17 Lug 2016 / 11:07

Barolo Docg, i piani di Vietti dopo l'ingresso degli americani di Krause Holdings

Luca Currado resta ceo dell'azienda di Castiglione Falletto e pianifica le strategie future ora che ad affiancarlo c'è il gruppo statunitense: “Ridurremo tipologie e bottiglie per valorizzare i grandi cru”. 

 

Barolo Docg, i piani di Vietti dopo l'ingresso degli americani di Krause Holdings

Luca Currado resta ceo dell'azienda di Castiglione Falletto e pianifica le strategie future ora che ad affiancarlo c'è il gruppo statunitense: “Ridurremo tipologie e bottiglie per valorizzare i grandi cru”. 

 

La cessione di Vietti. Cosa cambia

Di americani in Langa alla ricerca di un solido business nel Barolo si parlava da tempo. Finalmente, l'affare è stato concluso, perché l'accordo firmato il 12 luglio tra Kyle J. Krause (Krause Holdings) e Luca Currado (Vietti) rappresenta l'esordio per un investitore statunitense nel Barolo. Prima o poi doveva accadere. Ma i motivi della cessione della storica azienda di Castiglione Falletto (premiata coi Tre bicchieri nella Guida vini d'Italia 2016 col Rocche di Castiglione 2011) non sono da ricercare tanto nella volontà di fare cassa di fronte a un'offerta irripetibile (la cifra non è stata resa nota), semmai nella volontà di crescere assieme. Il marchio non cambia, l'enologo Luca Currado mantiene il ruolo di ceo, sua moglie Elena Penna si occuperà di accoglienza e mercati esteri, così come non cambiano gli incarichi di Mario Cordero (genero del compianto Alfredo Currado, papà di Luca) e dei circa 20 dipendenti tra cantina e campagna. Oggi, con l'ingresso dei 12 ettari in pancia alla Krause Holdings, la Vietti, che produce 250 mila bottiglie annue in 34 ettari (in parte in affitto), potrà vantare, oltre alle etichette (d'autore) che già possiede, una serie di menzioni della Docg Barolo tra le più note: Codana (Castiglione), Briccolina, Meirame, Teodoro e Cerretta (Serralunga), Mosconi e Le Coste (Monforte).

 

Un percorso comune. Chi è Kyle Krause

Quando il signor Kyle è venuto in cantina e mi ha detto che mi avrebbe messo a disposizione ben 12 ettari con questi cru di Barolo non ci ho pensato due volte”, racconta Currado “e ora ci attende un percorso comune”. Mister Krause e la moglie Sharon, che hanno lontane origini italiane, oltre a controllare negli Usa la catena del food Kum&Go, la Solar Transport (in Iowa) e a possedere numerosi immobili, sono titolari di diverse aziende agricole negli Usa e hanno una grande passione per il vino italiano. Un'ulteriore prova di fiducia per gli ex titolari della Vietti, che ora è pronta a fare un salto di qualità e scrivere una nuova pagina della sua lunga storia, partita alla fine del 1800 con il capostipite Carlo. “Siamo consapevoli di avere a disposizione un materia prima eccezionale”, aggiunge Currado, che dai Krause ha avuto garanzie (scritte) sugli investimenti futuri, in nuovi vigneti e in zone d'eccellenza.

La Krause Holdings, che il suo acquisto in Piemonte lo ha piazzato a giugno 2015, rilevando la Enrico Serafino dal portafoglio di Campari per 6,9 milioni di dollari, ha firmato un accordo in cui ci sono ampi spazi di manovra per lo stesso Currado: “Esordiremo già da quest'anno coi nuovi cru, che vogliamo integrare gradualmente nella gamma. Vogliamo crescere sul mercato italiano, oggi al 30-35%. Elimineremo due o tre etichette. Dovremo poi lavorare al reimpianto dei vigneti. Del resto, avere una vasta scelta qualitativa in Piemonte significa avere la sicurezza di fare grandi vini. Ecco perché abbiamo accettato la proposta. É stato un po' come mettere assieme i giocatori del Real Madrid e del Barcellona”.

 

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

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