28 Giu 2016 / 13:06

Fagioli, cazzotti e abbuffate. Omaggio a Bud Spencer e alla sua passione per il cibo, sul grande schermo e fuori

È scomparso all'età di 86 anni il gigante buono del cinema italiano, dallo spaghetti western alle scazzottate cult, sempre con l'amico di una vita, Terence Hill. Sullo sfondo tavole da saloon, banchetti e abbuffate. Il nostro ricordo.

Fagioli, cazzotti e abbuffate. Omaggio a Bud Spencer e alla sua passione per il cibo, sul grande schermo e fuori

È scomparso all'età di 86 anni il gigante buono del cinema italiano, dallo spaghetti western alle scazzottate cult, sempre con l'amico di una vita, Terence Hill. Sullo sfondo tavole da saloon, banchetti e abbuffate. Il nostro ricordo.

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Fagioli e non solo

In rete, in tempi non sospetti, qualcuno ha persino diffuso la ricetta dei Fagioli alla Bud Spencer. L'associazione tra il gigante buono del cinema italiano - che pure quando dispensava cazzotti in qualche saloon del Far West manteneva il suo sorriso sornione e bonario – e quella padella piena di fagioli divorata con voracità dal compagno di una vita, Terence Hill, è fin troppo scolpita nell'immaginario collettivo perché il giorno dopo la sua scomparsa il nostro omaggio a Bud Spencer non parta proprio da qui. Era il 1970: l'impatto sul grande schermo del primo episodio della saga Lo chiamavano Trinità... avrebbe determinato la fortuna di una coppia inossidabile di colleghi (e amici) per i decenni a venire. E i fagioli – la leggenda divulgata da Terence Hill racconta di un giorno a digiuno prima di girare, per rendere più credibile la scena – che nelle avventure del duo più sgangherato della interpretazione italiana del genere western divennero presto un marchio di fabbrica. Tanto che nel 1973 Bud Spencer si ripresentava sullo schermo in coppia con uno dei pistoleri più famosi del momento, Giuliano Gemma, per interpretare Anche gli angeli mangiano fagioli, appunto. Ora, per Carlo Pedersoli, classe 1929, è arrivato il momento di scoprire se è vero.

 

 

Abbuffate, cazzotti e ironia

Ma nella storia cinematografica del napoletano ex campione di nuoto, che della sua stazza e della passione per la buona tavola faceva un vanto (nella sua personale lettura di Cartesio, come gli piaceva dire “il suo 'penso dunque sono' per me è 'mangio perciò vivo'” e sull'argomento ha scritto un libro Mangio Ergo Sum, tra filosofia e ricette, con prefazione dell’immancabile Luciano De Crescenzo, 2014), i riferimenti al cibo sono ben lungi dall'esaurirsi dentro un tegame di fagioli al pomodoro.

Il ruolo, nella maggior parte dei casi, è sempre lo stesso: l'eroe/antieroe buono come un tozzo di pane, che nel filone farsesco del cinema della seconda metà del Novecento italiano ci sguazza, e anzi inventa un genere che gli calza a pennello. Per dirla con qualche episodio celebre, Bud è quel Ben che in Altrimenti ci arrabbiamo (di nuovo al fianco di Terence/Kid, nel 1974) propone al compare di cui poco si fida di giocarsi una scommessa a birra e salsicce, lasciando alla storia del cinema un altro siparietto difficile da dimenticare con tanto di abbuffata inutile, visto che la vetturetta in palio (una indimenticata Dune Buggy prodotta dalla Puma) prende fuoco a causa di un incidente.

Prima ancora, nel 1971, la scena al ristorante (“la migliore mangiatoia di tutto lo Stato”) di Continuavano a chiamarlo Trinità strappa risate di cuore mentre gli increduli camerieri in tight si affannano per accontentare le pretese veraci di Trinità e suo fratello Bambino servendo improbabili portate di una paludatissima alta cucina francese (le rivoluzioni della Nouvelle Cuisine arriveranno solo due anni più tardi), mentre gli avventori osservano sgomenti quanto sta succedendo davanti ai loro occhi. Ironico sfottò alla cucina d’oltralpe è pure una delle scene cult di I due superpiedi quasi piatti (1977) che si chiude con il cameriere ubriaco di whisky a declamare specialità di nouvelle cuisine. Altrettanto esilarante il tentativo di Padre Pedro e Padre G resistere al tacchino che svetta sotto al loro naso nella notte di preghiera alla tavola della Marchesa Gonzaga, in Porgi l'altra guancia (1979). Per fortuna arriva “la visione di San Giuseppe” e si ricomincia a mangiare.

Di abbuffata in abbuffata si arriva al 1979, per Io sto con gli ippopotami: stavolta il contesto è quello esotico dell'Africa coloniale britannica, ma lo spirito non cambia. Si mangia alla tavola del boss, e molto, col tovagliolo al collo, e poi tutto finisce a cazzotti. Tom e Slim contro Jack Ormond. Ma di mangiatoia c'è anche quella di Occhio alla Penna a Yucca City, nel 1981, per un pranzo in solitaria. Dopo un intero tegame di immancabili fagioli divorati con il mestolo, “Il dottore cosa desidera per secondo?” “Tutto”, risponde compito Doc. E il banchetto pantagruelico si trasforma in sfida all'ultimo boccone col vicino di tavola. Inutile dire chi la spunta.  

 

 

a cura di Livia Montagnoli

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