22 Apr 2016 / 18:04

La contadina peruviana che vince il Nobel per l'ecologia. La storia di Maxima Acuña

Oltrepassa i confini del Perù la battaglia di Maxima Acuña contro una potente compagnia mineraria per rivendicare il diritto alla terra e all'agricoltura. Un ottimo modo per celebrare la Giornata della Terra. 

La contadina peruviana che vince il Nobel per l'ecologia. La storia di Maxima Acuña

Oltrepassa i confini del Perù la battaglia di Maxima Acuña contro una potente compagnia mineraria per rivendicare il diritto alla terra e all'agricoltura. Un ottimo modo per celebrare la Giornata della Terra. 

Il Nobel per l'ecologia

Mentre in tutto il mondo si festeggia la Giornata della Terra – quell'Earth Day che vuole porre l'accento sulla bellezza del pianeta e sui rischi a cui sottoponiamo ogni giorno terre fertili, acqua, atmosfera, risorse alimentari – dall'America Latina arriva il messaggio forte e chiaro di Maxima Acuña. E stavolta sgombriamo subito il campo da celebri chef e star dell'attivismo internazionale. Maxima è una contadina peruviana come ce ne sono tante nel Paese affacciato sul Pacifico dove la terra si coltiva persino a 4mila metri e il settore agricolo sostiene l'economia nazionale. Ma è anche un esempio di come l'attaccamento alla terra e la semplicità d'animo possano regalare risultati importanti. Tanto che proprio qualche giorno fa, la donna è stata insignita del premio Goldman 2016 per l'Ambiente, considerato universalmente il Nobel dell'ecologia. Cosa ha fatto guadagnare a Maxima i riflettori internazionali? La caparbietà con cui ha saputo difendere i terreni che coltiva da tutta la vita davanti alle pretese di un colosso minerario locale, che di quel campo voleva fare una base per l'estrazione d'oro, danneggiando irrimediabilmente l'ecosistema e il paesaggio circostante, compreso il lago che la contadina utilizza per l'irrigazione dei campi, destinato a trasformarsi in una discarica di rifiuti tossici. Il pensiero di Maxima, d'altronde, è molto semplice: “Chiedo solo di vivere tranquilla coltivando il mio terreno e che non contaminino la mia acqua”, ha dichiarato ricevendo il premio a San Francisco.

La storia di Maxima. Il diritto alla terra

Dal 2011, infatti, si confronta con la compagnia Yanacocha, talmente potente da ottenere la concessione esclusiva per sfruttare il giacimento aureo più importante del Perù e dell'intera America Latina. E la sua storia di opposizione gentile (ma ferma) ha fatto ricordare a molti una vicenda analoga sfociata nella cronaca nera qualche settimana fa. Allora si parlava di un'altra “attivista” peruviana, Berta Caceres, che nel 2015 aveva ricevuto lo stesso riconoscimento per aver promosso una campagna di protesta contro un grande costruttore di impianti idroelettrici per nulla rispettoso dell'ambiente e delle risorse rurali. Un impegno che nel Paese aveva suscitato grande clamore, culminato nel peggiore dei modi, con l'assassinio di Berta il 6 marzo scorso. Mentre la storia di Maxima e del suo terreno nella regione del Tragadero Grande, a 4000 metri di altitudine, va avanti. Negli ultimi la sua famiglia è andata incontro a denunce, richieste di carcerazione, multe salate semplicemente per aver rivendicato il diritto a coltivare un terreno regolarmente acquistato, quando la compagnia mineraria denunciava l'usurpazione di un bene di sua competenza. Nel 2014 la svolta: dopo un tour europeo per sensibilizzare l'opinione pubblica, Maxima e la sua famiglia sono stati assolti e la contadina è diventata simbolo delle battaglie per l'ambiente e il diritto alla terra. Un esempio che tutti si augurino non resti unico nel mondo e riporta all'ordine del giorno la necessità di tutelare i piccoli proprietari terrieri e le famiglie contadine che continuano a sfamare il mondo. Tutelando l'ambiente, le identità culturali, le tradizioni gastronomiche.

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