10 Mar 2016 / 11:03

Recup a Milano. La sfida allo spreco nei mercati della città, per condividere gli avanzi

Il progetto è attivo da qualche mese grazie ai volontari di un’associazione nata per contrastare lo spreco di avanzi ed eccedenze commestibili in uno dei principali ricettacoli di cibo invenduto: il mercato. E prova a consolidare anche il senso di comunità, in nome della condivisione di cibo.

Recup a Milano. La sfida allo spreco nei mercati della città, per condividere gli avanzi

Lotta allo spreco… Al mercato

L’espressione più corretta per definire l’iniziativa è Cittadinanza attiva contro lo spreco, un appellativo che valorizza l’impegno di una comunità che vuole darsi da fare in prima linea per limitare i danni dello spreco alimentare e aiutare così anche i meno fortunati. Nell’ultimo anno la città di Milano è stata al centro dell’attenzione internazionale in quanto potente cassa di risonanza per le istanze proposte da Expo, quando rappresentanti politici, personalità illustri e grandi chef si impegnavano a far proprie le necessità del pianeta con proclami, manifesti e qualche progetto concreto (primo fra tutti il Refettorio Ambrosiano di Massimo Bottura). Poi l’interesse è scemato, ma l’urgenza è rimasta, e se nel mondo si moltiplicano le iniziative per un futuro più sostenibile, che contribuisca anche a combattere la piaga della fame, anche Milano non vuole stare a guardare. È nato così il progetto Recup- frutto della collaborazione tra un gruppo di cittadini volontari (riuniti nell’associazione WhyZ) con la testata web Eco delle Città e la Fondazione Cariplo -  che opera nell’ambito dei mercati rionali dove ogni giorno si va incontro a uno spreco di cibo indiscriminato dovuto anche a certe abitudini di lavoro radicate. Un esempio? I cosiddetti commercianti “spuntisti”, quelli che non hanno un posto fisso e sono costretti a “fare la spunta”, cioè mettersi in fila sperando di trovare uno spazio libero, diverso ogni giorno. Non avere uno spazio proprio comporta la necessità di lasciare la postazione pulita a fine giornata, e così tutto ciò che resta invenduto, pur commestibile, finisce nella spazzatura.

Uno per tutti, tutti per uno

Dal canto loro, i volontari dell’associazione hanno cominciato qualche mese fa a muoversi tra i banchi del mercato rionale di via Papiniano, due volte alla settimana: alla fine delle attività commerciali la squadra arriva prima che il servizio di pulizia Amsa arrivi a raccogliere frutta rimasta in terra e scarti per ripulire la strada, si rivolge ai commercianti storici, che consegnano al team tutto il cibo avanzato che altrimenti finirebbe in un bidone. Poco dopo, gli stessi volontari redistribuiscono quei prodotti freschi salvati dalla spazzatura al capannello di persone che li aspetta in un angolo del mercato: anziani, indigenti, persone in difficoltà in cerca di un pezzo di pane. E persino il bar accanto contribuisce alla causa, regalando ai volontari  i dolci rimasti invenduti dalla colazione. Tutto secondo una filosofia che scommette su uno spostamento di valore: ciò che ha perso un valore economico, riacquista un importante valore sociale e contribuisce alle necessità della comunità di quartiere. Un progetto di grande utilità, che negli scorsi mesi ha ricevuto apprezzamento e supporto da più parti e oggi è pronto ad espandersi in città, coinvolgendo anche altri mercati rionali di Milano, per ora in via Padova, via Sarpi e Rogoredo. Con l’obiettivo di limitare il fenomeno degli “skippers”, tutti coloro che alla fine del mercato arrivano per rovistare tra i sacchi in cerca di qualcosa di commestibile, agiscono in solitaria e spesso arrivano a scontrarsi per un tozzo di pane. La fame fa anche questo,  e l’indigenza è molto più diffusa di quanto si possa pensare anche nelle nostre città. Il compito dei volontari, intermediari diretti con i commercianti, è proprio quello di limitare gli attriti, ristabilendo quel senso di comunità che può migliorare la vita di tutti. E così, pian piano, il bottino recuperato ogni volta, tra casse di banane, cime di rapa, zucche e mele ammaccate, convince una persona in più a fidarsi dei volontari. E il progetto Recup avanza, contro lo spreco, in favore della condivisione.

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