3 Set 2018 / 13:09

La storia di César Ritz e curiosità sul Vallese

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“Non diventerai mai un vero albergatore”, così disse a César Ritzil suo primo datore di lavoro. Mai auspicio fu così sbagliato, se si pensa che di lì a poco Ritz sarebbe diventato il portabandiera dell'accoglienza nel mondo. Tutta la sua storia e le cinque cose da vedere/mangiare assolutamente nel Vallese, il Canton che ne ha dato i natali.

Cesar Ritz e sua moglie

“Non diventerai mai un vero albergatore”, così disse a César Ritzil suo primo datore di lavoro. Mai auspicio fu così sbagliato, se si pensa che di lì a poco Ritz sarebbe diventato il portabandiera dell'accoglienza nel mondo. Tutta la sua storia e le cinque cose da vedere/mangiare assolutamente nel Vallese, il Canton che ne ha dato i natali.

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Niederwald, a circa 1200 metri d'altezza, è tutt'oggi uno degli insediamenti più incontaminati del Goms in Svizzera. Eppure è proprio in questa valle che nel 1850 nasce il padre dell'hôtellerie moderna César Ritz, diventato sinonimo di lusso e ospitalità.

César Ritz, gli esordi non troppo rosei

Un nome celebre per tutti coloro che lavorano nell’ospitalità, e universalmente noto grazie alla famosa Ritz-Carlton Hotel Company (della cui creazione nel 1907 l'imprenditore svizzero fu direttamente responsabile), che oggi conta 91 hotel in tutto il mondo con un revenue che supera i 55 milioni di dollari. Ma qual è la vera storia di Ritz? Tredicesimo e ultimo figlio di contadini, César si mostra fin dagli esordi creativo, esuberante, non fatto per le faccende di famiglia. Tant'è che decide a soli quattordici anni di lasciare il piccolo paese natale alla volta di Sion per studiare il francese, un'esperienza durata ben poco a causa del temperamento vivace che lo costringe, per volontà del padre Anton, ad andare a fare un apprendistato come cameriere all'Hotel Couronne et Poste di Briga. È proprio qui che l'allora direttore Joseph Escher gli dice, senza mezzi termini, che non sarebbe mai diventato un vero albergatore, non stentiamo a credere che in quel frangente abbia avuto le sue valide motivazioni, ma è altrettanto innegabile che abbia preso una bella cantonata. Il giovane Ritz non si perde d'animo e, attratto dall'Esposizione universale del 1867, se ne va alla scoperta di Parigi, dove trova lavoro come cameriere all'Hotel de la Fidélité guadagnandosi il soprannome di César le rapide. Rapide come la sua carriera che lo vede a soli diciannove anni servire la crème de la crème parigina che frequentava il famoso hotel Voisin, dove tra l'altro Ritz conosce il celebre chef francese Auguste Escoffier, che diventerà presto confidente e amico.

Tutte le innovazioni introdotte da Ritz

Passano gli anni e Ritz fa diverse esperienze a Vienna, Nizza, Locarno, Sanremo, Monte Carlo dimostrando grande problem solving anche di fronte a situazioni limite, tipo quella volta in cui si ruppe il riscaldamento e ordinò allo staff di rimuovere le palme dai vasi di ottone per poterli riempire di olio bollente e trasformarli così in radiatori. Ma è a Lucerna, nel Grand Hotel National, che Ritz, insieme a Escoffier, dà il meglio di sé. I due amici trasformano l'hotel in un'opera d'arte - all'epoca era considerato il più elegante albergo d'Europa – tanto da attrarre avventurieri da tutti i paesi limitrofi. È proprio qui che avviene, nel 1880, l'incontro con la futura moglie Marie-Louise Beck, figlia di un noto albergatore. Da qui in avanti la storia di Ritz è un susseguirsi di successi e innovazioni. A lui dobbiamo l'introduzione del bagno in camera: sembra proprio che nel 1893 il Grand Hôtel Ritz di Roma fosse il primo hotel al mondo ad avere un bagno privato in ogni stanza. Sempre lui, maniaco della pulizia, propose di sostituire i tipici e pesanti drappeggi con vernici e tessuti lavabili, ed è stato il primo a dire “Le client n'a jamais tort”, che è diventato oggi “Il cliente ha sempre ragione”, ovvero il mantra di chiunque abbia a che fare con il mondo dell'ospitalità, dal fattorino al direttore. Sono molte altre le novità introdotte dall'imprenditore svizzero, pensiamo per esempio all'illuminazione indiretta per ingentilire i volti delle signore o all'importanza data all'esperienza gastronomica negli hotel, grazie ovviamente alla collaborazione con l'amico Escoffier.

Amico con il quale nel 1896 fonda la Ritz Hotel Development Company e apre, due anni più tardi, il primo Ritz Hotel ufficiale nell’elegante Place Vendôme di Parigi. “L'hotel Ritz è una piccola casa” dichiara César durante l'inaugurazione, dove c'era anche un certo Marcel Proust “e sono molto orgoglioso che porti il mio nome”. Il suo nome, e la sua filosofia, quella che diventerà per tutti la “Ritz-Philosophy”, ovvero attenzione ai dettagli, alla soddisfazione degli ospiti, alle tendenze, al lusso e all'esperienza gastronomica. Uno stile di vita e di pensiero talmente attuale da essere tutt'oggi all'avanguardia.

5 cose da non perdere nel Vallese

Tour di Cesar Ritz nel Vallese. Foto di Alberto Blasetti

Una vita intensa, quella di César Ritz, che vale la pena ripercorrere a cominciare da dove tutto iniziò, a Niederwald nel Canton Vallese; qui è infatti possibile visitare la casa natale godendo del magnifico paesaggio. Ma se siete nel Vallese, al di là di gustare la mitica raclette, non dovete assolutamente perdervi queste 5 chicche.

La torta salata Cholera

 torta salata Colhera tipica del Vallese. Foto di Alberto Blasetti

Sì, avete letto bene. Il nome risale al periodo in cui scoppiò il colera nel Vallese e venne bandito il commercio e lo scambio di qualsiasi genere alimentare. Così, come spesso avviene nei periodi di crisi, si iniziarono a creare ricette con quel che si aveva a disposizione, in questo caso i prodotti della fattoria: farina, porri, mele, patate e formaggio. Et voilà, ecco gli ingredienti della torta Colhera, che tutto è tranne che pericolosa. Per completezza di informazioni, c'è anche un'altra ipotesi sull'origine di questo nome: pare derivi dal tedesco vallese “chola” o “cholu”, ovvero il carbone con il quale veniva cotta la torta salata.

Le case “in bilico” sulle pietre

Tipici fienili del Vallese. Foto di Alberto Blasetti

Passeggiando per gli idilliaci paesi del Vallese, vi capiterà sicuramente di imbattervi in delle specie di case di legno in bilico su delle pietre piatte (vedi foto) - non temete, sono stabilissime: la più antica, che si trova a Mühlebach, risale al 1381- non sono altro che dei fienili dove il piano inferiore veniva (e viene tutt'oggi) adibito a deposito degli attrezzi e quello superiore era lo stoccaggio di fieno o altri alimenti per gli animali. La funzione delle pietre? Servivano ad evitare sgradevoli visite da parte dei topi.

Il Grand Hotel Glacier du Rhône

Grand Hotel Glacier du Rhône. Foto di Alberto Blasetti

Si trova a Gletsch, nell'Obergomse, e vale sicuramente la visita, magari arrivateci in grande stile a bordo del treno a vapore dove la maggior parte dei passeggeri è vestita con abiti dell'Ottocento. Vi sentirete immediatamente catapultati in un film di Wes Anderson, fino a che non si visitano le stanze, in un attimo il registro cambia e l'atmosfera si fa più “spaventosa” con luci soffuse, porte scricchiolanti, tessuti rossi e un corridoio che quello di Shining è niente al confronto. Ma al di là dell'aspetto goliardico, è un hotel storico, risalente al 1835, che durante l'alta stagione organizza delle ottime cene dedicate ad Auguste Escoffier.

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Il caviale crueltyfree

Il caviale si ottiene principalmente dall'uccisione dello storione oppure con tecniche di taglio cesareo, mentre nel Vallese (ma la tecnica è stata brevettata in Russia) il pesce viene massaggiato, o meglio, munto. Caviar with life, così l'ha chiamato Kasperskian, l'azienda che lo produce, viene infatti ottenuto dalla mungitura, ma per via del segreto aziendale non è dato sapere esattamente come.

Il rye bread

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Onnipresente in ogni casa e ogni tavola di qualsiasi tipologia di ristorante, il pane di segale del Vallese è un'AOP (la loro DOP) le cui testimonianze risalgono addirittura al 1209. D'altra parte in queste zone la segale è uno dei pochi cerali che può resistere alle condizioni estreme, dal freddo dell'inverno alle forti nevicate, ai periodi di siccità. In più il pane che si ottiene, usando tradizionalmente la pasta madre, si conserva anche per mesi, tant'è che i forni comunali di un tempo aprivano due o al massimo tre volte l'anno. Alcuni di questi forni sono rimasti attivi e organizzano corsi di panificazione, uno di questi si trova a Erschmatt ed è gestito dall'organizzazione Erlebniswelt Roggen. Consigliamo vivamente di provarlo con qualche fetta di carne secca Igp del Vallese.

 

a cura di Annalisa Zordan

foto di Alberto Blasetti

 

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