21 Apr 2017 / 16:04

Pasta 1908. Un nuovo progetto di reinserimento sociale dal carcere di Sondrio. Dedicato al gluten free

Dal formaggio alla pasta, dalla pasticceria ai prodotti da forno, le specialità realizzate nelle carceri della Penisola aumentano sempre di più, così come il senso di solidarietà che spinge le associazioni di sostegno a realizzare progetti nuovi per il reinserimento sociale dei detenuti. L'ultimo è nato a Sondrio, con lo chef Marcello Ferrarini.

Pastificio 1908, pasta gluten free

Dal formaggio alla pasta, dalla pasticceria ai prodotti da forno, le specialità realizzate nelle carceri della Penisola aumentano sempre di più, così come il senso di solidarietà che spinge le associazioni di sostegno a realizzare progetti nuovi per il reinserimento sociale dei detenuti. L'ultimo è nato a Sondrio, con lo chef Marcello Ferrarini.

Il reinserimento sociale

Riabilitare i giovani detenuti, aiutandoli a valorizzare il tempo trascorso in carcere. E guardare al futuro arricchiti di una nuova professionalità. Sono questi gli obiettivi dei progetti di reinserimento sociale che negli ultimi anni hanno preso vita nel BelPaese. Perché il mondo del cibo e della tavola è sinonimo di convivialità per antonomasia ed è proprio sul senso di collettività e solidarietà che si basano le diverse iniziative sociali che coinvolgono i detenuti. In principio fu la Pasticceria Giotto dal Carcere di Padova, un caso così celebre che non necessita di introduzioni e che, per primo, ha dato voce ai detenuti, e poi Buoni Dentro, progetto di panificazione nato all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni C. Beccaria di Milano, o ancora Cibo Agricolo Libero, iniziativa di Vincenzo Mancino, titolare del ristorante Proloco DOL di Roma, che ha trasformato la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia in un caseificio. E molti altri progetti e manifestazioni affini.

 

Il pastificio

L'ultimo nato si chiama 1908, in onore dell'anno di fondazione della casa circondariale della Valtellina. Si tratta di una nuova pasta gluten free, prodotta nel laboratorio all'interno del carcere di Sondrio, una vecchia autorimessa trasformata in un luogo di lavoro con macchine professionali ultimo modello. A ideare il progetto, Stefania Mussio, direttrice del carcere, con il contributo di Provincia, Provveditorato di Milano e associazioni locali: “Ho voluto creare uno spazio dove i ragazzi potessero imparare un lavoro spendibile nel territorio, una zona turistica di eccellenza anche gastronomica”. L'aula, trasformata poi in pastificio, era stata inizialmente adibita come sala informatica, ma “il lavoro al computer mi sembrava lungo da imparare, e qui le condanne sono brevi, e anche complicato per molti stranieri che conoscono poco l'italiano”. E così l'idea della pasta, “la soluzione giusta per creare lavoro e quindi reinserimento sociale, unico deterrente alla recidiva”. 35 detenuti fra giovani, italiani e stranieri, già condannati con pena definitiva al di sotto dei tre anni: sono questi i nuovi artigiani del gusto senza glutine made in Italy.

 

La vendita

Un'iniziativa nata dal lavoro corale di più realtà, dalla cooperativa sociale L'ippogrifo, da 25 anni attiva nella casa circondariale, all'Associazione italiana celiachia, dallo chef Marcello Ferrarini, celiaco e noto volto televisivo di Gambero Rosso Channel, alla grafica Antonella Trevisan, che ha disegnato logo e confezioni della pasta. La campagna pubblicitaria è stata invece affidata al fotografo Mario Finotti, che ha curato le immagine per il depliant informativo. 60mila euro l’investimento per i macchinari, per produrre due tipologie di pasta secca più altre tre di pasta fresca all'uovo. “Abbiamo scelto un'attrezzatura in grado di produrre senza nessun additivo chimico, perciò usiamo solo farine di mais e riso”, spiega Alberto Fabani de L'ippogrifo, e continua: “Abbiamo cominciato a lavorare e riforniamo i negozi della zona di Sondrio, ma vogliamo allargarci, perché il mercato dei prodotti senza glutine è in crescita, ma non nella grande distribuzione. Noi siamo un prodotto artigianale e tale vogliamo rimanere”.

 

a cura di Michela Becchi

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