8 Mag 2018 / 14:05

The Circle a Roma. La farm basata sull'acquaponica che si confronta con gli chef

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Utilizzano sistemi innovativi per un’agricoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente e al servizio dei ristoratori. Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa e Thomas Marino, 104 anni in quattro, sono gli ideatori di The Circle, la nuova farm a Roma.

Il team dell'azienda agricola The Circle di Roma: Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa e Thomas Marino

Utilizzano sistemi innovativi per un’agricoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente e al servizio dei ristoratori. Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa e Thomas Marino, 104 anni in quattro, sono gli ideatori di The Circle, la nuova farm a Roma.

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Una farm a Roma è possibile. E se dietro al progetto c'è un team di giovanissimi, la storia si fa ancora più interessante. Loro sono Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa eThomas Marino, quattro amici uniti da un grande sogno che è allo stesso tempo una grande idea: realizzare un progetto sostenibile e competitivo, capace di far fronte ai cambiamenti ambientali, in grado di combattere gli sprechi e produrre cibo di qualità in collaborazione con gli chef. Così, dopo mesi di studi e prove, hanno fondato a gennaio 2017 la loro azienda agricola ed energetica - The Circle - nella campagna romana, esattamente a Monte Porzio Catone. Come? Sfruttando la laurea in Biotecnologie Industriali e le opportunità concrete che offre l'acquaponica.

The Circle. Il ruolo dell'acquaponica

L'acquaponica non è altro che la coltivazione idroponica integrata all'allevamento di pesci, al fine di ottenere un ambiente simbiotico. “L’impianto acquaponico consente l’allevamento di pesci e la produzione di ortaggi nello stesso spazio”. Ci spiega Thomas Marino, Direttore Marketing e Comunicazione dell’azienda, peraltro l'unico ad avere fatto altri studi, con una laurea in Scienze Politiche alla Luiss e una formazione in un’agenzia di comunicazione internazionale. Il tutto parte dalle vasche principali che accolgono i nostri pesci. Ora: i prodotti di scarto, costituiti principalmente da ammoniaca, sarebbero potenzialmente dannosi sia per le piante che per i pesci stessi, se non fosse per delle pompe elettriche a basso consumo che succhiano lo scarto e lo trasportano in dei filtri organici. Qui ci vivono delle colonie batteriche che trasformano l'ammoniaca, separandola in nitrati e nitriti”. Ovvero sostanze azotate che alimentano le piante. “Dopodiché l'acqua ripulita viene prima inviata nel sistema di coltivazione, poi di nuovo nelle vasche dei pesci. Alle vasche ritorna circa il 90% dell'acqua iniziale, il restante è quella che viene assorbita dalle piante. Periodicamente, poi, colmiamo questo gap di acqua integrandola”. Ma il dispendio idrico non è affatto equiparabile a quello dell'agricoltura tradizionale: è un sistema sostenibile, non invasivo e rispettoso dell’ambiente, studiato e progettato nei minimi dettagli dai quattro giovanissimi (tutti classe '92!).

Piante coltivate in acquaponica dall'azienda agricola di Roma

I vantaggi e gli auspicabili miglioramenti

Una risposta reale e concreta ad alcune delle sfide ambientali quali l’erosione del suolo, il consumo di acqua e i livelli di inquinamento che hanno raggiunto un limite non più tollerabile. “Il nostro tipo di coltivazionepunta a rendere competitivo e altamente tecnologico un settore arretrato. Un’agricoltura consapevole, che produce prodotti di qualità rispettando l’ambiente, fatta da persone competenti e preparate”. Rappresentano il nuovo modo di fare agricoltura, che tra l'altro ha una maggiore resa, consente una maggiore velocità di crescita delle piante coltivate e non fa uso di diserbanti e fertilizzanti di sintesi.

I pesci utilizzati per l'acquaponica dall'azienda agricola The cìCircle a Roma

Ma si può sempre migliorare:“Nell'acquaponica i pesci possono avere due funzioni: fornire le proteine o una funzione puramente ornamentale. Per ora i nostri pesci sono ornamentali, ma potenzialmente, in un paese dove ci sia bisogno di integrare la dieta, questo sistema ha tutte le carte in regola per integrare la coltivazione di piante con la produzione di proteine”. Anche perché si tratta di tilapie, ovvero pesci d'acqua dolce commestibili, praticamente sconosciuti in Italia ma molto consumati nel mondo. Quindi, o si lancia una sfida agli chef italiani affinché comincino a cucinare le tilapie, oppure il team The Circle potrebbe cambiare varietà di pesci, “come per esempio i gamberoni o le trote, basta siano d'acqua dolce”.

E in questo circolo virtuoso, a ben pensare ci sono altri due aspetti migliorabili. Il primo riguarda un punto critico fisiologico dell'acquaponica: per questo sistema di coltivazione è previsto l'utilizzo di substrati (i loro sono totalmente naturali: argilla espansa o fibra di cocco) e di plastica, che per ora sono tutti materiali riciclati ma il futuro è ancora più roseo.“Per la coltivazione verticale utilizziamo, per esempio, le brache dismesse: sono di plastica, sì, ma per lo meno gli abbiamo dato nuova vita. Puntiamo però a utilizzare materiali bioplastici perché il nostro principio è quello di non inquinare, anzi di essere un valore aggiunto per l'ambiente”. 

Piante coltivate in Acquaponica dall'azienda agricola The Circle a Roma

L'altro aspetto riguarda l'alimentazione dei pesci.“Siamo partiti con i nostri fondi - per il solo impianto di 1000 mq ci sono voluti circa 100mila euro - ma adesso abbiamo ottenuto un finanziamento dall'Unione Europea a fondo perduto di 80mila euro, grazie a una ricerca sulle microalghe: il ciclo a oggi risulta ancora aperto perché dobbiamo dare da mangiare ai pesci. L'obiettivo è di integrare il mangime con le microalghe autoprodotte, così non ci sarà più nessun output esterno dato che anche il fabbisogno di energia lo colmiamo con i pannelli solari. A quel punto il ciclo sarà davvero chiuso, e lo andremo a brevettare”. 100% The Circle, che anche per gli chef rappresenta una svolta.

I vantaggi per gli chef

All’interno della struttura di 1000 mq attualmente coltivano ravanelli e cavoli rossi, crescioni, rape, acetosella, mizuna baby, canapa, canasta, indivia e santoreggia. E ancora, erbe aromatiche comuni e rare, baby leaves e microgreens: tutto disponibile durante tutto l’anno e, a seconda della stagione, si possono trovare varietà di ortaggi particolari e in produzione limitata. Se si cerca un’erba sparita o rara è possibile trovarla qui. “Siamo in grado di lavorare a stretto contatto con gli chef per garantire un prodotto personalizzato”. Per ora collaborano con realtà romane importanti, comeIl Pagliaccio, Retrobottega, Roscioli, Otaleg. E ancora l'Osteria di Monteverde, Labottega e Ritual Pub. Non solo, Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana di Colorno, dopo una giornata dedicata ai loro prodotti ha deciso di inserire l’azienda tra i fornitori ufficiali.

Pomodori coltivati in acquaponica dall'azienda agricola The Circle di Roma

L'acquaponica garantisce maggiore velocità di crescita e maggiore resa, quindi ci adattiamo meglio alle esigenze degli chef che macinano parecchi coperti. Siamo diventati per alcuni un vero centro di ricerca scientifica. Per esempio Anthony Genovese (chef de Il Pagliaccio, ndr) ci ha portato dei semi di rapa giapponese scovati durate uno dei suoi molteplici viaggi e noi dopo due mesi siamo stati in grado di garantirgli il prodotto. Così è stato anche per una varietà di insalata francese, in quel caso abbiamo anche reperito i semi”. Sono altri gli esempi: “Oliver Glowig per il suo ristorante Barrique di Poggio le Volpi voleva dei germogli di pisello mentre Alessandro Miocchi Giuseppe Lo Iudice di Retrobottega hanno richiesto una varietà particolare di zucchina, la trombetta”. Insomma una bella occasione per gli chef, che grazie a questo sistema possono richiedere la coltivazione di piante ad hoc, spesso difficili da trovare. Ma il gusto? Ovviamente agli chef interessa tutto il discorso sulla sostenibilità, ma la cosa fondamentale è il gusto, che con l'acquaponica non viene meno”.

Progetti futuri

È tutto molto interessante, ma come pensate di entrare a regime? “Il nostro è un impianto competitivo, che da una parte produce ortaggi di qualità altissima (quindi utili per gli chef) dall'altra si inserisce perfettamente nel mercato. Una volta dimostrato questo, vorremo replicare l'impianto per conto di terzi. Prevediamo quindi, nel corso del 2018, di cominciare i primi lavori di consulenza per altre realtà agricole che vogliono replicare il nostro sistema di produzione. Ma il nostro sogno è diventare leader di settore e punto di riferimento per tutte quelle aziende che vogliono innovare diventando un valore aggiunto per l’ambiente. Puntiamo a replicare il nostro impianto in differenti parti del mondo e abbiamo già contatti avviati in Vietnam e Sud Africa”.

Nel frattempo i quattro hanno dato vita anche a Orthoponics, una startup fondata insieme a un altro gruppo di giovani, basata sulla produzione di un oggetto di design, modulare e replicabile, che permette di coltivare direttamente sulle pareti verticali di balconi, palazzi, uffici e strutture pubbliche. Una startup che ha già vinto due importanti percorsi di incubazione,uno a Milano a SpeedMeUp e l’altro a Roma, presso StartUpBootCamp, uno dei più importanti incubatori del mondo di startup sul food. Poi non dite che i giovani sono dei bamboccioni!

 

The Circle – Roma - via del Casale Ciminelli 20 - 3483515722 – thecircle.global

 

a cura di Annalisa Zordan

 

 

 

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