5 Apr 2017 / 14:04

World's 50 Best Restaurants 2017. Vince Eleven Madison Park, Bottura perde lo scettro. Soddisfazione Romito

Dal Royal Exhibition Building di Melbourne la cerimonia di premiazione dei migliori 50 ristoranti nel mondo. Per l'Italia un quartetto nell'Olimpo, ma Massimo Bottura perde lo scettro. Bene gli altri italiani, che salgono: Enrico Crippa, Massimiliano Alajmo e, per la prima volta, Niko Romito, che entra al 43. 

World's 50 Best Restaurants 2017. Vince Eleven Madison Park, Bottura perde lo scettro. Soddisfazione Romito

Dal Royal Exhibition Building di Melbourne la cerimonia di premiazione dei migliori 50 ristoranti nel mondo. Per l'Italia un quartetto nell'Olimpo, ma Massimo Bottura perde lo scettro. Bene gli altri italiani, che salgono: Enrico Crippa, Massimiliano Alajmo e, per la prima volta, Niko Romito, che entra al 43. 

Da New York a Melbourne il passo è breve. Almeno quando ti chiami World's 50 Best Restaurants. E così, un anno dopo il Cipriani Wall Street, il gotha della ristorazione internazionale si trasferisce in Australia per celebrare una nuova classifica nel segno del genio gastronomico, che nel 2016 ha visto trionfare il nostro Massimo Bottura. E con lui la cucina italiana. Da tempo la lista dei 50 partorita nel 2002 dalla rivista inglese Restaurant Magazine, e stilata sotto l'egida di vari sponsor tra cui Diners e ovviamente San Pellegrino con il contributo di una giuria di 837 esperti del settore di tutto il mondo, è in grado di ridisegnare gli equilibri dell'alta cucina globale, premiando di fatto non tanto la qualità e il talento intrinseci quanto l'autorevolezza internazionale raggiunta dagli chef ammessi tra i migliori. Se questo sia un limite o semplicemente una peculiarità della classifica più mediatica dell'universo gastronomico non spetta a noi dirlo, anche perché facciamo classifiche anche noi con un approccio però totalmente diverso.
Di fatto anche Melbourne negli ultimi giorni si è fatta contagiare dall'entusiasmo per l'arrivo dell'esercito di chef che fino a qualche minuto fa, nella prima serata australiana, ha onorato la cerimonia del Royal Exhibition Building ai Carlton Gardens. La più attesa, la quindicesima nella storia del premio - e per il 27 giugno William Drew annuncia una grande festa a Barcellona con i vincitori di tutte le edizioni - dopo le anticipazioni che negli ultimi mesi (anche l'annuncio cadenzato fa parte di una riuscita strategia di comunicazione, che mantiene sempre alto l'hype) avevano portato all'attenzione nell'ordine il riconoscimento per la miglior chef donna del 2017 – la slovena Ana Ros, che sul palco parla di planning intelligente, rete virtuosa di produttori, donne che lavorano nella ristorazione, “tutto è possibile, e questo è il miglior messaggio che posso trasmettere” – il premio alla carriera per Heston Blumenthal, il One to Watch Award (il ristorante da tenere d'occhio) assegnato al catalano Disfrutar, e, solo qualche giorno fa, la parte bassa della classifica, i primi esclusi dai 50, con le posizioni dalla 51 alla 100 (con per l'Italia vede Davide Scabin al 59).

 

La cerimonia. Il podio, Bottura perde lo scettro

E così, mentre la città seguiva la cerimonia degli Oscar della ristorazione sui maxi schermi allestiti in Federation Square, la platea in sala (poco meno di mille persone) accompagnava trepidante il count down, fino al primo gradino del podio (prima però la sfilata sul tappeto rosso di rito, con l'omaggio del quartetto italiano al fotografo torinese Bob Noto, recentemente scomparso). Ed eccolo il terzetto di testa, in ordine crescente: El Celler de Can Roca, Osteria Francescana, Eleven Madison Park. Con Daniel Humm e Will Guidara che scippano nella geopolitica globale, dopo solo un anno, lo scettro a Massimo Bottura. Ma la delusione per lo chef modenese è compensata da risultati buoni o buonissimi degli altri italiani: Enrico Crippa sale al 15 rosicchiando due posizioni, i fratelli Alajmo al numero 29 (dieci posti avanti rispetto al 39 dell'anno scorso). Gran bel salto per Niko Romito, che esordisce nei 50 al numero 43 con il suo Reale. Nel 2016 era all'84. Finalmente un bel riconoscimento internazionale per uno degli chef più talentuosi della ristorazione italiana e per uno dei luoghi di ristorazione più straordinari al mondo.
Soddisfazione generale, certo, ma sempre misurata dalla costatazione che l'Italia pesa, nei 50, neppure il 10%. 

 

Chi sale, chi scende, chi entra

Buona annata per il messicano Enrique Olvera, che sale con Pujol, dal 25 al 20, ma soprattutto esordisce con l'insegna newyorkese Cosme. E alle porte di New York festeggia anche Dan Barber, che fa registrare la scalata più alta con Blue Hill at Stone Burns, che lambisce la top ten passando dal 48 all'11. Chi entra tra i migliori dieci è la cucina nikkei di Maido, dal Perù (da 13 all'8), ma soprattutto Gaggan Anand, migliore dell'Asia e ora al numero 7 (nel 2016 era al 23). Mentre Alain Ducasse ritorna ai piani alti con Plaza Athenee, entrando al numero 13 (ma in generale l'annata sembra positiva per tutta la ristorazione francese, con il Pavillon Ledoyen di Yannick Allenò che si piazza al numero 31). Tra le new entry anche l'australiano Brae e l'argentino Tegui. Scendono pur restando nei 50 Quintonil, The Ledbury, Boragò, Alinea, D.O.M., Narisawa (che esce dalla top ten).

 

Gli altri premi speciali

Tra una posizione e l'altra, ecco i premi speciali svelati nella notte di Melbourne: Miglior pastry chef è il francese Dominique Ansel, ma anche il premio per la sostenibilità finisce in Francia, a Parigi, tra le mura di Septime (che dal 50 passa al 35). Mentre il preferito dagli chef è il peruviano Virgilio Martinez. E il premio per l'arte dell'ospitalità va a El Celler de Can Roca.

 

La classifica dei 50

1 Eleven Madison Park, New York, Stati Uniti

2 Osteria Francescana, Modena, Italia

3 El Celler de Can Roca, Girona, Spagna

4 Mirazur, Mentone, Francia

5 Central, Lima, Perù

6 Asador Etxebarri, Axpe, Spagna

7 Gaggan, Bangkok, Thailandia

8 Maido, Lima, Perù

9 Mugaritz, San Sebastian, Spagna

10 Steirereck, Vienna, Austria

11 Blue Hill at Stone Burns, Pocantico Hills, Stati Uniti

12 Arpege, Parigi, Francia

13 Alain Ducasse a Plaza Athenee, Parigi, Francia

14 Restaurant Andrè, Singapore

15 Piazza Duomo, Alba, Italia

16 D.O.M., San Paolo, Brasile

17 Le Bernardin, New York, Stati Uniti

18 Narisawa, Tokyo, Giappone

19 Geranium, Copenaghen, Danimarca

20 Pujol, Città del Messico, Messico

21 Alinea, Chicago, Stati Uniti

22 Quintonil, Città del Messico, Messico

23 White Rabbit, Mosca, Russia

24 Amber, Hong Kong, Cina

25 Tickets, Barcellona, Spagna

26 The Clove Club, Londra, Inghilterra

27 The Ledbury, Londra, Inghilterra

28 Nahm, Bangkok, Thailandia

29 Le Calandre, Rubano, Italia

30 Arzak, San Sebastian, Spagna

31 Pavillon Ledoyen, Parigi, Francia

32 Attica, Melbourne, Australia

33 Astrid e Gaston, Lima, Perù

34 De Librije, Zwolle, Olanda

35 Septime, Parigi, Francia

36 Dinner by Heston Blumenthal, Londra, Inghilterra

37 Saison, San Francisco, Stati Uniti

38 Azurmendi, Larrabetzu, Spagna

39 Relae, Copenaghen, Danimarca

40 Cosme, New York, Stati Uniti

41 Ultraviolet by Paul Pairet, Shangai, Cina

42 Borago, Santiago del Cile, Cile

43 Reale, Castel di Sangro, Italia

44 Brae, Birregurra, Australia

45 Den, Tokyo, Giappone

46 L'Astrance, Parigi, Francia

47 Vendome, Bergisch Gladbad, Germania

48 Restaurant Tim Raue, Berlino, Germania

49 Tegui, Buenos Aires, Argentina

50 Hof Van Cleve, Kruishoutem, Belgio

 

a cura di Livia Montagnoli

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