25 Lug 2017 / 10:07

Yamamay si butta sulla ristorazione. YamaCaffè apre a Milano

Anche il gruppo campano specializzato nell'intimo femminile sceglie di investire nel mondo della ristorazione, e ci prova con un format già testato nella sede strategica di Gallarate. YamaCaffè esordirà a Milano, entro la fine dell'anno, in un grande spazio a piazza Cordusio, proprio dove sorgerà il primo Starbucks d'Italia. 

la vetrina di yamamay

Anche il gruppo campano specializzato nell'intimo femminile sceglie di investire nel mondo della ristorazione, e ci prova con un format già testato nella sede strategica di Gallarate. YamaCaffè esordirà a Milano, entro la fine dell'anno, in un grande spazio a piazza Cordusio, proprio dove sorgerà il primo Starbucks d'Italia. 

Alla fine del 2016, in Corso Buenos Aires 42, Yamamay inaugurava il più grande dei suoi store, 500 metri quadri in una delle direttrici più trafficate dello shopping milanese. Il brand napoletano dell'intimo, nel pacchetto della Holding Pianoforte di proprietà delle famiglie Cimmino e Carlino, è cresciuto in modo esponenziale (esordio nel 2001, insieme al brand gemello Carpisa, oggi fattura 300 milioni di euro, ed è la seconda azienda italiana per intimo), e conta punti vendita in tutta Italia, oltre agli store aperti recentemente all'estero, in Spagna, Francia, Russia, Medio Oriente, prossimamente in Sud America con un partner locale. Cosa c'entra questo con gli ultimi movimenti della scena gastronomica meneghina? La risposta è quella che Luigi Cimmino - presidente del gruppo, 73 anni e idee ben chiare sugli obiettivi da centrare in futuro – fornisce al Corriere della Sera riflettendo sui prossimi step di un'espansione che mira non solo a moltiplicare i presidi in ambito internazionale, ma soprattutto a interpretare le nuove esigenze del consumatore. Nello specifico la soluzione sembra arrivare dalla diversificazione delle attività, alla ricerca di nuovi prodotti, servizi e competenze da sviluppare. E allora perché non provarci con il cibo? Di casi analoghi se ne rintracciano qui e là nel mondo della moda dei grandi marchi (si veda il caso Diesel, sempre a Milano), oltre agli investimenti profusi dalle storiche maison in un settore che assicura una vetrina di sicura presa su un pubblico eterogeneo (e qui pensiamo alla Pasticceria Marchesi del gruppo Prada, o a Cova di Lvmh).

 

YamaCaffè davanti a Starbucks

Per Yamamay, invece, si tratta di un esordio (quasi) assoluto nel settore food&beverage, e il battesimo di fuoco dovrebbe arrivare entro la fine del 2017 proprio in quella piazza Cordusio che la prossima primavera saluterà l'apertura del primo Starbucks. Un dettaglio da non trascurare, visto che l'intenzione di Barbara Cimmino, figlia di Luigi alla guida della sede strategica della holding a Gallarate, è quella di sviluppare il format ribattezzato YamaCaffè, già testato proprio nella sede operativa di Gallarate, come mensa e spazio di incontro per i dipendenti. A Milano, invece, il Caffè di Yamamay prenderebbe una direzione nuova, configurandosi come lounge food dedicata principalmente ad aperitivo e cena, con ingresso indipendente rispetto al grande store – stavolta si parla di 1000 metri quadri, nello stesso blocco che il gruppo americano Hines sta ristrutturando, dove sorgerà il primo store italiano di Uniqlo – dedicato a biancheria e arredo per la casa, YamaHome (e anche questo è un esordio). Il locale, sviluppato su 500 metri quadri tra caffetteria e ristorante, prenderà il posto di una piadineria, e l'offerta gastronomica sarà sviluppata in partnership con nomi del settore: diverse le proposte sul piatto, ma l'intenzione di Yamamay è quella di fare riferimento a partner campani, e mantenere comunque il controllo di un format sviluppato interamente all'interno del gruppo, da replicare in seguito in altre città. Se tutto andrà come previsto, dunque, tra meno di un anno, milanesi e turisti a passeggio a pochi metri dal Duomo si troveranno davanti all'alternativa di due grandi caffetterie, l'uno di fronte all'altra. Certo, la sfida di Yamamay è davvero azzardata, considerando che il dirimpettaio si chiama Starbucks.  

 

a cura di Livia Montagnoli

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