14 Mag 2017 / 13:05

A cena con il tuo vicino musulmano, l’iniziativa dell’ex concorrente di Masterchef USA

Metti una sera a cena un musulmano, un ebreo e un cristiano. Quello che sembra l’inizio di una barzelletta è invece un’iniziativa che sta riscuotendo successo nel cuore di Seattle. Lei si chiama Amanda Saab, è un’ex concorrente di Masterchef che ha deciso di invitare a cena perfetti sconosciuti per raccontare la cultura e la vita di un musulmano americano attraverso il cibo.

Le cene di Amanda Saab a Seattle

Metti una sera a cena un musulmano, un ebreo e un cristiano. Quello che sembra l’inizio di una barzelletta è invece un’iniziativa che sta riscuotendo successo nel cuore di Seattle. Lei si chiama Amanda Saab, è un’ex concorrente di Masterchef che ha deciso di invitare a cena perfetti sconosciuti per raccontare la cultura e la vita di un musulmano americano attraverso il cibo.

“A cena con il tuo vicino musulmano”

È proprio così che si chiama l’iniziativa: “Dinner with your muslim neighbor”. È l’idea di Amanda Saab, cuoca-blogger ed ex concorrente di Masterchef USA, che attualmente vive e lavora a Seattle.“Una volta in un alimentari ho pagato 295 dollari. Quando la commessa mi ha chiesto perché facessi quel volume di spesa le ho risposto che era per una cena. E poi l’ho invitata a venire”. Perché è proprio questo l’obiettivo di Amanda, invitare dei perfetti sconosciuti a cena e raccontare loro attraverso il cibo la vita, le regole, le credenze e le aspirazioni di una “musulmana americana qualunque”.

 

L’esperienza di Masterchef e i pregiudizi anti Islam

Non avevo mai subito discriminazioni per la mia abitudine di portare l’hijab” racconta Amanda al Washington Post.“Durante Masterchef in molti mi avevano scritto per congratularsi della mia partecipazione, erano contenti che una musulmana velata potesse essere rappresentata in tv”. Lei, che viene da Detroit - una delle città americane con il maggior numero di abitanti con fede islamica - ha capito quanta confusione ci fosse intorno alla figura delle donne musulmane solo dopo la trasmissione. “Hanno iniziato a scrivermi chiedendomi se per partecipare avessi avuto bisogno del permesso di mio marito Hussain, o se il mio velo fosse frutto di una costrizione. Allora ho capito che dovevo fare la mia parte per spazzare via questi inutili stereotipi”.

 

Le elezioni del 2016 e l’idea delle cene con gli sconosciuti

Le elezioni per la presidenza che si sono svolte a fine 2016 hanno cambiato molte cose negli Stati Uniti: per la prima volta Amanda ha sentito il velo come un simbolo chiaro delle sue scelte e quanto queste scelte fossero osteggiate dagli abitanti della sua stessa città.Così Amanda organizza, un po’ per gioco, la sua prima cena: un fatto insolito per Seattle, ambiente urbano in cui è difficile fare nuove amicizie, tanto che i suoi abitanti hanno coniato anche un modo di dire per descrivere questa “distanza” fra i cittadini, il Seattle Freeze.

 

Amanda Saab nella sua cucina

 

A tavola ci sono lei e il marito, due invitati di origine e fede ebraica e altre due persone che avevano partecipato alla veglia dopo l’attentato alla discoteca Pulse di Orlando (avvenuto nella notte tra l'11 e il 12 giugno 2016).“Era Pasqua e dovevo informarmi sulle regole della cucina ebraica in un periodo così importante per loro. Così sono andata a fare compere nei pressi delle abitazioni dei miei invitati, chiedendo direttamente ai negozianti di spiegarmi le regole per cucinare”. Com’è andata quella prima cena? “È stata un vero successo: abbiamo spiegato i piatti e come sono stati cucinati, ci siamo raccontati storie legate a quelle pietanze, abbiamo chiarito parti delle nostre vite incomprensibili l’una all’altro, ci siamo anche commossi”. Dopo le entusiaste recensioni dei primi invitati, il successo delle cene è stato garantito, tanto che Amanda e Hussain ormai ne organizzano una a settimana.

Non è ancora chiaro se l’iniziativa si trasformerà in lavoro, dato anche l’esborso dovuto per ogni appuntamento. “Le cene stanno diventando sempre più numerose e pensavamo di fondare un’associazione e mettere a punto un kit di regole per far sì che ognuno, nel mondo, a qualunque fede appartenga, possa creare eventi del genere. Il cibo e le storie legate ad esso sono uno strumento molto potente di mediazione culturale: basta sfruttare questo punto di forza con intelligenza”.

 

www.amandasplate.com

www.washingtonpost.com/lifestyle/food/a-muslim-cook-wanted-to-stop-the-hate-so-she-started-inviting-strangers-to-dinner/2017/05/05/370b96ca-30f2-11e7-9534-00e4656c22aa_story.html?utm_term=.da6ffc6942fd

 

a cura di Francesca Fiore

 

 

 

 

 

 

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