2 Set 2011 / 13:09

Insalata africana: un mix di gusti e prodotti

Non solo diamanti. Il Sudafrica ha scoperto le sue gemme enologiche e gastronomiche. Dalla savana ai vigneti del Franschoek, il dopo apartheid ha visto sbocciare insieme alla giovane democrazia anche un nuovo orgoglio per un patrimonio di sapori, tradizioni e stili.

 

Il nuovo corso sudafricano suona il suo tam

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Non solo diamanti. Il Sudafrica ha scoperto le sue gemme enologiche e gastronomiche. Dalla savana ai vigneti del Franschoek, il dopo apartheid ha visto sbocciare insieme alla giovane democrazia anche un nuovo orgoglio per un patrimonio di sapori, tradizioni e stili.

 

Il nuovo corso sudafricano suona il suo tam

tam anche nel cuore della savana. Nel Singita Private Game Reserve – una riserva privata confinante con Kruger National Park, in uno dei lodge più lussuosi di tutto il continente (il Singita Ebony), base di emozionanti safari – si trova una delle più importanti cantine del Sudafrica. «È una cantina – racconta il cantiniere Francois Rautenbach – che riflette profondamente l’evoluzione del dopo ‘94. La carta dei vini in passato era marcata da una forte impronta internazionale in quanto i nostri vini non sembravano adeguati al livello delle richieste della facoltosa clientela del lodge. Oggi in lista compaiono 220 vini sudafricani, una compilation completa di tutte le migliori etichette. Finalmente guardiamo con occhi nuovi, aperti e creativi anche alla nostra ricchezza enologica. E nel vino cerchiamo soprattutto il nostro territorio».

 

Così, degustando un Sequillo Red 2008, un vino artigianale dello Swartland ispirato allo stile mediterraneo dei vini del sud del Rodano (shiraz, grenach, carignan, cinsault, maury), ti arrivano al naso gli inconfondibili sentori erbacei del fynbos, la vegetazione arbustiva che popola la zona a nord-est di Cape Town. Ma ti sembra persino di captare (forse suggestione di un dopo safari, in realtà condivisa dal gruppo di degustatori di un winetasting organizzato da Francois) l’odore del bush e l’animalità forte di un elefante in calore che inonda dei suoi ormoni le erbe della savana. «Anche nei vini cominciamo a voler sentire i luoghi. Tutti i nostri vigneti stanno tentando di essere diversi uno dall’altro – commenta Francois – È quella stessa biodiversità che anche la cucina sudafricana contemporanea tenta di catturare».

 

Inevitabilmente vengono in testa le analogie con il Movimento della cucina del Nord Europa che ha trovato nei sapori locali – muschi, licheni, carni di renna e di alce – la sua identità. Trasferito il tutto agli antipodi, la striscia costiera della Provincia del Capo è uno dei sei regni floreali della Terra (ci vivono ottomila specie vegetali, più di quante se ne possano contare nelle foreste pluviali del mondo) ed è un serbatoio di gusti inesplorati.

 

Margot Janse è la giovane chef di Le Quartier Francais, angolo di charme e di design nel borgo di Franschhoek. La cittadina, fondata dagli Ugonotti francesi alla fine del ‘600, si trova al centro della omonima regione vinicola, una specie di Bengodi del food&wine. Margot è anche quest’anno nella ristretta pattuglia di The World’s 50 Best Restaurants e così commenta il nuovo mood sudafricano: «Il mondo non si è reso conto delle cose buone che succedono qui. I vini, come la cucina, sono cresciuti con il Paese» (...)

 

Raffaella Prandi

settembre 2011

 

N.B. Potete leggere l'articolo completo nel Gambero Rosso di settembre (n. 236) e il racconto del nostro viaggio in Sudafrica su gambero rosso travel.

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