30 Ott 2016 / 10:10

Buon cibo dal carcere. A Torino lo store di Freedhome e il ristorante (dentro) Liberamensa

Le carceri italiane si riscoprono fucina artigianale di qualità, nel segno di un riscatto etico che sa diventare impresa. E il nuovo store torinese di Freedhome dà voce a 13 realtà nate dietro alle sbarre, con le loro produzioni gastronomiche d'eccellenza. Mentre a Le Vallette apre un ristorante. 

Buon cibo dal carcere. A Torino lo store di Freedhome e il ristorante (dentro) Liberamensa

Le carceri italiane si riscoprono fucina artigianale di qualità, nel segno di un riscatto etico che sa diventare impresa. E il nuovo store torinese di Freedhome dà voce a 13 realtà nate dietro alle sbarre, con le loro produzioni gastronomiche d'eccellenza. Mentre a Le Vallette apre un ristorante. 

Le fucine del cibo in carcere

Il nome di Irma Carpiniello è legato a doppio filo a quello delle sue Lazzarelle, le detenute del carcere di Pozzuoli impegnate nella torrefazione nata per offrire loro una possibilità di riscatto, e tra le esperienze formative più significative di quell'universo carcerario che a restar confinato nell'indifferenza e nell'emarginazione proprio non ci sta. Del resto sempre più spesso, negli ultimi anni, abbiamo documentato l'avverarsi di un sogno che ha dimostrato di saper diventare realtà: oggi sono tante sul territorio nazionale le associazioni impegnate a restituire dignità all'individuo anche quando si trova a scontare gli errori del passato, tra le mura di una cella. E la pratica di cucina, la condivisione dei segreti del mestiere artigianale, la gestualità dell'arte bianca, la fatica spesa dietro ai fornelli si sono rivelate valide alleate di questa missione etica, ancor prima che sociale. Potremmo citare i casi più celebri del Cibo Agricolo Libero di Rebibbia – l'esperienza casearia di Vincenzo Mancino con le detenute del carcere romano – o le Cene Galeotte di Volterra, la pasticceria sopraffina di Giotto all'Istituto Penitenziario Due Palazzi di Padova e le molteplici iniziative del carcere di Bollate (ristorante InGalera compreso). Ma anche le più recenti esperienze dei giovani detenuti di Palermo  - con i biscotti della tradizione – e della viticoltura carceraria di Taranto. Esempi evidenti che il circuito virtuoso cresce e si alimenta dell'impegno di molti, oltre che degli ottimi prodotti che arrivano in tavola.

Una bottega per Freedhome

Da un anno a questa parte Freedhome – associazione nata proprio per impulso di Irma Carpiniello, con Marco Gilardello, ideatore della Banda Biscotti ne l carcere di Verbania – ne riunisce molti sotto un unico sigillo, che sottende uno slogan ironico quanto azzeccato: Creativi dentro. E negli ultimi mesi il gruppo ha dimostrato di sapersi dotare di solidi strumenti per farsi apprezzare: prima è arrivata la costituzione di una rete di impresa, che riunisce 13 realtà in tutta la Penisola, con l'idea di accogliere in futuro tutte le iniziative carcerarie che vorranno condividerne gli obiettivi etici e imprenditoriali; mentre a Torino, in via Milano, ha appena inaugurato il primo concept store di economia carceraria in Italia. Uno spazio fisico, aperto al pubblico, in cui saranno commercializzati prodotti enogastronomici, oggetti di design, accessori e capi di abbigliamento provenienti dalle attività svolte all'interno di istituti penitenziari di tutta la Penisola.

E sul versante gastronomico, chi sceglierà di acquistare i prodotti di questa bottega unica nel suo genere potrà contare sull'artigianalità delle lavorazioni, la genuinità delle materie prime, la bontà di specialità capaci di raccontare il territorio di provenienza, dai taralli del Campo dei Miracoli del carcere di Trani ai torroni alla mandorla di Sprigioniamo Sapori da Ragusa, alle delizie di pasticceria prodotte nel carcere di Busto Arsizio (VA). E poi pane, grissini e biscotti  Brutti e Buoni dal carcere valdostano di Brissogne, i formaggi delle detenute di Rebibbia, il caffè delle Lazzarelle, la pasta di mandorle di Dolci Evasioni da Siracusa, i dolci della Banda Biscotti. Lo spazio è messo a disposizione dal Comune di Torino – presente all'inaugurazione con Chiara Appendino – e dato in uso a Extraliberi, cooperativa attiva nel carcere cittadino Lorusso e Cotugno (ex Le Vallette) con molteplici attività.

 

Liberamensa. Il ristorante nel carcere di Torino

Come il progetto Liberamensa, avviato nel 2005 su iniziativa di Ecosol per assolvere ai pasti dei detenuti. Col tempo l'attività si è professionalizzata, ampliando spazi, competenze e posti di lavoro a disposizione (oggi più di 30). E così dopo i catering e la gastronomia  su ordinazione, ora è arrivato il ristorante, che ha debuttato all'ultimo Salone del Gusto prima di inaugurare lo scorso 21 ottobre all'interno del carcere delle Vallette. In cucina, come in sala, lavorano detenuti formati allo scopo, gli spazi sono stati riqualificati e valorizzati con elementi di design da Andrea Marcante e Adelaide Testa; in menu (degustazione) tanti prodotti realizzati in carcere, dal pane con lievito madre alla pasta fresca, ai dolci. Ma anche le materie prime del territorio e le produzioni di altre realtà carcerarie. A pranzo il ristorante sarà aperto solo per gli interni, la sera invece (per ora solo venerdì e sabato) si attendono le prenotazioni dei clienti: 30 euro bevande escluse per gustare un percorso che spazia dalla battuta di fassone a coltello con maionese alla senape e sedano bianco al flan di zucca con fonduta di Castelmagno, agli agnolotti con pesto di salvia selvatica e riduzione di Barbera.

 

Freedhome, la bottega | Torino | via Milano 2c | www.myfreedhome.it

Liberamensa | Torino | Carcere Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta, 35 | venerdì e sabato, alle 20 | tel. 345 8784980, prenotazione obbligatoria | www.liberamensa.org

 

a cura di Livia Montagnoli

 

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