9 Set 2018 / 15:09

Libri. A cena con Darwin

Seguire l'evoluzione della specie attraverso l'evoluzione del cibo. Un percorso alla ricerca della gastronomia evolutiva che parte dai nostri antenati più lontani per capire meglio il nostro presente.

Libri. A cena con Darwin

Seguire l'evoluzione della specie attraverso l'evoluzione del cibo. Un percorso alla ricerca della gastronomia evolutiva che parte dai nostri antenati più lontani per capire meglio il nostro presente.

 

Tutto quel che mangiamo ha una storia evolutiva”, ogni prodotto oltre che – ovviamente - il modo di prepararlo. Anche se le etichette sulle confezioni che acquistiamo non riportano date di origine risalenti a qualche millennio fa o ancora di più, è proprio così: i cibi di cui ci alimentiamo hanno, anche loro, degli antenati. È quel che potrebbe chiamarsi gastronomiaevolutiva,quella che segue le tracce di quel progetto che la selezione naturale e quella guidata dall'uomo hanno condotto sul nostro patrimonio alimentare. Lo stesso che, ancora oggi, ci troviamo a maneggiare con maggiore o minore cura. E questo è ci che vuole indagare il biologo evoluzionista Jonathan Silvertown in A cena con Darwin: la storia del cibo e del nostro rapporto con esso.

Darwin e i suoi fratelli

Lo snodo di tutto è ovviamente L'evoluzione della specie, il libro cardine di Charles Darwin del 1859. Quello che ha messo a fuoco l'esistenza di un disegno intelligente, e tutto immanente, che si svincola dalla presenza del divino per ricondurre tutto alla natura. E al suo mutare nel tempo. Così, seguendo le tracce dei cambiamenti che – generazione dopo generazione, millennio dopo millennio – sono intervenuti sulle specie vegetali e animali (“gli uccelli, in realtà, sono dinosauri” scrive, non senza ironia, l'autore) Silvertown sottolinea anche come il consumo carne (cominciato circa 3 milioni di anni fa) abbia rappresentato un enorme scalino evolutivo rispetto ai nostri parenti più stretti, le scimmie, per lo più vegetariani quando non vegani. Non è che un esempio, forse uno dei più determinanti, ma la nostra storia è piena di passaggi simili il cui rilievo è stato recepito molto tempo fa. Non bisogna aspettare Darwin per capire quanto è fondamentale per l'uomo il suo approccio al cibo, se è vero che James Boswell alla fine '700 scrisse: “l'uomo è un animale che cucina”.

 

L'uovo e la gallina

L'unico animale che cucina, per la precisione. Quando è partito questo stacco? E in che modo? La chiave di tutto è da cercare nelle trasformazioni che animali e piante hanno avuto nel tempo: da un certo punto in poi l'uomo ha condizionato il loro percorso evolutivo, così come il loro consumo ha inciso sulla nostra stessa evoluzione. La varietà delle specie che riusciamo a mangiare è la conferma stessa di quanto poco netti siano i vincoli imposti al nostro regime alimentare dall'evoluzione e di quanto ingegno abbiamo applicato nel rendere commestibili e piacevoli alcuni prodotti. È un percorso a doppio senso di marcia che è l'oggetto di questo volume emblematicamente introdotto dalla domanda “è nato prima l'uovo o la gallina?” che qui acquista un valore ulteriore essendo l'uovo vera e propria metafora delle origini.

 

La cena immaginaria

Insomma: come mangiavano i nostri antenati? Per rispondere Silvestown lancia un invito a cena. Un immaginario banchetto con i nostri antenati di diverse epoche, come un Gran dia de muertos, in cui dall'Africa (nostra principale terra d'origine) e da tutto il mondo, arrivano i componenti di questa sterminata famiglia di cui si sono rinvenuti resti fossili e tracce più o meno tangibili. Preziose testimonianze del loro stile di vita: la varietà di cibi consumati (e dunque di ambienti abitati), la loro consistenza, l'eventuale cottura, il tipo di vegetali (per quanto minimi siano i residui rintracciabili) e di animali, gli utensili e i metodi di macellazione, senza contare le analisi dei cambiamenti fisici degli ominini in relazione al tipo di cibo consumato. La cottura, per esempio, ha portato alla riduzione dell'intestino e reso disponibili energie per alimentare un cervello di dimensioni maggiori; in buona sostanza mangiare cibi cotti ha consentito all'uomo di evolvere.

Il libro si presenta come un ideale menu a capitoli che trattano, di volta in volta, di vegetali, carni, pesci, pane (primo cibo lavorato, simbolo stesso dell'alimentazione, frutto della domesticazione dei cereali), molluschi e crostacei, zuppe, spezie e formaggi (in cui si agita un “fermento evolutivo”), dolci, alcol (in particolare vino e birra), fino a parlare anche del ruolo degli Ogm nell'evoluzione del cibo e del suo valore conviviale nella storia umana, perché in fondo “anche i ristoranti hanno un'origine evolutiva”.

 

A cena con Darwin – Jonathan Silverstown - Bollati Boringhieri – 272 pp. - 25 €

 

a cura di Antonella De Santis

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