23 Mar 2017 / 18:03

Urban Food Planning, un nuovo modello di organizzazione dei territori

Un progetto innovativo che punta a valorizzare e tutelare i Comuni a vocazione enogastronomica e creare un nuovo assetto delle funzioni paesaggistiche, economiche, sociali e ambientali di un territorio. Sempre in chiave ecosostenibile.

Urban Food Planning, un nuovo modello di organizzazione dei territori

Un progetto innovativo che punta a valorizzare e tutelare i Comuni a vocazione enogastronomica e creare un nuovo assetto delle funzioni paesaggistiche, economiche, sociali e ambientali di un territorio. Sempre in chiave ecosostenibile.

Il progetto

Un sistema diverso pensato per riorganizzare le città e i territorio a vocazione enogastronomica: è l'Urban Food Planning ed è il nuovo modello di pianificazione dei terreni, progetto fortemente voluto dalle Città del Vino, associazione nata nel 1987 per promuovere i prodotti enogastronomici attraverso una serie di iniziative mirate e volte a valorizzare il legame con il territorio. Un programma pensato come evoluzione naturale dei Piani Regolatori del Vino, e che pone l'agricoltura al centro del futuro dei territori abitati. L'Urban Food Planning si presenta come la nuova frontiera di sviluppo sostenibile che pone questioni di diverso carattere, abbracciando più temi, da quello della democrazia alimentare a quello dei disturbi legati al cibo come diabete e obesità, dai costi occulti per il sistema sanitario alla biodiversità. Un piano di sviluppo e organizzazione che punta, dunque, a coniugare educazione ambientale e alimentare, basato su un modello già collaudato all'estero, in particolare in Nord America, a Toronto, e Bristol in Inghilterra, che ha adottato questo sistema nel 2011.

Obiettivi e confronto con l'estero

E ora, è tempo anche per il Belpaese di muovere i primi passi verso il concetto di urbanistica e gestione ambientale. “Col nuovo approccio il cibo e l'agricoltura divengono elementi centrali di una città o di una rete di Comuni e territori”, ha affermato DavideMarino, professore di Economia del Gusto all'Università del Molise e curatore dell'intero progetto. L'obiettivo? Creare “un nuovo assetto delle funzioni paesaggistiche, economiche, sociali, ambientali, culturali e logistiche”. A cominciare da tre grandi città, Milano, Parma e Torino, dove si sta sperimentando la food policy, “che qualifica il livello del cibo e delle mense” e soprattutto comprende una “pianificazione attorno al cibo intesa come estensione dei piani regolatori”. Attualmente, l'associazione Città del Vino sta promuovendo questo innovativo strumento di programmazione urbanistica e rurale in 407 Comuni italiani – cifra destinata a crescere – per seguire l'esempio dei colleghi stranieri, da tempo molto attivi su questo fronte.

In Canada per esempio, la città di Calgary ha istituito un organo pubblico, il Calgary Food Committee, che ha il compito di promuovere l’accessibilità fisica, economica e sociale a un cibo sano e nutriente, la sicurezza nelle forniture di cibo non soggetto a fluttuazioni dei prezzi o a emergenze naturali, un sistema alimentare che favorisca lo sviluppo della comunità, la sostenibilità ambientale delle produzioni alimentari della regione dell’Alberta e, non ultimo, le opportunità economiche inclusive e sostenibili. Sempre in Canada, Toronto ha promosso GrowTo Urban Agriculture Action Plan, piano d'azione il cui obiettivo è quello di riunire gli stakeholder coinvolti nell’agricoltura urbana della città, proporre soluzioni di sostegno da parte dell’amministrazione, individuare opportunità di sviluppo socio-economico e soluzioni politiche e azioni sul campo per lo sviluppo di forme di agricoltura urbana e peri-urbana. Nella cittadina inglese di Bristol invece c'è il Food Policy Council dal marzo 2011, inaugurato durante la Bristol Food Conference. La nascita di questa politica è stata fortemente auspicata a seguito delle raccomandazioni contenute nel rapporto Who Feeds Bristol, un documento che analizza lo stato del sistema alimentare urbano attraverso un approccio olistico che ne evidenzia punti di forza e vulnerabilità, suggerendo una serie di azioni politiche. Il Consiglio rappresenta diverse organizzazioni con competenze ed esperienze nei settori della produzione alimentare locale, della trasformazione, della distribuzione e della vendita al dettaglio, così come della politica alimentare.

a cura di Michela Becchi

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