18 Gen 2018 / 17:01

Cresce lo shopping online di Alibaba. La prossima mossa? Esportare la pizza italiana in Cina

Poche presentazioni per Alibaba, il colosso dell'e-commerce cinese che ha fatto (anche) del cibo uno dei suoi punti di forza. I nuovi progetti, e un'analisi dei numeri e delle potenzialità del mercato cinese per l'Italia.

Cresce lo shopping online di Alibaba. La prossima mossa? Esportare la pizza italiana in Cina

Poche presentazioni per Alibaba, il colosso dell'e-commerce cinese che ha fatto (anche) del cibo uno dei suoi punti di forza. I nuovi progetti, e un'analisi dei numeri e delle potenzialità del mercato cinese per l'Italia.

I numeri di Alibaba

Giusto per capire di cosa stiamo parlando: un fatturato annuo di circa 500 miliardi di dollari, un gruppo che conta 10 milioni di aziende e propone circa 1 miliardo di prodotti a 400 milioni di clienti in Cina. Fondata nel '99 a Hangzhou da Jack Ma, ex insegnante di inglese che riuscì a raccogliere 80mila dollari per creare un sito di e-commerce, e in Borsa a New York dal 2014, con un valore attuale di circa 470 miliardi di dollari, Alibaba è la piattaforma dell'online shopping per eccellenza a livello internazionale. Un colosso che tra alimentazione, moda e design, oggi dà spazio a 190 imprese italiane.

Le potenzialità del mercato cinese

A rappresentare l'Europa del Sud per il gruppo cinese, Rodrigo Cipirani Foresio, managing director che trascorre in Cina circa una settimana al mese. “Alibaba rappresenta una grande opportunità per il mercato italiano: in Cina abbiamo 488 milioni di utenti, tutti potenziali clienti”, spiega, “200 milioni dei quali ogni giorno passano venti minuti sull'app dedicata all'e-commerce”. Alcuni si limitano a curiosare, “ma poi se qualcosa piace, la comprano”. Ma di che cifre stiamo parlando?“Ogni giorno attraverso le nostre piattaforme vengono scambiati 1 miliardo e mezzo di prodotti”.

I prodotti più venduti

Un mercato, quello cinese, che Foresio non poteva immaginare essere“così promettente”. E una società, quella orientale, “che per certi versi somiglia alla nostra: i cinesi tengono molto alla famiglia e sono grandi commercianti”. Un progetto, dunque, da sviluppare sempre di più, soprattutto considerando i numeri positivi dell'azienda (il fondatore, Jack Ma, è oggi l'uomo più ricco della Cina e il 17esimo al mondo, con un patrimonio di 45,5 miliardi di dollari). Il settore di shopping online più promettente nel mercato cinese? “Quello di cibo per cani e gatti”. Ma il prodotto più venduto è il latte, al punto che “da poco abbiamo anche quello della Centrale del Latte d'Italia”.

Alibaba e il vino

Un gigante di queste dimensioni non poteva ignorare, poi, il mondo del vino. Fra le tante iniziative, infatti, una delle più chiacchierate dagli eno-appassionati è stato il Tmall 9.9 Global Wine & Spirits Festival (che in cinese si pronuncia “Jiu Jiu”, omofono di vino e nove) del settembre 2016, una giornata (replicata nel 2017) che ha trasformato i portatili di Alibaba in una vetrina per la vendita di vino proveniente da ben 50 Paesi da tutto il mondo. Seconda solo alla Francia, la nazione che più di tutte è stata rappresentata durante l'evento è stata proprio l'Italia, con 50 cantine e 500 diverse etichette. La piattaforma Tmall, poi, con oltre 10 milioni di consumatori, soprattutto giovani, è una realtà che ha continuato a esistere anche dopo il festival, inaugurando proprio in Italia il suo primo ufficio per l'Europa, in modo da affiancare gli imprenditori nelle pratiche per approdare sulla piattaforma online cinese.

Le prossime mosse

Ma non finisce qui. Alibaba ha anche una piattaforma online per la prenotazione di viaggi, Fliggy, una realtà “che nel 2016 ha portato in Italia 3 milioni di turisti”. Viaggiatori curiosi alla scoperta del patrimonio artistico e culturale, ma anche delle ricchezze agroalimentari e gastronomiche. “I turisti cinesi scoprono musei e monumenti, ma anche prodotti da comprare”. E soprattutto, “una volta tornati in Cina li cercano online”. La prossima mossa? “Far arrivare la pizza in Cina”, una delle specialità made in Italy per eccellenza, recentemente ancora di più sotto la lente di ingrandimento dei giganti del settore alimentare, dopo il riconoscimento dell'Arte del Pizzaiuolo Napoletano come patrimonio immateriale dell'Unesco dello scorso 7 dicembre.

a cura di Michela Becchi

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