5 Ott 2018 / 17:10

Tartufo bianco. Il 2018 è l'anno ideale per gli acquisti: quantità, qualità e prezzi bassi

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Parte in tutta Italia la stagione delle fiere: attesi migliaia di turisti. La raccolta è prevista abbondante e i prezzi in netto ribasso. La filiera spera nel riconoscimento Unesco entro il 2019 per l'arte della cerca e della cavatura. E intanto Acqualagna spariglia le carte: pronti a chiedere la Dop per la varietà "nero pregiato".

Un tartufo bianco pregiato

Parte in tutta Italia la stagione delle fiere: attesi migliaia di turisti. La raccolta è prevista abbondante e i prezzi in netto ribasso. La filiera spera nel riconoscimento Unesco entro il 2019 per l'arte della cerca e della cavatura. E intanto Acqualagna spariglia le carte: pronti a chiedere la Dop per la varietà "nero pregiato".

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Il 2018 è l'anno ideale per acquistare il tartufo

Il 2018 si annuncia come uno dei migliori anni per il tartufo bianco pregiato. Per chi lo cerca, per chi lo commercializza e, soprattutto, per chi sceglie di acquistarlo. Grazie a un clima favorevole, la produzione è in netta risalita, abbondante, con una qualità considerata molto buona. E le prime contrattazioni stanno spuntando prezzi di gran lunga inferiori rispetto a un 2017 in cui l'acquisto, per molti, è stato proibitivo, con medie intorno ai 4-5 euro/grammo e punte di 6-7 euro in alcuni territori. Il 2018 segna, invece, un'inversione di rotta, come affermano gli esperti consultati da Alba (Piemonte) a San Pietro Avellana (Molise). Pertanto, ottobre e novembre, che sono i mesi in cui si concentrano le fiere italiane, saranno una ghiotta occasione sia per fare acquisti a prezzi decisamente abbordabili (si parte da 2 euro/grammo) sia per avvicinarsi e conoscere meglio questa eccellenza, che potrebbe trovare una consacrazione nel riconoscimento Unesco (patrimonio immateriale) per l'arte italiana della cerca e della cavatura. Tuttavia, il settore sconta ancora un gap organizzativo e legislativo, dal momento che la proposta di regolamentazione giace in Parlamento da molti anni. Il risultato è che manca una sicura tracciabilità sia fiscale (giro d'affari) sia delle produzioni. Ma ad Acqualagna – ed è questa una novità importante – ci si sta muovendo per fare passi avanti sul fronte della tutela, segnando una svolta che potrebbe sparigliare le carte. Il distretto, infatti, è pronto a chiedere al Mipaaft, entro fine anno, la Denominazione di origine protetta (Dop) per la varietà "nero pregiato". Sarebbe la prima Dop per un tartufo.

Alba. L'annata 2018

Alba, Acqualagna, San Giovanni d'Asso, Valtopina, San Pietro Avellana. Dal Piemonte al Molise, a giudicare dal nostro sondaggio a campione tra gli operatori, si prospetta un'ottima stagione per il bianco pregiato. Dopo tre annate complicate, in cui il celebre “tuber magnatum pico” ha sofferto le bizze di un clima che, in particolare nel 2017, ha fatto salire i prezzi alle stelle, le piogge regolari di inverno e primavera 2018, unite all'alta piovosità di agosto e settembre, hanno determinato condizioni praticamente ideali. Il risultato è che il "tartufo c'è ed è abbondante", come sottolinea Antonio Degiacomi, presidente del Centro nazionale studi tartufo, che ha sede ad Alba. In quella che è considerata la capitale italiana del bianco pregiato, la raccolta è partita il 21 settembre e terminerà il 31 gennaio: si parla di "annata dai tratti rosei, con bei tartufi caratterizzati da ottimi profumi". In fiera sono attese oltre 600 mila presenze, come ricorda il direttore dell'Ente turismo Alba Bra Langhe Roero, Mauro Carbone: "Una clientela internazionale, da 70 Paesi, interessata a un'italianità forte che unisce il prodotto tartufo, l'offerta della ristorazione e la festa di piazza. Considerate le premesse, ci attendiamo ottimi risultati per arrivi e presenze".

Uomo che annusa un tartufo bianco. Foto di Davide Carletti

Il resto d'Italia

Prospettive interessanti anche in provincia di Siena, dove operano circa 1.500 cavatori dotati di tesserino. Non ha dubbi il presidente dell'Associazione tartufai senesi, Paolo Valdambrini: "Ci aspettiamo un'annata favorevole, molto buona. E sarà un 2018 con un ottimo rapporto qualità-prezzo: partiamo infatti da circa duemila euro al chilo". Prudente Giancarlo Picchiarelli, vice presidente di Città del Tartufo, che in Umbria, a Valtopina, registra "aspettative positive, considerate le piogge di luglio e agosto, anche se potrebbero incidere gli effetti a lungo termine della siccità dello scorso anno". Ad Acqualagna, dove ha sede l'Associazione conduttori di tartufaie, l'esperto Giorgio Remedia (da oltre 50 anni nel settore) traccia un primo quadro: "La pessima annata 2017 è alle spalle. Il terreno è ancora duro e i primi tartufi si presentano meno rotondi e bitorzoluti. È chiaro che il prodotto non è ancora al top, ma i freddi e le piogge favoriranno una crescita ottimale". Spingendosi più a sud, in Molise, il sindaco di San Pietro Avellana, Francesco Lombardi (vice dell'associazione Città del Tartufo), parla di "buona annata, con un anticipo di maturazione per l'alternanza di sole e piogge estive. Ci aspettiamo dei quantitativi molto buoni, con prezzi di base già abbastanza bassi nelle prime fasi di contrattazione. Lo scorso anno un etto di tuber magnatum pico costava circa 400 euro, quest'anno potrebbe costare sui 220/250 euro. È chiaro che si entrerà nel vivo della stagione dalla terza settimana di ottobre".

Il mercato e la legge obsoleta

La tracciabilità è un traguardo attualmente difficile nel mondo del tartufo italiano. Al netto della correttezza di cavatori (cercatori) e raccoglitori (coloro che acquistano il tartufo dai cavatori), non c'è ad oggi un sistema certificato che consenta al consumatore di sapere con certezza la provenienza del prodotto. Bisogna fidarsi. Le fiere sono un'occasione importante per portarsi a casa un po' di oro bianco, ma resta aperto il problema dell'origine. L'attuale legge di settore è obsoleta, risale al lontano 1985, e il disegno di legge con le nuove regole giace da anni in Commissione agricoltura alla Camera. L'associazione nazionale Città del tartufo sta provando a riprendere, con l'attuale governo giallo verde, un percorso di dialogo e di confronto. Durante Expo 2015, l'iter sembrava doversi concludere positivamente sotto il dicastero di Maurizio Martina. Invece, si riparte di nuovo da zero sotto il governo Conte. Il risultato è che il tartufo italiano è ancora oggi in un'area grigia dai contorni alquanto sfumati.

Tartufai con i cani

Le conseguenze della legge attuale

In Italia, il giro d'affari del comparto (tra cavatori, coltivatori e commercianti) è stimato in una forbice tra 400 e 600 milioni di euro annui. Sono circa 230 mila (duecentotrenta mila) i cavatori attivi ma il mercato soffre la mancanza di un anello della catena proprio nelle prime fasi. Una falla che porta Città del Tartufo a stimare un 80% di mercato completamente in nero. La legge attuale prevede, infatti, che i raccoglitori (chi acquista i tartufi dai cavatori) possano autocertificare la provenienza del tartufo acquistato all'origine. Un vulnus, questo, che annulla ogni ipotesi di tracciabilità. Chi compra in Molise, ad esempio, può dichiarare di aver acquistato ad Alba o Acqualagna. Da un punto di vista fiscale, chi cerca il tartufo (considerato prodotto agricolo con Iva agevolata al 4%) è libero di vendere il prodotto senza obblighi di fatturazione. Una delle proposte discusse nel disegno di legge è, infatti, l'introduzione di una minimum tax per i cavatori (il cui incasso annuo è stimato con buona approssimazione in 12/15 mila euro).

"Il settore ha bisogno urgente di essere regolamentato", ammonisce Michele Boscagli, presidente dell'associazione nazionale Città del Tartufo, che aggiunge: "L'altro tema delicato è legato all'importazione di prodotti dall'estero". Di fronte a un mercato nazionale in cui prevale il nero, le aziende italiane di trasformazione e commercializzazione che necessitano di fatturare e tracciare gli acquisti di materia prima si stanno rivolgendo fuori confine. "All'estero, le fatture vengono rilasciate", fa notare Boscagli. E il risultato – che suona come un paradosso – è che i tartufi arrivano, regolarmente, da Istria, Albania, Iran, Cina, Est Europa. "Troviamo allora il modo" auspica Boscagli "di dire da dove provenga questo tartufo, che sia bianco o nero, e mettiamolo sul mercato con una chiara indicazione ai consumatori. Non c'è più tempo da perdere".

Il problema del bracconaggio fuori stagione

"C'è poi il problema del bracconaggio fuori stagione", conclude il presidente, con conseguenze gravi per l'ambiente di crescita di questo fungo ipogeo. Il settore, a tal proposito, chiede "più controlli". E ridurre il rischio di vedere scomparire un ecosistema, sta lavorando alla tutela degli ambienti boschivi, alla salvaguardia delle piante tartufigene (come pioppi, querce, salici, pini) nei terreni demaniali, ma soprattutto nelle proprietà private. Ad Alba, ad esempio, una parte degli incassi dell'imminente Fiera internazionale andrà ad alimentare un fondo per la manutenzione delle tartufaie. Non solo: la Regione Piemonte, come ricorda Antonio Degiacomi (Centro nazionale studi tartufo) sta incentivando gli oltre mille privati a non tagliare o a reimpiantare piante tartufigene. "I problemi del nostro comparto sono tanti e la candidatura Unesco" ricorda il sindaco di S.Pietro Avellana, Francesco Lombardi "nasce anche per accendere il faro su questi temi".

Mani che toccano un tartufo bianco pregiato

La candidatura Unesco

Il 2019 potrebbe essere l'anno del riconoscimento Unesco per l'arte della cerca e della cavatura del tartufo, un concentrato di conoscenza e tradizioni (compreso il delicato e affascinante rapporto tra il trifulau e il suo cane) su cui l'associazione nazionale Città del Tartufo (53 realtà in 14 regioni) ha lavorato intensamente, coinvolgendo istituzioni, enti pubblici, promuovendo ricerche storiche, antropologiche e organizzando una promozione capillare tuttora in corso in Italia. Il dossier è a Parigi, ma dovrà essere la Commissione italiana per l'Unesco ad annunciare a marzo 2019 il via libera alla candidatura a patrimonio intangibile. A quel punto, si tratterebbe di attendere le decisioni definitive dell'Unesco, previste a novembre 2019.

Il nero pregiato di Acqualagna verso la Dop

Il riconoscimento come patrimonio dell'Umanità sarebbe un grande traguardo per la tradizione italiana del tartufo. Ma dal lato economico, qualcosa si sta muovendo e anche rapidamente verso maggiori tutele del prodotto. Acqualagna (Pesaro Urbino) è uno dei maggiori distretti italiani. Qui, si lavorano tutte le tipologie, ci sono circa 2 mila cercatori tesserati, dieci punti vendita, otto aziende (alcune storiche e blasonate) che trasformano e commercializzano il tartufo e, infine, 15 rivenditori e commercianti esclusivi. Con la crisi del manifatturiero degli ultimi dieci anni, in particolare della meccanica, il tartufo rappresenta oggi la prima forma di economia del territorio. Le centinaia di migliaia di presenze in Fiera (al via a fine ottobre) confermano l'importanza di questo angolo d'Appennino. Ogni anno, fa sapere il sindaco Andrea Pierotti, da Acqalagna escono tra i 600 e i 700 quintali di tartufo lavorato. Da un po' di tempo, i proprietari di terreni coltivati a grano hanno riconvertito la produzione in quella dei tartufi. Non il bianco pregiato, che non può essere coltivato, bensì il nero pregiato, ovvero il Tuber melanosporum vitt (conosciuto anche come dolce di Norcia, di Spoleto o Perigord). La novità è che l'Associazione conduttori tartufaie, che lavora 400 ettari di terreno con 160 imprenditori agricoli iscritti, che coltivano sia il nero scorzone sia il nero pregiato, ha adottato un rigido disciplinare di produzione che porterà il distretto marchigiano a chiedere al Mipaaft il marchio europeo di Denominazione di origine protetta (Dop) per il "Tartufo nero pregiato di Acqualagna": "Siamo pronti a fare questo passo importante, stiamo lavorando al dossier e ci auguriamo di ottenere la Dop entro il prossimo anno", annuncia il sindaco di Acqualagna, Andrea Pierotti. A essere interessato sarà un vasto territorio, di circa trecento ettari, compreso all'interno dei confini di 15 comuni. Sarebbe la prima Dop italiana riservata a un tartufo: "Andremo incontro alle esigenze dei produttori e all'esigenza di trasparenza del consumatore più moderno".

Le fiere in Italia

Sono circa 2,5 milioni le presenze turistiche che ruotano attorno al tartufo italiano, secondo le stime di Città del Tartufo. Una lunga serie di appuntamenti, sagre ed eventi che richiamano gli appassionati dalla Campania al Piemonte. Alba, Acqualagna, San Miniato sono forse le più conosciute, ma sono decine gli appuntamenti lungo lo Stivale da segnare in agenda per acquistare il tartufo bianco o provarlo, nei ristoranti, in abbinamento al cibo e ai vini nelle ricette tradizionali e in quelle creative.

 

a cura di Gianluca Atzeni

foto di Davide Carletti

 

Calendario appuntamenti 2018 (fonte Città del Tartufo)

Borgofranco sul Po (Mantova)

5-6-7 / 12-13-14/ 19-20-21-22 ottobre

24° Fiera Nazionale del Tartufo Bianco

Alba (Cuneo)

Tutti i sabato e domenica da 6 ottobre al 25 novembre

87°Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba

Calestano (Parma)

Tutte le domeniche dal 7ottobre all'11 novembre

29° Fiera Nazionale del Tartufo Nero di Fragno

Bondeno (Ferrara)

12-13-14 e 19-20-21 ottobre

14° Edizione della Sagra del Tartufo di Bondeno

Pietralunga (Perugia)

13-14 e 20-21 ottobre

Mostra del Tartufo

Castel di Casio (Bologna)

13-14 ottobre

Tartufesta

Colliano (Salerno)

12-13-14 ottobre

22° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo

Bagnoli Irpino (Avellino)

20-21/ 26-27-28 ottobre

41° Sagra della Castagna e del Tartufo “Il Nero di Bagnoli”

Sasso Marconi (Bologna)

27-28 ottobre 1-3-4 novembre

Tartufesta

Acqualagna (Pesaro Urbino)

28 ottobre e 1-2-3-4/10-11 novembre

53° Fiera Nazionale del Tartufo Bianco di Acqualagna

Apecchio (Pesaro Urbino)

5-6-7 ottobre

36° Mostra Mercato del Tartufo e dei prodotti del Bosco Alogastronomia

Sant'Agata Feltria (Rimini)

7/14/21/28 ottobre

Pergola (Pesaro Urbino)

7/14/21 ottobre

23° Fiera Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato e dei Prodotti Tipici

Sant'Angelo in Vado (Pesaro Urbino)

13-14/19-20-21/27-28 ottobre 3-4 novembre

55° Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato delle Marche

Unione Valli Dolo (Modena)

27-28 ottobre 1-3-4 novembre

27° Mostra Mercato del Tartufo Modenese

San Pietro Avellana (Isernia)

fine ottobre e primi novembre

24° Mostra Mercato del Tartufo Bianco pregiato

Camugnano (Bologna)

4 novembre

Tartufesta

Gubbio (Perugia)

dal 31 ottobre al 4 novembre

Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco e dei Prodotti Agroalimentari

Città di Castello (Perugia)

dal 1° al 4 novembre

39° Mostra Mercato Nazionale Il Tartufo Bianco

Viano (Reggio Emilia)

28 ottobre, 4 novembre, 11 novembre

Le domeniche del Tartufo

Valsamoggia (Bologna)

3-4 / 10-11/17-18 novembre

35° Festival internazionale del Tartufo Bianco

Fabro (Terni)

9-10-11 novembre

31° Mostra Mercato del Tartufo di Fabro

Montalcino-San Giovanni d'Asso (Siena)

10-11/ 17-18 novembre

33° Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi

San Miniato (Pisa)

10-11/17-18/24-25 novembre

48° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco

Vezza d'Alba (Cuneo)

18/25 novembre

39° Fiera Regionale del Tartufo Bianco e dei Vini

Valtopina (Perugia)

17-18 /24- 25novembre

38° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo di Valtopina

Ceppaloni (Benevento)

24-25 novembre

5° edizione Tartufo al Borgo

 

 

 

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