giorno, ecco feste e prodotti tipici regionali.

Carnevale in Piemonte. Le tradizioni di Ivrea, Chivasso e Santhìa

La battaglia delle arance di Ivrea è ormai famosa in tutto il mondo, ma in Piemonte sono diverse le tradizioni folcloriste che animano le cittadine in occasione del Carnevale, dal primo all'ultimo giorno, ecco feste e prodotti tipici regionali.

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Ivrea: la battaglia delle arance

Una delle celebrazioni più caratteristiche di tutta Italia, che da anni richiama visitatori e turisti da ogni luogo, è il Carnevale di Ivrea, antica cittadina fondata attorno al V secolo a.C. dai salassi e che ancora oggi mantiene inalterato il suo spirito originario, fra tradizioni popolari e usanze del passato. Un luogo che vanta una delle feste più curiose della Penisola: la famosa battaglia delle arance, un appuntamento che va avanti dal Duecento. All'origine di questa insolita tradizione, il gesto di ribellione da parte di un mugnaio. La leggenda narra, infatti, che l'uomo innescò una rivolta popolare contro un signore tirannico della zona che voleva passare una notte con la figlia già promessa in sposa. L'episodio, però, fu solo un pretesto per scatenare quel moto di ribellione che era già da tempo in fermento fra gli animi della comunità. La battaglia delle arance rappresenta, dunque, la lotta al potere, alla tirannia feudale, simboleggiata dai tiratori di cartapesta sui carri. In principio, in realtà, venivano usate le mele, scelte per rappresentare la testa caduta del barone, ma furono presto sostituite con gli agrumi per motivi ancora oggi sconosciuti. Per l'occasione ogni anno vengono importate circa 600 tonnellate di arance dalla Calabria.

 

battaglia arance

Gli appuntamenti e le regole

Si comincia il sabato di Carnevale, con le Feste degli Aranceri nelle piazze cittadine e la Marcia del Corteo Storico, la fiaccolata delle squadre di aranceri a piedi in Lungo Dora. Ma è la domenica la giornata di inizio ufficiale della battaglia, una lotta fra 9 nove squadre che continua fino al giorno successivo, concludendosi la sera con la premiazione dei gareggianti e dei carri migliori. Una sfida molto sentita, vissuta con lo spirito e il coinvolgimento di un tempo, e che per questo richiede la massima cautela da parte dei visitatori: obbligatorio, infatti, l'uso del berretto frigio, elemento tradizionale pensato per riparare la testa da eventuali colpi. Ma le regole non finiscono qui: vietato, ovviamente, tirare le arance ai cavalli, così come ai tiratori senza maschera, e negato l'accesso ai passeggini. Lotte a parte, non mancano, poi, maschere, parete e carri allegorici: figure protagoniste qui sono la Mugnaia e il Generale, ma anche Podestà, Sostituto Gran Cancelliere, Pifferi e Tamburi.

 

Pifferi

Le specialità di Ivrea

Le arance vengono dalla Calabria, le specialità da acquistare agli stand sparsi in giro per la cittadina sono quelle tipiche del territorio. Frittelle, chiacchiere, castagnole, ma anche biscotti tradizionali del Canavese e della Val di Susa, come i canestrelli, antica preparazione medioevale, un tempo riservata alle occasioni speciali. Presenti, inoltre, anche i friciò, tipici dolcetti di Carnevale diffusi in tutto il Piemonte, simili alle castagnole ma ripieni di uvetta.

 

Canestrelli

Chivasso: l'Abba' e la Società degli Stolti

Comincia attorno alla metà del XV secolo la tradizione del Carnevale di Chivasso, una festa che negli anni ha subìto diverse trasformazioni, evolvendosi e cambiando pelle più volte. Figura centrale è la Bela Tolera, regina simbolo della realtà economica e sociale della città, una maschera nata nel 1905 e da allora protagonista assoluta del Carnevale. Da quel momento, la manifestazione si è sviluppata in maniera sempre più articolata anno dopo anno, fino a giungere all'organizzazione impeccabile di oggi. A coordinare le celebrazioni in passato era la Confraternita o Società degli Stolti, presieduta da un mecenate di nome Abbà, figura leggendaria che, stando ai racconti popolari, imponeva ai cittadini le tasse più curiose per coprire le spese per i divertimenti. Nel 1434, dopo svariati tentativi da parte del popolo di far sciogliere la società, i membri iniziarono a cambiare abitudini, e la festa assunse un carattere più sobrio. L'Abbà divenne patrocinatore del Carnevale. Oggi è il Re della festa, e viene portato in processione la domenica che precede il Martedì grasso insieme alla Bela Tolera. Detto anche il “Carnevalone”, il festival di Chivasso comincia il giorno dell'Epifania, e prevede una serie di appuntamenti divertenti, fra balli, danze, sfilate, spettacoli, concerti, gare, trofei e mostre. Dall'incoronazione della Bella Tolera al rogo finale dell'Abba', seguito dalle parate di carri allegorici con maschere in cartapesta, il programma si fa ogni anno più intenso e prevede, naturalmente, anche una schiera assortita di banchi di gastronomia.

Le specialità di Chivasso

Formaggi, in particolare tomini a latte vaccino o caprino freschi o stagionati, salame di patate, lardo rustico, mocetta, cioccolata e poi tutto il comparto di pasticceria secca: la tavola di questa zona è ricca di profumi e sapori diversi, frutto delle tradizioni d'alpeggio di alta montagna.

 

salame patate

A fare la parte del leone sul fronte dolce, i nocciolini di Chivasso (nome originale noisette, nocciole in francese, oppure noasèt, in piemontese), biscotti nati dalla fantasia del pasticcere Giovanni Podio, ma che devono la loro fortuna al lavoro del genero Ernesto Nazzaro, che nel 1900 li portò all’Esposizione Universale di Parigi, facendoli conoscere anche oltre confine nazionale. I dolcetti a base di nocciole, albumi e zucchero ebbero un tale successo che nel 1904 Nazzaro ottenne il brevetto col marchio di fabbrica dal Ministero del Commercio del Regno d'Italia. La fama si diffuse in maniera ancora più capillare in seguito, quando Vittorio Emanuele III di Savoia fece di Nazzaro il fornitore della Real Casa. Molto popolari, poi, anche le paste di Meliga (paste ‘d meliain piemontese), nate – secondo la leggenda – in seguito a un cattivo raccolto che avrebbe fatto salire alle stelle il prezzo del frumento e costretto così i fornai a mescolare la farina 00 con il frumento di mais.

 

paste di meliga

Santhìa: Stevulin 'dla Plisera e Majutin dal Pampardù

Da qualunque zona lo si intraprenda, il percorso fino a Santhìa, piccolo borgo attraversato dall'antica Viae Longae romana, è tutto punteggiato di vigneti. Una serie di stradine di campagna immerse nel verde che preannunciano l'atmosfera rilassata e genuina che si respira in città. Qui, le origini della festa si perdono nella notte dei tempi, anche se il primo documento scritto risale al 1318: a recuperarlo, lo storico santhiatese Aguzzi, che nei suoi libri riporta gli stralci di un testo in cui veniva citata l'”Abbadia”, una sorta di associazione giovanile laica che si occupava di organizzare balli e spettacoli in occasione del Carnevale. Quella di Santhìa, infatti, non è solo la più antica tradizione del Piemonte, ma una delle prime mai celebrate in Italia. Padroni della città dei giorni di festa sono Stevulin 'dla Plisera e Majutin dal Pampardù, due figure che rappresentano dei contadini che, giunti nel comune per la luna di miele secoli fa, ricevettero come dono di nozze le chiavi della città per ben tre giorni, proprio nel periodo pre-quaresimale. Ogni anno, i due novelli sposi vengono impersonati da una coppia diversa, che il martedì precedente al Martedì grasso viene presentata ufficialmente si prepara a indossare cappello (caplin), grembiule (scusal), scialle (mantlin-a), spillone per capelli (spunciun), passeggiando per la città con una cesta di vimini (cavagna) e un ombrello (umbrela). La festa è ricca di appuntamenti, tra cui la sfilata dei maiali, nata per simboleggiare la preparazione dei salumi per la tradizionale fagiolata del Lunedì grasso, giornata che si apre con la Sveglia, una ballata intonata dalla maschera Tamburi di buon mattino, e il rogo finale del pupazzo di cartapesta Babaciu, simbolo del divertimento sfrenato e della sregolatezza.

Le specialità di Santhìa

Da qualche anno a questa parte, poi, si è iniziato a festeggiare anche il Giobia Grass, il Giovedì grasso, con banchi d'assaggio, apette e stand gastronomici allestiti lungo la via principale del borgo. Via libera, dunque, a vin brulé, panissa (risotto con fagioli, vino rosso, cipolla, lardo e salame della duia, insaccato tipico di Novara), la classica mula santhiatese, salume consumato cotto, prodotto con una miscela di carni di maiale, dal lardo alla lingua, carpe in carpione e il tradizionale antipasto piemontese. Fra i dolci, sono molto popolari i bicciolani di Vercelli, biscotti ispirati a una celebre maschera del Carnevale di Vercelli, così gustosi da essere proclamati da Casa Savoia nel 1903 “patrimonio unico e irrinunciabile della tradizione cultural-gastronomica piemontese”.

 

bicciolani vercelli

Alla base di questa specialità, farina bianca, burro, zucchero, uova e una miscela di spezie: chiodi di garofano, cannella, cardamomo, coriandolo, pepe bianco e pepe nero.

a cura di Michela Becchi

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