2 Nov 2016 / 10:11

A scuola di cucina economica alla Città del gusto di Torino. Per le donne del Banco Alimentare

Città del gusto di Torino e Banco Alimentare insieme per una giornata all’insegna della “leggerezza” che manca sulla tavola di tante famiglie in difficoltà economica. E allora si torna in cucina con un nuovo approccio, e le ricette dello chef vengono incontro alle esigenze di ognuno: semplici, veloci, economiche, buone. L’esperienza di 26 donne come tante. 

A scuola di cucina economica alla Città del gusto di Torino. Per le donne del Banco Alimentare

Città del gusto di Torino e Banco Alimentare insieme per una giornata all’insegna della “leggerezza” che manca sulla tavola di tante famiglie in difficoltà economica. E allora si torna in cucina con un nuovo approccio, e le ricette dello chef vengono incontro alle esigenze di ognuno: semplici, veloci, economiche, buone. L’esperienza di 26 donne come tante. 

Il Banco Alimentare in Piemonte

Città del Gusto di Torino e Banco Alimentare insieme per un corso davvero speciale, che ha visto protagoniste 26 donne italiane e straniere. Fin qui niente di strano, si dirà. Ma quelle 26 donne sono donne che vivono situazioni personali spesso complicate, e si trovano in difficoltà economiche, senza lavoro o con lavori precari. E vengono aiutate concretamente dal Banco Alimentare.

Qui è il caso di fare una premessa e riportare i dati che il Banco Alimentare per il Piemonte ha presentato qualche giorno fa. Ovvero, aumento del 27% del volume del cibo raccolto rispetto al 2015, pari a 6.460 tonnellate e donato alle strutture caritative, di cui beneficiano 113.500 persone in Piemonte: in concretouna forte necessità di beni primari. Perché puravendo distribuito oltre un quarto di alimenti in più, la percentuale di persone assistite rispetto al numero di persone in povertà assoluta nella regione è sceso dal 48,7% del 2014 al 38,3% del 2015. C’è sempre più richiesta insomma, non si riesce a star dietro a tutto e a tutti: come ha dichiarato Salvatore Collarino, Presidente del Banco Alimentare del Piemonte “constatiamo una continua crescita delle richieste di nuovi piemontesi poveri”.

Infatti i dati della povertà assoluta nel Nord Italia sono aumentati da 5,7% del 2014 al 6.7% nel 2015 e più recenti studi della Caritas non sembrano invertire la tendenza. E per chi ha fame ilBAP vuol dire un pasto caldo e un pacco scorta. Chi ha visto – e va visto – l’ultimo film/denuncia di Ken Loach, Io,Daniel Blake può avere un’idea del problema, e la realtà , con le code davanti alle mense dei poveri, supera di gran lunga l’immaginazione.

Dai dati forniti dal Banco, si evidenzia anche un sostanziale allineamento del rapporto tra indigenti italiani e stranieri, ed emerge una grande percentuale di giovani con bambini piccoli: il 12% di chi ha bisogno, ha figli sotto i 5 anni.

A scuola di cucina… Con semplicità

È proprio per loro che è nata la bella idea della collaborazione con la Città del Gusto di Torino. La direttrice del BAP Vilma Soncin ha rilevato come oggi molte giovani madri non hanno più la dimestichezza delle loro mamme o nonne nel preparare piatti semplici, nutrienti e gustosi con le proprie mani, magari spendendo poco. La responsabile della Città del Gusto, Alessandra Monda, ha immaginato così su misura per 26 donne con bambini il primo corso in cui s’impara a cucinare un piatto per la cena e una merenda per i bambini in semplicità, ma con un tocco da chef. Lo chef in questione è il giovane chef lucano della Città del Gusto Antonio Labriola, che si autodefinisce “uno psicologo con la testa in cucina” e che ha proposto un paio di ricette facili ed economiche, un risotto con la barbabietola, il lime e le mele granny smith e un dolce al cioccolato con panna e lamponi.

Ma al di là del valore didattico dell’evento - Labriola è stato prodigo di consigli e piccoli segreti di cucina - è stata la partecipazione entusiasta delle donne il dato più significativo. Per un paio d’ore, hanno in qualche modo dimenticato i problemi e si sono dedicate a un’attività piacevole e divertente.

 

Paese che vai, cucina che trovi

Un modo anche per confrontare abitudini gastronomiche dal mondo: c’erano le ragazze africane che il riso lo preparano in modo del tutto diverso, la giovanissima Mazda, marocchina, che sogna di fare la pasticcera (ha studiato all’alberghiero e ha già fatto uno stage in Sicilia, anche se i suoi non erano d’accordo, dimostrando una bella determinazione). C’era Silvana, che arriva dalla Serbia e lavora di notte a preparare cornetti, e Marly, boliviana da anni a Torino, che fa piccoli lavori da domestica, Maria, nata in Perù, e poi rumene, moldave, italiane… Qualcuna aveva portato i bambini, tutti piccoli (Dario, rumeno assai vivace, si è acquietato solo con una doppia razione di “fabbrica di cioccolato”) che hanno piacevolmente stravolto la tranquillità della sede la Città del Gusto. Tante storie diverse, a volte anche molto pesanti, ma la condivisione ha reso tutti più “leggeri”. Il commento di una delle partecipanti riassume lo spirito del corso “è bello, tutte sorridono”. E tutte vorrebbero rifare l’esperienza.

Il format è semplice, riproducibile ovunque, senza problemi, costa poco e “rende” molto: pensiamoci.

 

a cura di Rosalba Graglia

 

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