La farina più antica del mondo è gluten free. A Firenze la mostra sulle ricette preistoriche

17 Set 2015, 08:30 | a cura di

Si rincorrono le scoperte del gruppo archeologico coordinato dall'Università di Firenze che ha dimostrato la lavorazione di amidi vegetali per ottenere farina già all'epoca dell'homo sapiens, in Toscana e Puglia. Una mostra lo racconta. 

Qualche mese fa la scoperta della farina più antica del mondo, in Toscana, ha destato grande clamore. Ora, dal 18 settembre, la sede dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze ospiterà una mostra dal titolo 30.000 anni fa la prima farina, che approfondisce la scoperta, dedicando ampio spazio alle origini di questo prodotto gluten free che in Toscana si lavorava ancor prima del Neolitico. Gli studi della Soprintendenza Archeologica regionale si sono concentrati sulla zona di Bilancino, dove 30mila anni fa è documentato un insediamento di homo sapiens che utilizzava pietre a forma di macina, rinvenute durante gli scavi e analizzate al microscopio elettronico e al carbonio14. Risultato: tracce di amido che raccontano di una cultura alimentare lontanissima nel tempo, ma pur sempre legata alla produzione artigianale di prodotti commestibili, quando si pensava l'uomo fosse dedito principalmente alla caccia e irrimediabilmente carnivoro. Invece i risultati di laboratorio rivelano la lavorazione di piante spontanee per estrarne gli amidi e realizzare così la prima ricetta nota a base vegetale. Gli amidi rinvenuti sugli utensili infatti derivano principalmente dalla Tifa, una pianta palustre da cui si ricavano gallette e farinate ad alto valore nutritivo, come quelle riprodotte dal team di archeologi per testare la ricetta così come poteva essere realizzata in epoca preistorica. Il tutto molto prima della scoperta dell'agricoltura stanziale legata alla coltivazione dei cereali, che nasce nel periodo Neolitico nell'area mediorientale.

L'esposizione metterà in luce anche la seconda fase della ricerca condotta dagli studiosi con il contributo economico dell'Ente Cassa di Risparmio per accertare l'esistenza di un patrimonio condiviso di conoscenze sulle tecniche di macinazione di vegetali, probabilmente trasversali e indipendenti da condizioni climatiche e ambienti diversi. Certo, il risultato finale doveva essere piuttosto lontano dalle farine di cereali che utilizziamo oggi: ricche di fibre e chiaramente prive di glutine.

E nel frattempo, solo qualche giorno fa, una nuova scoperta, ancora sul suolo nazionale, nella Puglia di Rignano Garganico. Qui l'homo sapiens avrebbe cominciato a macinare e cuocere avena già 32mila anni fa, come mostrano i risultati pubblicati dall'Università di Firenze (il team è il medesimo di Bilancino) in relazione al rinvenimento di utensili e tracce di amido di avena nella Grotta Paglicci, lavorato – secondo l'ipotesi più accreditata – con un procedimento molto simile a quello tuttora in uso in Asia.

 

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