20 Gen 2016 / 17:01

Vitigni resistenti, arrivano i “magnifici dieci” dell'Università e dell'Iga di Udine

I 10 vitigni resistenti alle malattie, frutto di centinaia di incroci, sono stati inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite da parte del Mipaaf. Tempo fa, li avevamo assaggiati e valutati, con risultati sorprendenti.

Vitigni resistenti, arrivano i “magnifici dieci” dell'Università e dell'Iga di Udine

I 10 vitigni resistenti alle malattie, frutto di centinaia di incroci, sono stati inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite da parte del Mipaaf. Tempo fa, li avevamo assaggiati e valutati, con risultati sorprendenti.

I vitigni

Si chiamano Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Julius (i primi 5 a bacca bianca, i secondi a bacca rossa). Sono i primi vitigni resistenti alle malattie, prodotti in Italia dai ricercatori dell’Università di Udine e dell’Istituto di Genomica applica (Iga) di Udine. Tre Bicchieri lo aveva annunciato nell'articolo “A che punto è la Ricerca Scientifica in Italia” (24 settembre 2015) e adesso, sopo 15 anni di studio, i “magnifici 10” saranno presentati ufficialmente il 18 gennaio a palazzo Wassermann di Udine nelconvegno 'Resistere per competere: presentazione delle nuove varietà di vite'.

Come nascono

Abbiamo prima studiato il genoma della vite per individuare i geni che controllano i caratteri di resistenza alle malattie” spiega Michele Morgante, direttore dell'Iga “e poi abbiamo incrociato i cosiddetti genitori noti, cioè varietà tradizionali (Sauvignon, Merlot, Cabernet) a varietà che portano geni di resistenza”. Da qui si spiegano anche i nomi dei dieci vitigni che richiamano, ma solo in parte, le varietà già note. La fase sperimentale, ha dato, va da sé, un numero altissimo di varianti, quindi il risultato finale è frutto di centinaia di incroci, decine di migliaia di piante valutate, oltre 500 micro-vinificazioni ripetute negli anni presso l’Unione Italiana Vini di Verona e i Vivai Coopertaivi di Rauscedo. E adesso? Quali vantaggi per la viticoltura? Lo scopo, fin dall'inizio del progetto, è stato quello di ridurre l’utilizzo di pesticidi e rispondere alla situazione critica della viticoltura in Europa, attività agricola tra le più impattanti sull’ambiente, che, pur occupando soltanto il 3,3% della superficie agricola, utilizza ben il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura. Oltre a non richiedere l'uso di pesticidi, questi vitigni - al momento impiegati per i vini Igt - sono anche molto resistenti ai climi freddi del Nord ed Est Europa, rappresentando, oltre ad un'alternativa per il mercato italiano, anche un ulteriore apertura verso i mercati internazionali. La ricerca, comunque, non si ferma e, come ci annuncia Morgante, presto saranno registrati altri tre vitigni resistenti.

Il registro

Intanto, i primi 10 sono già stati inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite, e rappresentano un fiore all'occhiello per la ricerca italiana, come ricorda il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, annunciando nuovi investimenti per i prossimi tre anni: "L'Italia si conferma punto di riferimento per la ricerca in campo agroalimentare” dice Martina “aver iniziato già nel 1998 un lavoro attento ed efficace su vitigni più resistenti ne è evidente dimostrazione. Ma ora siamo pronti a fare un salto di qualità ulteriore, attraverso il nostro piano per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili, con pratiche come il genome editing e la cisgnesi. La vite sarà uno dei punti centrali del piano, perché mantenere la leadership in un settore che vale per l'Italia oltre 14 miliardi di euro significa investire con convinzione in ricerca pubblica”.

Degustazione

I nostri esperti li hanno assaggiati: il giornalista Andrea Gabbrielli, il prof. Lucio Brancadoro dell’Università di Milano e Eugenio Sartori, direttore generale dei Vivai Cooperativi di Rauscedo. Le impressioni sono positive: persistente il Fleurtai 2014, intrigante il Soreli 2014, piacevole il Petit Cabernet del 2013. Un po' più di incertezze per il Merlot 2013, in cui la vendemmia calda si fa sentire con i tipici sentori di cotto. Tutte le etichette in assaggio sono frutto di una vinificazione standard, per evitare le differenze fra un campione e l'altro.

 

a cura di Loredana Sottile

 

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