10 Gen 2017 / 16:01

2016, anno record per le esportazioni di prodotti agroalimentari

38 miliardi di euro è la quota registrata dall'export agroalimentare italiano nel corso del 2016, un dato che segna un record storico per il Paese e una crescita del 3%. Tutti i dati Istat.

2016, anno record per le esportazioni di prodotti agroalimentari

38 miliardi di euro è la quota registrata dall'export agroalimentare italiano nel corso del 2016, un dato che segna un record storico per il Paese e una crescita del 3%. Tutti i dati Istat.

2016: l'anno dell'export agroalimentare

Il prodotto alimentare più acquistato all'estero? Il vino. Seguito da ortaggi, latticini e olio extravergine di oliva. L'agroalimentare italiano è da sempre uno dei settori più in fermento del nostro Paese, il cui export è in costante crescita. E nel 2016 i prodotti agricoli hanno segnato un record nella storia delle esportazioni: si è arrivati infatti a una quota di 38 miliardi di euro, dato memorabile per l'Italia, che evidenzia una crescita del 3%. Sono i paesi dell'Unione Europea i fautori principali di questo traguardo, ma il made in Italy continua a spopolare anche su tutti gli altri mercati principali, dal Nord America all'Asia, fino all'Oceania. Unico Paese che ancora soffre gli effetti dell'embargo è la Russia, dove l'export tricolore sembra non essere destinato a crescere.

I dati

Tra i principali settori dell'export tricolore, il prodotto più acquistato all'estero si conferma il vino per un valore di 5,6 miliardi e una crescita del 3%”, stima la Coldiretti. Ci sono poi i prodotti ortofrutticoli, i formaggi, l'olio e anche i salumi. “Analizzando le performance dei prodotti nei singoli Stati”, prosegue la Coldiretti, “si scoprono aspetti sorprendenti, a partire dal successo del vino in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%)”. E nella patria dello Champagne, “lo spumante tricolore fa addirittura segnare un incremento in doppia cifra”, pari al 57%. Trionfa anche la pasta, simbolo della cucina italiana per antonomasia, che registra una crescita del 16% solo in Cina (e negli ultimi giorni ha conquistato, dall'altro parte del mondo, le pagine del New York Times, che dà spazio alle realtà ambasciatrici della pasta di solo grano made in Italy). La birra tricolore, invece vede come principali acquirenti la Germania (+6%), la Svezia (+7%), la Gran Bretagna (+3%) e, inaspettatamente, anche l'Irlanda, patria della Guinness, con un incremento del 31%.

Gli ostacoli: contraffazione e agropirateria

Dati positivi dunque che, come ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sono significativi “delle grandi potenzialità dell’agroalimentare italiano, che traina la ripresa dell’intero made in Italy”. E aggiunge: “L'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una più efficace tutela nei confronti della 'agropirateria' internazionale”, ovvero la contraffazione dei prodotti che, attualmente,“fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”. Un problema da risolvere o quantomeno da arginare il prima possibile se si vuole continuare su questa linea di crescita e sviluppo esponenziale. Infatti, al momento all'estero, “sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre”, un numero che deve far riflettere e spingere gli addetti ai lavori a prendere provvedimenti più rigidi contro le contraffazioni.

a cura di Michela Becchi

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