6 Mar 2016 / 16:03

Bordeaux sotto accusa: troppi pesticidi in vigna? La protesta

Una delle più celebri regioni vinicole del mondo è anche una delle più permissive rispetto all'uso di pesticidi agricoli. Ecco perché gli attivisti protestano. 

Bordeaux sotto accusa: troppi pesticidi in vigna? La protesta

Una delle più celebri regioni vinicole del mondo è anche una delle più permissive rispetto all'uso di pesticidi agricoli. Ecco perché gli attivisti protestano. 

Continua a Bordeaux lo scontro tra gli attivisti antipesticidi e i vigneron della Regione: i primi chiedono di abbandonare il Système de Management Environnemental (protocollo utilizzato in vigna) e di applicare la formula '1 école + 1 enfant = 0 pesticide', i secondi non sembrano voler cedere di un passo. Lo scontro si è inasprito nei giorni scorsi, dopo che una trasmissione della Tv pubblica - Cash Investigations - ha rivelato l'elenco dei pesticidi agricoli acquistati nel quinquennio 2008-2013, evidenziando che è proprio Bordeaux la zona che ne utilizza di più. In Francia ogni anno ne verrebbero spruzzati 65 mila tonnellate (il più alto numero in Europa), di cui 3320 solo nella Gironda. Ma, ad aizzare ancora di più le proteste, sarebbe il dato per cui ben 132 scuole della Regione si trovano a ridosso dei vigneti, tanto che, in questa zona, il rischio di leucemia infantile, pare, sia superiore alla media nazionale del 20%.

La Marche Blanche, contro i pesticidi

Non si è fatta attendere la mobilitazione delle associazioni, da anni impegnate in questa battaglia, che domenica hanno promosso la 'Marche Blanche' (1500 le presenze) e hanno, poi, fatto partire una raccolta firme a sostegno della causa: raccolte 84,6 mila sottoscrizioni che, però, non sono bastate a prendere misure più restrittive. All'incontro con la leader dei manifestanti, Marie-Lys Bibeyran (associazione Génération Future), il Prefetto di Bordeaux ha riposto che l'unica normativa applicabile è quella approvata nel 2014, che vieta l'uso di fitofarmaci nel raggio di 50 metri da scuole e asili, a cui, semmai, possono aggiungersi delle altre misure precauzionali, quali l'impianto di siepi o l'utilizzo di materiali che limitino la dispersione dei prodotti. Si ricordi, tra l'altro, che tale provvedimento fu adottato dopo che nel maggio del 2014 un trattamento tra i filari, a Villeneuve-de-Blaye, avrebbe avvelenato tutta una scolaresca. Il caso è stato riaperto proprio qualche mese fa e i procedimenti giudiziari, per accertare le colpe, sono ancora in corso. Ritornando al presente, la proposta dei manifestanti - in vista dei mesi clou in vigneto per la prossima vendemmia - è la creazione di un comitato di sorveglianza di trattamenti fitosanitari, che coinvolga servizi statali, istituzioni del vino, sindacati agricoli e associazioni civili, cercando stabilire dei limiti da non oltrepassare. Ma la strada davanti a loro appare ancora lunga e “avvelenata”...

 

a cura di Loredana Sottile

 

 

 

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